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Presidente grazie a nome di tutti noi neo ricchi

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Egregio presidente Monti, faccio il giornalista da 26 anni e ho scoperto in questi giorni di potermi fregiare del titolo di «ricco», io che sono nato da padre operaio e da madre casalinga. La ringrazio per l’emozione, ma francamente non ne sentivo il bisogno. Guadagnando ogni anno una somma attorno ai 70mila euro sono tra coloro che più dovranno sacrificarsi per evitare il fallimento del Paese. Sono lusingato di partecipare a questa missione, guarda caso la stessa cui siamo stati chiamati dai governi che l’hanno preceduta. Un privilegio che mi confonde.

Non vorrei apparirle ingrato, ma sento il bisogno di farle due conticini. Cominciamo col dire che quei 70.000 euro fanno giusto 5.500 euro – lordi s’intende - al mese per 13 mensilità.

Prima ne lasciavo al fisco meno di duemila, adesso ne dovrò lasciare circa 2.100, avendo lei dato agli enti locali la possibilità di aumentare le addizionali, a cominciare dall’Irpef. A questa somma vanno aggiunti gli oneri previdenziali: diciamo che mi restano in tasca 2.600 euro al mese. In tutta onestà, credevo che la ricchezza viaggiasse su altre cifre.

Tempo fa ho contratto un mutuo per acquistare la prima casa. Dovrò rinunciare alle detrazioni di cui godevo e dovrò anche pagare l’Ici: non si sa bene quanto, ma possiamo ragionevolmente stimare altri 400 euro l’anno. Pago anche le rate per l’auto comprata due anni fa dopo averne rottamata una di dieci anni. Naturalmente poiché sono ricco e non ho nessuna possibilità di evadere, pago anche tutti i ticket del mondo e le aliquote più alte delle tasse universitarie per mia figlia. I privilegi, si sa, hanno i loro costi.

Io non mi lamento, egregio presidente, perché sono conscio del valore della missione che lei ha affidato a me e a tutti quelli nelle mie condizioni: salvare il Paese. So anche che c’è gente che è in situazione peggiore della mia e me ne dispiaccio sinceramente. Come fare lo so già: sono nato in una famiglia avvezza ai sacrifici e a misurare ogni passo. Per prima cosa a Natale niente regali: né il golf che piaceva tanto a mia moglie, né le scarpe alla moda per mia figlia, né la settimana a sciare, che poi non è un gran danno visto che non nevica. Per il cenone risparmieremo: lo spumante aziendale e i gamberi surgelati del supermercato andranno bene lo stesso, è il calore della famiglia che conta.

Anche per tutto il prossimo anno il programma di austerity di un giornalista ricco non cambierà: nessun regalo, vacanze estive ridotte a due bagni a «Pane e Pomodoro» qui a Bari, spesa controllata e visite più frequenti al discount. Per scarpe e vestiti ci sono sempre gli outlet e i saldi e dunque si può risparmiare benissimo. Anche al cinema andremo meno, vuol dire che mi rivedrò i Dvd del «Commissario Montalbano» – ce li ho tutti sa, Presidente – e per i libri penseremo prima a quelli universitari di mia figlia. Del resto in giro c’è così poco d’interessante da leggere.

Seguendo i consigli del medico che mi rimprovera di fare poco moto, userò di più la bicicletta e meno l’auto, così darò anche il mio contributo a difendere l’ambiente. E se piove o fa freddo prenderò il bus, promettendo sin da ora di pagare sempre il biglietto: un ricco deve dare l’esempio.

Come vede ce la potremo fare anche questa volta. L’unica cosa è che non vorrei che qualcuno mi accusasse, a causa di tutte queste rinunce, che ho contribuito a far crollare i consumi facendo peggiorare la situazione: perché questo rischio c’è, vero Presidente?

Prima di lasciarla al suo ingrato compito, mi tolga solo una curiosità: ma quelli che hanno liquidazioni milionarie, quelli che in un mese di feste e coca party spendono i miei stipendi di dieci anni, quelli che girano con Suv che costano quanto una casa, quelli che mantengono villa, yacht e cinque camerieri, quelli che possiedono decine di appartamenti e hanno l’esonero dal ticket, quelli pagheranno mai? O continueranno a vivere sulle spalle di noi ricchi?

La saluto cordialmente e la ringrazio ancora per l’emozione che mi ha immeritatamente regalato.

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