Martedì 26 Marzo 2019 | 02:53

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Capita anche in tempi di crisi di dover ristrutturare il bagno di casa. Capita di doverlo fare in una città in cui sei ospite perché tua figlia ci vive solo da un anno. Ti senti spaesato, non conosci, non sai a chi rivolgerti, temi brutte sorprese. Alla fine, dando credito alla infinita letteratura su internet, peschi dalla Rete. Così scopri a Torino due fratelli calabresi che gestiscono una piccola rete di artigiani - muratori, elettricisti, idraulici, falegnami, decoratori - e che offrono lavori chiavi in mano, fornendo anche i materiali. Alla fine l’opera sarà compiuta nei tempi previsti, con soddisfazione e costi più che contenuti. 

E allora dov’è la notizia? Beh, la notizia potrebbe essere che i due calabro-piemontesi fanno tutto scrivendo un dettagliato contratto e rilasciando anche fattura con tanto di Iva. Ma non si tratta di questo, almeno non solo di questo. La notizia è che gli artigiani in questione - italiani, rumeni, albanesi - oltre a essere bravi quanto i meridionali, lavorano molto di più. Attaccano alle 8,30 e staccano alle 12, perché i regolamenti condominiali impongono un’ora di silenzio. Riprendono e dopo le 17 smettono, lavorando anche fino alle 18 o alle 19 se necessario. E sono disponibili anche il sabato e la domenica: senza problemi né maggiorazione di costi, ma per la soddisfazione del cliente. 

Domanda: perché lo fanno? Risposta: «È semplice, se vogliamo combattere la crisi e continuare a campare dobbiamo abbassare un po’ i prezzi, andare incontro alle esigenze di chi ci chiama e lavorare di più». Queste quattro parole pronunciate da un rumeno ex campione di box, diplomato saldatore, muratore di professione e abile decoratore per passione, potrebbero riassumere interi trattati di economia e offrire a Monti e soci una semplice ricetta per la famosa «crescita». 

Sembra la scoperta dell’acqua calda, però è l’unica strada possibile. È solo il lavoro che può moltiplicare la ricchezza reale di un paese, non certo le speculazioni o i giochi con la finanza. Anzi, quand’è che le cose cominciano ad andare male per un u n’economia? Quando alla realtà si sostituiscono cifre virtuali. Il tracollo delle banche Usa è stato provocato proprio dai cosiddetti titoli tossici: pezzi di carta cui non corrispondeva alcun controvalore reale. Questo piccolo esempio non può certo diventare il paradigma politico di una nazione. Né si possono ignorare le differenze infrastrutturali e tecnologiche, però aiuta a capire. 

Per esempio, come vanno le cose al Sud, dove i compensi chiesti dagli artigiani restano alti; i lavori in casa si fermano ogni pomeriggio almeno dalle 14 alle 17 e raramente proseguono; sabato e domenica sono dedicati al relax. Per carità, sacri diritti. Ma in tempi normali, non quando si deve superare una crisi profonda e diffusa. Allora non ci si può abbandonare alla «controra»: la globalizzazione non lo permette; se necessario si può sacrificare il sabato e, talvolta, anche la domenica: in fin dei conti, quante categorie lavorano sempre anche in questi giorni? Né si può stare a piastrellare guardando l’orologio: il tempo lo devono battere le mattonelle da sistemare e la colla da non far indurire. 

Ritmi da negrieri? No, perché frutto di una scelta consapevole. Tanto che anche i negozi che vendono materiali - ferramenta, idraulica, edilizia, elettricità - si adeguano a questi orari: apertura dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18. Provate a Bari o a Lecce a comprare un rubinetto alle tre del pomeriggio. La conclusione è amara per un meridionale, ma è facile da farsi: il Nord uscirà presto dalla crisi e potrà fare nuovi e più cospicui investimenti. Noi resteremo col sole, i lunghi pomeriggi inattivi e tanti convegni sulla questione meridionale. Senza contare che ristrutturare un bagno a Bari continuerà a costare di più.

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