Mercoledì 20 Marzo 2019 | 14:25

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«Cara ministra, ecco i miei privilegi da giornalista...» 

di Michele Partipilo
di MICHELE PARTIPILO

Gentile ministra, sono quel giornalista che, grazie al presidente Monti, giorni addietro scoprì di essere ricco. Ieri, per merito suo, ho appreso di essere anche privilegiato. Non volevo farle mancare quindi la mia sincera riconoscenza. Le dirò, un po’ me l’aspettavo, perché abbiamo avuto tutti modo di vedere la sua sensibilità mentre annunciava la ghigliottina sulle pensioni. La sua commozione mi ha ricordato una mia zia, massaia con la terza elementare, mentre lei ha ben altri studi e, soprattutto, ben altri incarichi all’interno di banche e università. Evidentemente la purezza d’animo quando c’è non si avvale di diplomi. 

Alcuni miei autorevoli colleghi, in replica alle sue dichiarazioni circa i privilegi dei giornalisti, l’hanno accusata di non conoscere ciò di cui stava parlando. Volevo dirle che mi dissocio dalle loro affermazioni perché credo che lei - per quanto ha scritto nel testo in corso di approvazione al Senato - abbia ben studiato la previdenza, riuscendo a scovare ogni possibile appiglio per far transitare i 50 miliardi delle Casse private dei professionisti, compresa quella dei giornalisti, nei forzieri dell’Inps. 

Detto ciò, cara ministra, vorrei corroborare la sua tesi circa i privilegi della categoria di cui faccio parte. Cominciamo col dire che non graviamo in nessun modo sullo Stato. Pensioni e servizi erogati dall’Inpgi (Istituto di previdenza dei giornalisti) sono frutto dei cospicui contributi versati. Pensi che anche indennità di disoccupazione e cassa integrazione gravano sulle casse dell’Istituto. In proposito la prego di perdonare l’insolenza dei colleghi Siddi (segretario del sindacato) e Camporese (presidente dell’Inpgi) che le ricordavano come, proprio qualche mese fa, il contributo versato dagli editori sia stato ulteriormente aumentato per garantire ai i giornalisti le pensioni dei prossimi 50 anni. Tutto questo, è innegabile, significa un certo grado di libertà che, in questi tempi di pesanti condizionamenti economici - me ne rendo conto - è davvero un privilegio intollerabile. 

Tra gli altri favori di cui godo mi piace ricordare il lavoro senza orario che svolgo e la gioia di essere in redazione anche di domenica, a Santo Stefano, a Capodanno e in tutte le feste comandate. Più privilegiati di me, impiegato nella carta stampata, sono i colleghi di tv, agenzie e siti Web, che lavorano anche a Natale, Pasqua e Ferragosto. Sapesse che gioia per le nostre famiglie quando abbandoniamo pranzi e cenoni per correre in redazione. 
Da 25 anni cara ministra torno a casa all’una (di notte), tanto che mi chiedevo quando scatta la qualificazione di «lavoro usurante». Ma, sono conscio anche di questo, ho il privilegio raro di rientrare quando la città dorme e non ci sono auto per strada. Niente traffico, niente code e pazienza se pranzo e ceno solo come un cane. Visto che siamo a Natale, sia magnanima e perdoni anche quell’altro insolente del presidente nazionale del mio Ordine, Iacopino, che l’ha contestata sulla contiguità dei giornalisti con la politica.

 Lei ha ragione, esimia ministra, senza la nostra contiguità con la politica il governo di cui lei fa parte non sarebbe mai nato. Per mesi abbiamo picchiato sulle nostre grancasse per chiedere l’uscita di scena di Berlusconi e compagni. Abbiamo raccontato con dovizia di particolari ogni gaffe, ogni avventura sessuale, ogni conflitto d’interessi di Silvio da Arcore. Abbiamo invece taciuto sulle affinità elettive del nuovo governo. Così come abbiamo taciuto sull’insolita velocità con cui il presidente Monti è stato meritatamente portato agli onori degli scranni di Palazzo Madama. 
Lei, cara ministra, ha colto nel segno: siamo contigui alla politica. Da ultimo vorrei ringraziarla per la lezione di stile che ci ha dato ieri. Noi l’abbiamo invitata alla celebrazione del centenario del primo contratto di lavoro dei giornalisti e lei ci ha ricordato i nostri vizi. Memento homo: quia pulvis es et in pulverem reverteris («Uomo ricorda: sei polvere e polvere tornerai») ricorda la Bibbia e lei, come una nuova voce celeste, ha voluto fare lo stesso, castigando così per contrappasso quel brutto vizio di noi giornalisti che a Berlusconi che parlava di governo chiedevamo delle Olgettine. 

Non voglio sottrarle altro tempo, cara ministra, le auguro buon Natale e mi aspetto che a breve, dopo avermi fatto scoprire ricco e privilegiato, il suo governo mi mostri un’altra delle mie qualità nascoste.

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