Martedì 26 Marzo 2019 | 01:53

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Siamo a un passo dalla «tempesta perfetta», ci suggeriscono l’istinto e la nostra atavica paura della fine, sicché dobbiamo rinforzare gli ormeggi o saper riparare nei porti. Gonfiando le vele di mutate mentalità, fronteggiando le sfide che gli assetti sociali e naturali stanno ponendo al pianeta. Insomma, più che l’oroscopo o il libro delle profezie, ci serve una sorta di manuale di navigazione tra le questioni aperte e le secche insidiose, un baedeker su «come sopravvivere alla Grande Crisi». Si intitola 2030. La tempesta perfetta quello che per Rizzoli hanno approntato Gianluca Comin, direttore delle Relazioni esterne di Enel, e il giornalista Donato Speroni. Abbiamo intervistato Comin.

Che cosa è e in che forme dovrebbe presentarsi al mondo la «tempesta perfetta»?

«Nei prossimi vent’anni verranno al pettine una serie di nodi creati dallo sviluppo impetuoso delle attività umane sul pianeta: la combinazione dei fattori demografici, dei cambiamenti climatici, delle difficoltà energetiche, delle carenze di acqua e cibo in un contesto di politica internazionale debole e divisa cambieranno profondamente il mondo in cui viviamo. Obbligandoci a modificare le nostre abitudini quotidiane».

Quali sono le bombe a orologeria che abbiamo innescato?

«Cito solo qualche numero: da oggi al 2030 la popolazione mondiale crescerà fino a 8,3 miliardi, la domanda di cibo crescerà del 40%, quella di energia del 45%, quella di acqua potabile del 30%, il livello dei mari crescerà di 12 centimetri. Raddoppierà il numero di auto e camion in circolazione, con evidenti conseguenze sull’inquinamento. Circa due miliardi di persone soffriranno la fame, e ben 3,2 miliardi vivranno con meno di 2 dollari al giorno. Numeri inquietanti, ma che non devono farci perdere la fiducia: mai come oggi l’umanità possiede strumenti per incidere - anche in positivo - sulla vita del pianeta».

La tecnologia che ruolo sta giocando? e ci potrà aiutare?

«La scienza sta già dando un grande contributo nell’affrontare i rischi della “tempesta perfetta”, con progressi enormi nel campo dell’energia, dell’informazione, della sostenibilità. Genetica, robotica, informatica e nanotech cambieranno la vita dell’uomo entro il 2050, e si ipotizza addirittura l’evoluzione verso una nuova specie umana “potenziata” da innesti con le macchine. Ma ben difficilmente queste innovazioni risolveranno i problemi dei prossimi vent’anni. Ci troveremo dunque a far fronte alla tempesta utilizzando in parte le innovazioni tecnologiche già disponibili - energie rinnovabili, auto elettrica… - e in parte cambiando i nostri comportamenti quotidiani, in modo da renderli più sostenibili».

E le reti di comunicazione?

«La comunicazione sarà uno strumento essenziale per creare fiducia e compattare i cittadini attorno a scelte difficili. La tecnologia ha fatto evolvere anche il mondo della comunicazione: siamo passati dalla guerra del Golfo del 1990, la prima a essere interamente trasmessa in tv, attraverso l’11 settembre 2001, in cui i filmati amatoriali delle Torri gemelle si sostituirono alle televisioni ufficiali, per arrivare alla primavera araba e alle proteste degli indignados, alimentate da internet e dai social media nelle mani dei cittadini».

In pochi anni siamo entrati in un modello nuovo?

«Certo, un modello in cui tutti possono produrre notizie e ciascuno è una cassa di risonanza per la circolazione delle informazioni. Un modello che sta mettendo in crisi anche la rappresentanza politica, sindacale, di categoria, e che obbliga a cambiare il modo di comunicare all’insegna di responsabilità, trasparenza, capacità di dialogo e attenzione alla comunità. Solo così cittadini, aziende e politici potranno fare le giuste scelte e attuarle con tempismo e decisione».

Che funzione possono esercitare i governi e la loro capacità di concordare una «governance» mondiali?

«Pare talvolta che le sfide globali non siano tra le priorità dei governi, che spesso hanno una visione troppo legata ai cicli elettorali. Eppure proprio di politica globale abbiamo bisogno, perché le sfide sono mondiali e ci riguardano tutti direttamente: la maggior parte di noi e tutti i nostri figli saranno ancora vivi quando la tempesta perfetta si abbatterà sul pianeta. Siamo ancora lontani da un governo mondiale, ma la governance internazionale, nella “geometria variabile” configurata dai G20, dalle agenzie dell’Onu e da numerose organizzazioni regionali, muove comunque passi importanti. Sarebbe stato irrealistico, solo dieci anni fa, immaginare Cina, India e Brasile seduti al tavolo delle grandi potenze a discutere su base paritaria le soluzioni alle crisi. Eppure a volte la velocità della storia sorprende anche gli osservatori più avveduti, offrendo all’umanità soluzioni nuove. Che non possono prescindere dall’impegno di tutti».

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