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Se l’estate è calda l’autunno sarà rovente

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di Giuseppe De Tomaso 

Un labirinto. Pier Luigi Bersani tifa per il governo Monti, ma in cuor suo vorrebbe votare al più presto, persino a Ferragosto. Silvio Berlusconi sa che i sondaggi non sorridono al centrodestra, ma non mostra di temere le elezioni anticipate a ottobre 2012. Bersani e Berlusconi sono divisi su tutto, tranne che su due cose: l’appoggio obbligato (tutt’altro entusiastico) al Professore, la paura che il fenomeno Grillo dilaghi fino al punto di diventare maggioritario nel Paese. Tanto vale, ragionano i due leader, affrettare il ritorno alle urne.

Il presidente del Consiglio, sia pure controvoglia, ha dato il suo contributo ad aggravare il mal di pancia dei suoi principali sostenitori. Partito da un indice di gradimento di proporzioni ciclopiche, oggi il premier è applaudito solo da un italiano su tre. E quando un governo comincia a perdere posizioni nella Borsa della popolarità, la corsa a smarcarsi diventa più impetuosa di una valanga dolomitica.

Gli oroscopi su Palazzo Chigi affidano al Consiglio europeo di fine giugno il responso sulla sopravvivenza della squadra montiana. Se l’Europa ritroverà slancio, se l’Italia riuscirà ad ammorbidire la lady di Berlino, se gli eurobond non resteranno solo un richiamo fonetico alle gesta dello 007 cinematografico, Monti potrà continuare il suo lavoro per il risanamento dei conti. In caso contrario, qualcuno (Berlusconi) difficilmente resisterà alla tentazione di staccare la spina al governo in carica.

Il ritrovato attivismo del Cavaliere che, con un paio di mosse, ha rubato la scena al suo scudiero Angelino Alfano, costituisce la prova provata dei rischi che corre l’esecutivo dei tecnici. Inutile dire che, se sarà crisi, la legislatura ricomincerà a ballare, anche se i tempi ristretti, e in particolare la stagione estiva, non congiurano - apparentemente - per la chiamata elettorale nel prossimo autunno. Di sicuro, il presidente della Repubblica farà il possibile e anche l’impossibile per evitare la rottura, e forse ci riuscirà. Ma nel frattempo, Napolitano dovrà trovare qualche dose di gerovital per prolungare l’attività dell’attuale parlamento fino alla scadenza naturale (2013).

Sulla carta ci sarebbe la via d’uscita allo stallo in cui sembra caduto l’esecutivo di Monti: l’ingresso nel governo di tutti i principali leader dei partiti che lo appoggiano. Ma l’avvicinarsi della data elettorale rende questa ipotesi più inverosimile di un’ovazione alla signora Merkel nello stadio di Atene. Come farebbero Pdl e Pd, nella prossima tornata elettorale, a capeggiare schieramenti opposti mentre i loro maggiorenti fanno parte, come ministri, del medesimo governo? Solo una modifica della legge elettorale in senso esclusivamente proporzionale potrebbe favorire il passaggio dalle tattiche «convergenze parallele» (tra Pdl e Pd) nell’odierno Monti-uno alle strategiche «convergenze programmatiche» nell’eventuale Monti-due. Ma nulla autorizza a credere che il Porcellum (il sistema elettorale dei nominati dai capi-partito) abbia i giorni contati, e che la possibile riforma delle regole del gioco abbandoni come uno straccio inservibile il principio del maggioritario. L’impressione più diffusa è che la democrazia del conflitto sia tutt’altro che moribonda, e che anche la futura rappresentanza parlamentare verrà selezionata e votata su blocchi contrapposti. Ergo, l’alleanza salvifica tra Pdl e Pd, sia pure sull’onda dell’emergenza economica e dell’azione di contenimento dell’avanzata grillina, appartiene al periodo ipotetico dell’irrealtà.

E allora? Prepariamoci a un’estate politica più calda di quella meteorologica accelerata dall’anticiclone Scipione. E prepariamoci a un autunno ancora più rovente. I segnali sono più inequivocabili della scossa che precede lo tsunami. Berlusconi freme dalla voglia di tornare protagonista. Il partito della lira non vede l’ora di interrompere l’era dell’euro, anche se l’operazione dovesse svalutare del 30-50 per cento il patrimonio liquido e solido degli italiani. La pasionaria Daniela Santanché sogna di bissare in Italia il radicalismo di casa Le Pen in Francia. A sinistra, Bersani deve difendersi dal fuoco amico di filo-centristi e filo-antagonisti. Le primarie, inoltre, rischiano di trasformarsi in micidiali giochi al massacro anziché in fisiologici criteri di selezione carrieristica.

Insomma, il fantasma della paralisi aleggerà minaccioso nei prossimi mesi. Anche perché nella primavera 2013 ci sarà un’altra casella costituzionale da coprire: la presidenza della Repubblica.

Quasi sicuramente Monti poteva fare meglio e di più in questi sei mesi da presidente del Consiglio. Ma il tiro al bersaglio verso il Professore si è vieppiù infittito non appena è apparso chiaro che il Professore sarebbe stato il più autorevole candidato alla successione di Napolitano al Quirinale. E c’è da scommettere che l’offensiva contro il papabile numero uno salirà ancora di tono.

Conclusione. La sorte dell’euro s’intreccia con le ambizioni dei singoli ad azzoppare i rivali e a lanciare se stessi. Non è il viatico migliore per agevolare il fumus benevolentiae da parte di Angela Merkel.

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