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Stragi, per chi suona la campanella

di Sergio Fortis
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Per la strage di Brindisi, tra le altre, spunta l’ipotesi di un folle gesto isolato. Il vulnus è devastante. Quando si colpisce la scuola e scorre il sangue dei giovani che la frequentano, il dolore tocca la comunità civile che fonda il futuro sulle generazioni impegnate nel percorso educativo. Eppure, specie nelle società avanzate, succede che gli istituti didattici siano segnati dalla violenza.

27 aprile del 1999. Alla Columbine school di Littleton, in Colorado, fanno irruzione due ragazzi che hanno passato la mattina a giocare a bowling. Sparano, uccidendo 12 coetanei e un professore. Michael Moore parte da questo per Bowling for Columbine, che esce nel 2002 e l’anno successivo vince l’Oscar per il miglior documentario.

21 marzo 2005: il terrore si scatena alla Red Lake High School, nella riserva indiana Chippewa di Red Lake, nel Minnesota. Uno studente sedicente uccide sei persone e ne ferisce 14, poi si toglie la vita. Tra le vittime, il nonno dell’assassino, la fidanzata, il guardiano dell’istituto, compagni e insegnanti.

Il 2 ottobre 2006 giorno di sangue alla scuola di Nickel Mines, nel territorio Amish, la confraternita religiosa del Witness di Peter Weir, del 1985. L’istituto scolastico si trova nella contea di Lancaster, in Pennsylvania. L’omicida prende in ostaggio un certo numero di studenti, fa uscire i ragazzi e lega o ammanetta le ragazze. Poi uccide cinque di queste ultime, ne ferisce altrettante e infine si suicida.

Lunedì, 16 aprile 2007, si consuma un inaudito massacro al Virginia Polytechnic Institute and State University di Blacksburg. 32 morti e 29 feriti ad opera di Cho Seung-hui, studente sudcoreano ventitreeene che dopo si suicida. A tutt’oggi, le ragioni di una tale ferocia sanguinaria restano confuse. Nella camera del colpevole viene trovata una lettera: «È tutta colpa vostra, mi avete spinto a farlo». Cho Seung-hui viveva negli Stati Uniti con la famiglia dal 1992, a Centreville, un sobborgo di Washington. Due compagne di classe lo avevano denunciato per minacce e un magistrato del posto ne aveva ottenuto nel dicembre 2005 l’internamento a Carilion St. Albans, un ospedale psichiatrico. Sempre in quella lettera, Cho Seung-hui inveiva contro gli studenti del politecnico, definendoli ricchi e debosciati, e contro i professori, che accusava di essere dei ciarlatani.

Il 14 febbraio 2008, in un’aula della Northern Illinois University fa irruzione un ex studente, che impugna due pistole. Spara, ed uccide cinque persone, ferendone una quindicina, dopodiché si suicida. E la cronaca dell’orrore continua ancora: il 30 novembre 2010, la dinamica si ripete nel Winsconsin, dove un adolescente si barrica nel liceo locale con 23 studenti ed una professoressa. Stavolta, fortunatamente, un solo morto. L’aggressore, che si suicida. Il 27 febbraio 2012, nell’affollatissima caffetteria della Chardon High School, vicino Cleveland, un ragazzo spara cinque colpi e lascia a terra cinque vittime. E ancora: il quarantatreene asiatico One Goth apre il fuoco lo scorso 2 aprile in un’università di Oakland, in California, e fa sette morti e tre feriti.

Comunque, nessuno di questi eccidi ha il primato dello stragismo scolastico negli Stati Uniti. Al primo posto, c’è un fatto di cronaca molto simile a quello di Brindisi, almeno negli effetti.

Il 18 maggio 1927 si verificò la deflagrazione di tre ordigni alla Bath Consolidated School di Bath Township, nel Michigan. 45 morti e 58 feriti, per la maggioranza bambini. Venne usato dell’esplosivo incendiario fabbricato durante la prima guerra mondiale e ad utilizzarlo fu il tesoriere dell’istituto, Andrew Kehoe, che voleva esprimere in quel modo orripilante la sua disapprovazione a proposito di una tassa in vigore da qualche anno per coprire le spese di costruzione della scuola stessa. Le esplosioni avvennero ad un’ora di distanza l’una dall’altra, fra le 8.45 e 10.45 di quella fatale mattina. Peraltro, prima di lasciare la fattoria in cui abitava, Kehoe uccise la moglie Nellie. L’uomo era ammalato di tubercolosi e se ne conoscevano le precarie condizioni mentali.

Stragi analoghe si registrano anche in Germania. L’11 marzo 2009, sedici morti per una sparatoria in un istituto superiore di Winnenden. Il colpevole cade sotto i colpi della polizia. Si tratta di Tim Kretfchner, ex allievo fresco di diploma, nel cui abitazione vengono trovate 18 armi da fuoco regolarmente denunciate. Altri massacri erano avvenuti nell’aprile 2002 in un liceo di Erfurt (17 morti) e nel 2006 a Emsdetten, con pistole ed esplosivi (11 feriti).

Lo scorso marzo, la mattanza di Tolosa, perpetrata dal franco-algerino Mohamed Merah, ucciso in seguito dalla polizia dopo un assedio di 32 ore.

Perché tanta concentrazione di rischio nelle scuole del mondo più sviluppato? La convivenza di personalità e ruoli contrapposti non favorisce sempre la comunicazione e la consapevolezza delle diverse poste in gioco. Anche se tutto ciò non ha nessun nesso con la strage di Brindisi, l’istruzione viene vissuta come obbligo privo di significato e non come dovere formativo. A latere, maturano contenziosi, desideri repressi e voglie di rivalsa che possono sfociare nei gesti più impensabili.

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