Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:47

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La tentazione fatale della tassazione permanente

di Giuseppe De Tomaso
di GIUSEPPE DE TOMASO
Sosteneva l’Avvocato, al secolo Gianni Agnelli (1921-2003), che solo in Italia per fare una politica di sinistra ci vuole la destra e per fare una politica di destra ci vuole la sinistra. In verità le divergenze tra destra e sinistra in Italia, soprattutto in campo economico, sono più sfumate delle differenze somatiche tra due gemelli monozigoti. Non a caso la cultura, rectius la subcultura, della spesa pubblica a go-go ha segnato il percorso di quasi tutti i governi della repubblica a partire dal 1970. La confusione dei linguaggi e la sovrapposizione dei progetti sono così clamorose che, per fare un esempio, capita addirittura di leggere nelle proposte di Confindustria un inno alla Patrimoniale sulla ricchezza privata.

Il che, per citare la celebre pagina di Luigi Einaudi (1874-1961) sulla necessità della Patrimoniale in situazioni d’emergenza, può costituire una soluzione valida e inevitabile, a condizione, però, di ricordare come tutte le manovre finanziarie partorite negli ultimi lustri non siano altro che Patrimoniali nascoste da pseudonimi.

L’ultima Patrimoniale mascherata si chiama Imu. L’Imu, in realtà una Patrimoniale per decreto, si è aggiunta, aggravandone gli effetti, a un’altra più incisiva Patrimoniale, quella della svalutazione degli immobili provocata dalla crisi finanziaria scoppiata nel 2008. Cosicché oggi non solo le case valgono meno rispetto a pochi anni addietro, ma vengono tassate molto di più. Anche un bambino di scuola materna comprenderebbe che il mix tra iper-imposizione e iper-svalutazione degli immobili sta impoverendo tutte le famiglie italiane, creando le premesse per un’ulteriore massiccia fuga di capitali e per un nuovo peggioramento della crisi del mattone.

Ma la situazione sopra descritta non è sufficiente a placare i tifosi della Patrimoniale che, come i tifosi della nazionale azzurra di calcio, non si accontentano mai. Se il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, periodicamente avverte l’esigenza di escludere una nuova botta tassaiòla, di fatto si prepara - consapevolmente o inconsapevolmente - a dissodare il terreno per una nuova fase di prelievo fiscale. Funziona così da sempre. E quale sarebbe la prossima richiesta di sacrifìcio se non un supplemento di tassazione sugli immobili, anche se mitigata dall’impegno di circoscriverla esclusivamente ai ricchi?

Qui nessuno vuole perorare la causa dei miliardari che, da sempre, sanno nascondere il patrimonio ai loro coniugi, figuriamoci allo Stato. Ma stilare una fedele classifica dei veri ricchi in un Paese in cui le dichiarazioni dei redditi sono meno veritiere delle versioni di Michele Misseri davanti ai procuratori che indagano sul giallo di Avetrana, significa sapere in anticipo che ingiustizia sarà fatta. E che finirebbero per pagare i soliti noti, cioè coloro che già pagano e che già hanno visto erodere, in termini reali, buona parte del valore dei propri beni.

E poi ci si lamenta - in Francia - se gli inglesi, che fessi non sono, hanno cominciato a invitare gli europei a investire in Gran Bretagna, dove le tasse sul mattone (e non solo) sono più abbordabili rispetto all’Europa continentale. Se, nel mondo, non ci fosse un po’ di concorrenza fra i sistemi fiscali, a rischiare l’eutanasia non sarebbero soltanto le economie delle singole nazioni, ma anche o soprattutto le stesse democrazie che cercano di garantire giustizia e libertà. La tentazione, in uno scenario anti-concorrenziale, di portare al massimo la pressione tributaria diventerebbe così irresistibile da sfociare nella creazione reale del Grande Fratello descritto dal grande scrittore George Orwell (1903-1950). Una cartolina da incubo. Ma non divaghiamo.

Il crollo delle vendite e dei valori di case e terreni deve fare riflettere il governo. Primo, perché di tassa in tassa, cioè di Patrimoniale in Patrimoniale, anche la parte più tranquilla della popolazione potrebbe, a un certo punto, perdere la pazienza. Secondo, perché alleggerire strutturalmente i portafogli dei cittadini comporta conseguenze negative anche per la collocazione dei titoli pubblici (di debito) del Belpaese: titoli che si ritroverebbero in larga parte sempre più nelle mani degli investitori stranieri. Terzo, perché l’edilizia rappresenta un settore che ingloba tutti i settori, visto produce i suoi benefìci nel ramo dell’arredamento e del ferro, dell’elettronica e del legno. Quarto, perché l’inarrestabile riduzione delle compravendite provoca minori introiti per la Cassa statale.

Se, nei prossimi mesi, dovesse passare l’idea dell’ineluttabilità della Patrimoniale-Patrimoniale (quasi che le Patrimoniali varate finora fossero scherzi tra studenti all’indomani dell’esame di maturità), per l’Italia si aprirebbe davvero una prospettiva da brivido, non foss’altro perché la Patrimoniale, perlomeno sulla carta, verrebbe imposta a coloro che, per reddito, dovrebbero risultare i protagonisti della ripresa dei consumi e del rilancio della produzione.

Speriamo di no. Ma quando tuona, di solito si scatena la tempesta.

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