Martedì 26 Marzo 2019 | 03:50

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Ma perché Celentano non si limita a cantare, arte in cui eccelle per giudizio unanime? E invece no, si ostina a inscenare prediche che però fanno male e proprio a chi prova a combattere la sua stessa battaglia.

Ieri sera è tornato sul palco di Sanremo e, anche se in tempi ridotti - 30 minuti a fronte dei 50 di martedì - e toni meno aggressivi, ha ripetuto il sermone contro la stampa cattolica. Ma dal pubblico sono saliti questa volta parecchi fischi e anche qualche «Bastaaa!», tanto che ha dovuto fermarsi, per bere un sorso dell’acqua infinita del suo bicchiere. Celentano può pensare di Dio quel che gli pare, può prefigurarsi la morte e il paradiso come più gli aggrada, ma non può pretendere di imporre le sue idee solo perché ha la fortuna di essere in tv. Senza contare che Sanremo lo guardano anche atei o credenti in altre fedi. Non invochiamo la par condicio, ma un po’ di rispetto non guasterebbe.

Eppoi, perché tirare in ballo «la corporazione dei media» e i soliti «Avvenire» e «Famiglia Cristiana»? I dietrologi pensano a conti in sospeso, può darsi. Noi crediamo che si tratti invece di consumato mestiere. Perché se Celentano parlasse di Dio e dell’Aldilà senza legarli a un’invettiva, a una provocazione, a una polemica, non lo ascolterebbe neppure il suo amico Morandi. E invece Celentano non vuole solo fare il predicatore, vuole anche fare audience e allora è costretto a sparare su bersagli di prossimità. Parlo di Dio? Attacco i vescovi e la stampa cattolica; parlo della democrazia? Attacco la Corte costituzionale.

Ciò che sfugge all’Adriano nazionale e - soprattutto - a qualche dirigente Rai e agli organizzatori del festival è che un conto è il messaggio lanciato attraverso una canzone, cosa che Celentano ha fatto benissimo in tutta la sua vita artistica, e un conto è invece parlare davanti alla telecamera per interminabili minuti, senza contraddittorio e con la suggestione di luci e musiche. No, caro Adriano, questi sono colpi bassi. Non puoi prendere per il naso milioni di italiani atteggiandoti a novello Giovanni Battista, a voce di uno che grida nel deserto, quando a te più che la predicazione interessano gli indici di ascolto. Se proprio vuoi parlare seriamente di Dio, allora cantalo, come solo tu sai fare. Ma attento, perché forse a Sanremo non ti chiameranno.

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