Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:16

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Viaggio a Irsina, terra di Scotellaro

di Raffaele Nigro
I“mastaccere” sono biscotti tondi e schiacciati,cosparsi di scileppe,” biscotti da sposalizi”, mi dice Pino Barile, mentre li affonda nelle buste di plastica, insieme a un pacco di trecce dolci punteggiate di mandorle e a due forme di pane alto mezzo metro, un pane dalla crosta spessa, la mollica gialla. Felici entrambi, noi di ricevere, lui di donarci le cose buone del paese. Siamo venuti con il pittore Michele Damiani a consegnare a Irsina il nostro ricordo di un amico scomparso dieci anni fa.

Pino ci ha atteso sulla soglia del Municipio, ci viene incontro tra la gente che affluisce all’aula consiliare per la manifestazione, mentre si accompagna a Domenico Rodolfo, un sindacalista che ama giocare con la poesia satirica e politica, mentre dice che siamo in anticipo e dunque bisogna seguirlo “per forza” fino a un panificio e poi in una macelleria dove vendono una salsiccia stagionata che è “la fine del mondo”. Sono salumi della val Basento e del picernese lavorati a Tricarico e agnelli che pascolano attorno al Bradano. 

Lui è un buongustaio e c’è da fidarsi, ma è soprattutto un raffinato editore di testi d’arte, è nato qui ma vive a Bari, ha pubblicato volumi su De Chirico, su Niccolò Dell’Arca e classici sconosciuti della tradizione letteraria meridionale.Irsina è un nido di falchi sulle vallate del Bradano,il vento affila le sue unghie contro le coste della murgia su cui furono elevati i contrafforti che sorreggono i monumenti. Tetti e mura di pietra e cotto intorno a una cattedrale mastodontica. 

Nella cattedrale la piccola e ormai celebre scultura del Mantegna o della sua scuola, nella quale furono immaginate le forme, i panni e il volto di santa Eufemia. Il prete Roberto De Mabilia portò nel 1454, a Irsina, che allora si chiamava Montepeloso,alcuni frammenti delle reliquie di Eufemia, martire di Calcedonia. Salpò da Chioggia e sbarcò a Manfredonia con un carico di opere d’arte acquistate nella bottega del maestro padovano, almeno un paio di dipinti trasmigrati successivamente a Napoli e una scultura, forse due.

Poemetto - Un secolo dopo, Pasquale Verrone, sacerdote capitolare scrisse un poemetto sul trasferimento delle reliquie,tramandava ai posteri il doppio acquisto, quello per lui straordinario di una patrona della città, l’altro, straordinario per noi, delle opere d’arte. Così Irsina è stata presente al Louvre, a testimoniare la genialità di un gigante rinascimentale o dell’allievo Pietro Lombardo. Nell’aula consiliare c’è molta gente, Rocchino Scialpi era ed è amato qui e la sua famiglia, divisa per lavoro tra Bari e Irsina,oggi è raccolta tra i banchi di un’aula dominata da un immenso murale che celebra il lavoro e un Che Guevara vittorioso. 

Gli Scialpi hanno sostenuto per molto tempo il “Diario irsinese”, il periodico che Rocco fondò quindici anni orsono e che racconta la vita e le cronache del paese e degli irsinesi emigrati verso la costa e verso il nord. Il sindaco apre l’incontro,ricorda gli appuntamenti importanti che si stanno susseguendo, le celebrazioni per un Mantegna ritrovato,l’inaugurazione del museo della civiltà rurale intitolato a Michele Janora e oggi questa manifestazione per ricordare un concittadino che ha fatto non poco per la comunità. Poi lascia il campo allo storico Riccardo Riccardi, al politico Antonio Paradiso, a Damiani, ad altri. 

Paradiso ricorda l’impegno politico di Scialpi, lui canosino di origine ha vissuto in Basilicata per molti anni, insieme a Rocco sono stati coloro che hanno corretto gli errori politici della Democrazia Cristiana nella regione. Parla della tradizione anarchica di Canosa e di quella comunista in Basilicata. E affiorano nei ricordi di tanti l’impegno di Rocco Scotellaro, che fu sindaco di Tricarico e che conobbe la galera, le occupazioni delle terre dei Berlingieri e del meta pontino, l’attivismo intellettuale di Tommaso Pedio in una Lucania attraversata da Levi, da Rossi Doria, da De Martino e da Bronzini e l’attività politica degli Scialpi, Domenico, che fu sindaco mandato al confino dal fascismo e poi di Rocco, sindaco per dieci anni a Irsina. 

Quando Rocco scrisse i suoi libri di memorie tutto questo era ormai lontano. Eravamo negli anni novanta e Scialpi ricordava con nostalgia il ’43 e dintorni,quando a Irsina aveva modo di esplicare il suo amore per il jazz formando gruppi musicali e band che giravano per matrimoni e feste dell’Unità. L’America a Irsina durante gli anni della guerra fredda. Poi la sua Via Nazionale al Socialismo,un comunismo dal volto umano e l’apertura a Berlinguer,dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei Sovietici. Al punto che firma l’installazione dei missili Jupiter sulla murgia e l’asilo alle truppe della Nato. Fece scalpore ma portò denaro e qualche benessere in una cittadina falcidiata dai nuovi problemi, le rivolte agrarie, l’emigrazione e la prima disoccupazione intellettuale. Fuori il vento continua a frullare, ci porta l’odore dei “mastaccere” e dei “pezzitt di marmellata” dal panificio del corso,per addolcire l’amarezza del tempo vorace che consuma gli uomini le cronache e le memorie.

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