Domenica 24 Marzo 2019 | 06:04

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Basta grandeur ora piedi per terra

di Michele Marolla
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È stato bello sognare, ma adesso (era ora) bisogna fare i conti con la realtà. La dura realtà. Basta manie di grandeur e piedi per terra. Risparmi, incrementi di produttività, coproduzioni e non solo spettacoli nuovi, ma anche spettacoli prodotti da altri. E soprattutto un contributo straordinario dai soci fondatori, altrimenti addio Petruzzelli. Il commissario Fuortes ha messo sassi, anzi «chianconi» sul tavolo del Petruzzelli. E ha riportato la situazione alla giusta dimensione. Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, adesso bisogna fare di necessità virtù. Ma c’è un aspetto che va sottolineato. 

Tra il 2010 e il 2011 è cresciuto il costo del lavoro (2,5 milioni), trend anche legittimo se si vuole investire in quelle risorse umane fondamentali per fare teatro lirico, ma in contemporanea sono diminuiti gli introiti da biglietti e abbonamenti per un calo di 550mila euro. Perché? I baresi (e non solo loro) hanno bocciato la stagione? Sono state determinanti le cinque recite, compresa l’inaugurazione della stagione, venute a mancare? O non sarà piuttosto che i baresi, passato il vento della novità e verificato che un teatro ricostruito come l’originale non è comodissimo, hanno visto scemare il «priscio» di andare al Petruzzelli?

Quale che sia la domanda o l’interpretazione giusta, restano i dati, le nude cifre. La strada tracciata da Fuortes è l’unica possibile. Rimettere in ordine i conti, anche se si rischia di intercettare minori contributi dal F.U.S. (fondo unico per lo spettacolo) è comunque una scelta obbligata, se vogliamo salvare il Petruzzelli. Il teatro purtroppo in questi anni è stato terreno di scontro politico, molto più di quanto non sia venuto alla luce, come è testimoniato dagli ultimi «stracci» che stanno volando. Evidentemente la cultura e lo spettacolo sono ritenuti terreni utili per la creazione del consenso. 

Adesso bisogna fare di necessità virtù. Ma non ci si può limitare a un atteggiamento di cautela amministrativa, occorre anche inventarsi qualcosa. Occorre coinvolgere il territorio, portare il Petruzzelli nella provincia, nella regione, attivare un vero e proprio piano di marketing che porti il teatro barese a intercettare fasce di pubblico sempre più ampie e provenienti da territori diversi. Una sorta di democratica educazione alla lirica, alla musica sinfonica e al balletto. Se il Petruzzelli è di tutti, che lo sia davvero.

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