Martedì 26 Marzo 2019 | 17:30

NEWS DALLA SEZIONE

L'editoriale
Fino a quando il capitano resisterà all'ipotesi voto

Fino a quando il capitano resisterà all'ipotesi voto

 
La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

LecceNel Leccese
Ugento, no del Tar a una nuova discarica

Ugento, no del Tar a una nuova discarica

 
BrindisiL'episodio
Francavilla F.na, tenta di uccidere il cognato, arrestato

Francavilla F.na, tenta di uccidere il cognato, arrestato

 
TarantoUn 36enne
Consegnava eroina nascosta nei panini: arrestato a Taranto

Consegnava eroina nascosta nei panini: arrestato a Taranto

 
PotenzaLa polemica
Elezioni, blog 5 Stelle: «Pd elegge Pittella e 2 indagati»

Elezioni, blog 5 Stelle: «Pd elegge Pittella e 2 indagati»

 
GdM.TVNel foggiano
«Servizio completo»: così i 7 arrestati di S.Severo fornivano droga e sesso

«Servizio completo»: così i 7 arrestati di S.Severo fornivano droga e sesso

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena con «Maratona di New York»

 

L’illusione dello sviluppo varato per decreto

di Giuseppe De Tomaso
di Giuseppe De Tomaso 

Tra i mille scatoloni vuoti che occupano e preoccupano il circo della politica il proposito, o lo sproposito, che si possa realizzare la crescita economica per decreto è di sicuro il più voluminoso. Il ritornello è più martellante di uno slogan da stadio. Bisogna fare qualcosa per la crescita. Bisogna accumulare un tesoretto per la crescita. Il governo non fa nulla per la crescita. E via su questo passo. Da mane a sera, in tv e nelle radio, non c’è parola più gettonata di crescita, molto più di amore e cuore che pure monopolizzano i brani musicali. A giudicare dalla disinvoltura con la quale il vocabolo crescita viene pronunciato, si direbbe che per rimettere in moto la macchina Italia sia sufficiente approvare una bella legge, corredata da un pingue finanziamento pubblico. E così, in quattro e quattro otto, il miracolo della crescita, che riuscirebbe difficile anche al Padreterno, sarebbe pronto per essere glorificato.

Magari fosse così. Magari si potesse affidare a una legge ricca di incentivi la cura della recessione economica. Si risolverebbero mille problemi, nessun imprenditore si toglierebbe la vita perché le commesse sono svanite, la stessa classe politica non si troverebbe a fronteggiare l’offensiva, non solo mediatica, dell’antipolitica. Purtroppo, o per fortuna, l’economia è più indomabile di una tigre, né accetta a cuor leggero le direttive della politica o dei governi. In soldoni: fino a quando in Italia il ruolo del burocrate risulterà più decisivo e importante delle attività di un imprenditore o di un risparmiatore, nessun operatore economico davvero indipendente si metterà ad investire denaro per partecipare all’impresa collettiva della ricrescita.

La depressione industriale del Belpaese viene da lontano. Viene dall’idea che lo sviluppo possa essere deciso dall’alto, e che le crisi congiunturali possano essere risolte dalla bacchetta magica della classe politica: più investimenti pubblici, più interventi statali in economia, più incentivi alle imprese private in difficoltà. La storia insegna che non sempre gli investimenti pubblici producono i risultati sperati, perché l’economia somiglia a quel cavallo che, nonostante la calura agostana, si rifiuta di bere a dispetto della prossimità di un fiume pieno d’acqua. Persino il più celebrato programma di interventi anti-recessivi - il New Deal di Francis Delano Roosevelt (1882-1945) - non trova unanimità di giudizi nella letteratura economica. Se per alcuni economisti fu merito del governo Usa se, dopo il Grande Crollo del 1929, l’America poté ripartire con più velocità di prima, invece per altri economisti fu vero il contrario, e cioè che per colpa dell’interventismo rooseveltiano la crisi Usa durò più tempo del normale o del previsto. In sintesi, se per il liberal John Maynard Keynes (1883-1946) le crisi capitalistiche sono figlie del mercato, per il liberista Ludwig von Mises (1881-1973) quelle stesse crisi sono figlie delle politiche interventistiche.

Ma non divaghiamo. Gli è che nessun governo è in grado di progettare la crescita. Non già perché non voglia o sia professionalmente inadeguato al compito. Ma perché non possiede tutte le informazioni in grado di raggiungere l’obiettivo. Anzi, sa poco o punto di ciò che saranno le attese della gente e i gusti dei consumatori. L’unica cosa che può fare un governo è solo creare le condizioni, attraverso le riforme, per favorire la crescita: una giustizia che funzioni, una criminalità che non assedi le imprese, una deburocratizzazione di tutti gli adempimenti, una legislazione semplice e chiara, una tassazione non oppressiva, un mercato senza rendite di posizione, una classe politica non famelica. Ecco, sono noti gli ostacoli permanenti che hanno condotto l’Italia in una condizione pre-greca, anche se a furia di evocare i guai di Atene si rischia di alimentare quel senso di sfiducia che contribuisce a frenare un’economia già moscia e abbacchiata di suo.

Per capirci. Persino una legge speciale strapiena di euro da destinare a imprese e famiglie non riuscirebbe a smuovere di un millimetro il treno per la crescita se contemporaneamente non fosse rimosso qualcuno dei lacci e lacciuoli strutturali che strangolano l’Italia. Potrebbe, addirittura, verificarsi, e in parte sta già accadendo, un esito beffardo: l’effetto boomerang provocato dal circolo perverso tra incentivi e nuove tasse, tra spesa pubblica e balzelli a getto continuo. Altro che crescita: così si creerebbero le condizioni per la decrescita, e senza che questa evoluzione abbia avuto l’imprimatur di una decisione democratica o l’imprinting di un filone culturale alla Latouche.

Logico che Monti e ministri balbettino alquanto di fronte al triste bollettino della decrescita. Fino a quando non toccheranno le vere diseconomie della Penisola, loro non caveranno un ragno dal buco su Pil e affini. E forse potranno dare una mano ad un’ulteriore regressione dell’Italia spa. Salvo poi promettere legislativamente la crescita come se fosse un regalo di compleanno, da pagare però a caro prezzo. Ma i decreti non conoscono i veri desideri degli uomini. Perciò lasciano spesso una scia di delusioni e rimpianti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400