Martedì 26 Marzo 2019 | 17:34

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Tutti spioni per le tasse

di Lino Patruno
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Quando eravamo piccoli, arrivava sempre il momento del “mamma, lo vedi a quello?”. Magari mamma ci diceva di imparare meglio l’italiano. Ma il ricorso a mamma era l’epilogo delle normali liti tra fratelli. In genere il fratello grande le prendeva perché quello piccolo è più piccolo. La vittima del ricorso definiva spia il ricorrente. E quando si diventava più grandicelli, si imponeva la legge dei veri uomini: ci si fa giustizia da sé, altrimenti si è mammoni.

Arrivati all’età della ragione, abbiamo sempre più spesso letto, e sempre più spesso al nostro Sud, che c’è troppa omertà. E’ l’accusa che sistematicamente polizia, carabinieri o magistrati fanno alla gente che, di fronte a un reato, non denuncia. Fino al pessimo giornalismo di chi con una telecamera al seguito e un microfono come arma impropria, becca al volo chi capita e chiede: “Lei ha visto niente?”. 

Anche se ho visto, non lo dico a te, che vieni da dove vieni (quasi sempre dal Nord) per dimostrare che qui al Sud siamo tutti come le tre scimmie: non vedo, non sento, non parlo. Dimenticando che quasi sempre l’omertà, quand’anche ci fosse, non è una viltà ma una necessità. E meno che mai può lanciare accuse uno Stato che, invece di proteggere i cittadini, invece di farli sentire sicuri, li lascia alla mercè di chi lo sostituisce, di chi si fa purtroppo Stato in sua vece. E non li protegge nemmeno quando denunciano. Qualcuno crede che il cittadino delle terre di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra sia felicissimo di essere impaurito e assoggettato da mafia, ‘ndrangheta, camorra? 

Siccome la storia è una eterna ripetizione, ora la storia si ripete con l’invito a denunciare chi non paga le tasse: insomma chi non rilascia lo scontrino, chi dice 120 con fattura e 100 senza fattura, chi fa il pezzente e ha la barca di venti metri. C’è un numero apposto per farlo. E, benché sia necessario dare nome e cognome, sembra funzionare molto meglio che in altre occasioni. Nessuna omertà, ma questa volta l’accusa di delazione, così come quando eravamo piccoli si diceva “spia” a chi andava da mamma.

Non dici e sei omertoso, dici e sei delatore. Figuriamoci quale accusa con la legge allo studio per denunciare la corruzione del vicino di casa o di scrivania, sùbito una telefonata o un incartamento o una foto segreta al primo movimento sospetto di cozze pelose in dono. Ti diranno minimo che sei un infame. E c’è chi parla di legge della giungla, uno a sorvegliare l’altro, come nei peggiori regimi dittatoriali. In effetti non sarebbe un bell’ambiente. 

Ma non è un bell’ambiente neanche quello in cui tu paghi le tasse imprecando perché te le trattengono alla fonte, già sullo stipendio, e il medico da 250 euro a visita no, per non parlare dell’idraulico da 400 euro all’ora e l’aria eterna da morto di fame. E piuttosto che parlare di giungla la prima volta che questo Paese si sveglia, bisognerebbe inneggiare al tramonto dell’omertà. Perché per la prima volta avviene una cosa: oltre che aspirante evasore impossibilitato a evadere, chi denuncia è uno che capisce che paga tanto più quanto non paga l’altro. Magari invidia più che senso civico, secondo l’eterna legge italiana sintetizzata dal giornalista Indro Montanelli: se vedi passare uno con la Ferrari, non pensi a come fartela anche tu, ma a come tagliarle le gomme. 

E però chi può lanciare la prima pietra dell’etica nel Paese primatista europeo dell’evasione fiscale? E’ più da infame non pagare o denunciare chi non paga? E staremmo a farci venire gli scrupoli con uno Stato che per decenni non fa lo Stato tranne riscoprire all’improvviso che in fondo bastava sguinzagliare un po’ di gente per beccare i furbi responsabili della vita amara degli altri? Certo, che ci sono pericoli. Certo, dietro una telefonata si possono nascondere vendette personali. Certo, può bastare una denuncia immotivata a rovinare l’esistenza al prossimo. Certo, così non si riappacifica una comunità che ha bisogno solo di essere pacificata. Certo, non si può vivere guardandosi alle spalle. Certo, in una civiltà la vittima non può farsi giustizia da sé. Certo, così si rischia di diventare ciascuno lupo dell’altro, come avevano capito i latini (homo hominis lupus): soprattutto se per il lupo è prevista, come è prevista, una taglia, un premio.

Vero tutto e il contrario di tutto, ma quale l’alternativa? Beati sono i popoli che non hanno bisogno di delatori. Ma non è compreso quello italiano.

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