Mercoledì 20 Marzo 2019 | 14:26

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Quando lavorare fa male alla salute

di Giorgio Nebbia
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“Lavorare fa male alla salute”. E’ il titolo di un libro scritto da due donne, Jeanne Stellman e Susan Daum, pubblicato nel 1973 e subito tradotto in italiano da Feltrinelli, una amara e spietata denuncia delle tante cause di morte e di dolore a cui sono esposti milioni di persone nell’ambiente delle fabbriche, dei cantieri, delle miniere. 1200 morti sul lavoro ogni anno in Italia, per cadute dalle impalcature o nei pozzi, per contatto con sostanze tossiche, o con getti incandescenti di metalli fusi. Molti altri muoiono nel corso degli anni per esposizione a polveri e a sostanze tossiche che non uccidono subito, ma corrodono lentamente i polmoni, le ossa. E’ il caso delle sostanze cancerogene che uccidono dopo anni dal contatto prolungato, talvolta quando i lavoratori sono ormai in pensione. Purtroppo molte malattie e morti sono dovute al fatto che spesso i lavoratori maneggiano delle sostanze di cui non conoscono i caratteri e la pericolosità.

Sostanze - Soltanto di recente, dopo anni di preparazione, l’Unione Europea ha pubblicato un elenco delle sostanze pericolose per i lavoratori e i consumatori con le precauzioni da adottare nel loro uso, con le sigle che devono essere usate per consentirne il riconoscimento. Il risultato è un grande dizionario merceologico noto con la sigla Reach (acronimo di “Registration, Evaluation, Authorization and Restriction of Chemical Substances”) contenuto nei due Regolamenti 1907/2006 di 438 pagine e 1272/2008 di 1355 pagine. Le sostanze considerate sono 95.000; i due testi sono pubblicati con molte chiarificazioni dall’Associazione Ambiente e Lavoro che ha sede in Via Marelli 497 a Sesto San Giovanni (Milano)(www.amblav.it) e sono disponibili in Internet. Di ciascuna sostanza vengono indicate le proprietà chimiche, fisiche e biologiche, le avvertenze di pericolosità, i prodotti e luoghi in cui possono o non possono essere addizionati e presenti e i rispettivi limiti. Queste norme comunitarie (il cui rispetto è stabilito dal Decreto legislativo 186 del 27 ottobre 2011) hanno, principalmente, lo scopo di diminuire le malattie e morti che si verificano nei posti di lavoro per esposizione a sostanze tossiche. I danni alla salute di molte attività lavorative sono ben note da secoli. Già nel Cinquecento Giorgio Agricola (1494-1555), che era un medico, nel suo trattato sulle attività minerarie e metallurgiche, “De re metallica” descrive le malattie che si manifestano fra i minatori per l’assorbimento di polvere, per la vita in mezzo al fango e anche per il contatto con molti minerali. Con l’avvento dell’età del carbone, nel Settecento, alcuni medici hanno osservato che nei piccoli spazzacamini inglesi si manifestavano dei tumori allo scroto; ci sarebbe voluto oltre un secolo per riconoscere che la causa era un idrocarburo aromatico presente nella fuliggine, il benzopirene, uno dei più potenti cancerogeni. Il mercurio, impiegato per decenni nella tintura dei cappelli e anche dei capelli umani si è rivelato un veleno che provoca malattie mentali, tanto che si usa ancora dire che uno è “matto come un cappellaio”. Sono cancerogene molte ammine aromatiche impiegate per la sintesi delle sostanze coloranti artificiali, e nella tintura dei tessuti, molti sali presenti nelle vernici. 

Veleno - Per tutto l’Ottocento i fiammiferi sono stati fabbricati con la capocchia contenente fosforo bianco, velenosissimo per i lavoratori, spesso bambine e donne; al suo posto avrebbe potuto essere usato fosforo rosso, meno tossico, ma per decenni gli industriali si sono opporti al cambiamento, perché il fosforo rosso à costava un po’ di più di quello bianco ! Uno dei più subdoli pericoli è nascosto nell’amianto, il minerale presente in natura sotto forma di sottili filamenti, adatti alla filatura e tessitura di manufatti resistenti al fuoco, perfetto come isolante termico e acustico, miscelabile con il cemento nella produzione di tubi e vasche resistenti agli acidi ed eterni, come indicava il nome, Eternit”, scelto per tali manufatti di amianto-cemento. Col progredire della medicina del lavoro, delle conoscenze chimiche e biologiche, con la protesta dei lavoratori, la produzione e l’uso di molte sostanze tossiche, è stato vietato: si possono ricordare ancora il piombo tetraetile, l’arsenico, certi sali di cromo, molti ingredienti di materie plastiche, il cloruro di vinile, molti pesticidi. L’elenco potrebbe continuare; molti dolori e morti sarebbero potuti essere evitati se ogni nuova sostanza chimica immessa in commercio fosse stata preventivamente studiata per la potenziale tossicità, se si fosse intervenuti ogni volta che appariva qualche segnale di pericolo. Soprattutto se i lavoratori fossero stati informati dei pericoli a mano a mano che si rivelavano. Questa diffusione di conoscenze sulle sostanze usate nell’ambiente di lavoro è proprio il contributo che i lavoratori del mondo si aspettano dalla procedura Reach.

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