Martedì 26 Marzo 2019 | 18:04

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La polizza del professore, chi lo ferma è perduto

di Giuseppe De Tomaso
di GIUSEPPE DE TOMASO

Sono parecchie le ragioni che oggi rendono Mario Monti più insostituibile di un goleador. Il Professore è apprezzato dalle cancellerie europee e dagli organismi finanziari internazionali. Si giova del sostegno del Capo dello Stato. È appoggiato da una vasta maggioranza parlamentare. È sostenuto dai cosiddetti salotti buoni del capitalismo italiano. Gode del tifo trasversale dei deputati e senatori contrari alle elezioni anticipate. È l’unico che può chiedere sacrifìci al Paese senza rischiare contestazioni di piazza. E anche se i mercati finora sono stati avari di soddisfazioni per il presidente del Consiglio, ciò non toglie che le loro pagelle sarebbero vieppiù devastanti in caso di insuccesso da parte di Monti. 

Ma c’è un’altra ragione, simile a una polizza assicurativa, che rende il Pofessore più blindato di un caveau della Banca d’Italia: nessuna forza politica può assumersi la responsabilità di staccare la spina (è il caso di dire) all’attuale inquilino di Palazzo Chigi, pena il rischio, anzi l’altissima probabilità di ritrovarsi Super-Mario a capo dello schieramento politico-elettorale opposto. Per capirci. Se sarà Berlusconi a sfiduciare, anzitempo, Monti, quest’ultimo si presenterà al voto (quasi certamente) come candidato premier del centrosinistra. Viceversa, se sarà il centrosinistra a mollare il Professore, quest’ultimo verrà indicato da Silvio Berlusconi come candidato naturale del centrodestra alla guida dell’esecutivo. Siccome entrambi, centrodestra e centrosinistra, sanno che questi saranno gli sviluppi in caso di sgambetto a Monti, nessuno oserà l’ir reparabile. Il che significa che la compagine dei tecnici ha buone possibilità di restare in carica fino alle politiche della primavera 2013, cioè fino alla scadenza naturale della legislatura. 

Dunque. Se verrà stoppato in anticipo nell’azione di governo, Monti si ritroverà pressoché automaticamente candidato premier dell’altro schieramento. Se, invece, durerà fino al 2013, Monti si ritroverà, molto probabilmente, super-favorito per la successione a Giorgio Napolitano, al Quirinale. In questo secondo caso, sarebbe il mega-ministro Corrado Passera a raccogliere il testimone del Professore nella staffetta per Palazzo Chigi. 

Ovviamente, la politica è più scivolosa di una saponetta. Spesso sfugge di mano anche agli spiriti più machiavellici. Quanto alle previsioni poi, meglio non provarci. Sono destinate a essere smentite alla velocità della luce. Ma, nonostante le dovute cautele, non è pensabile, per le considerazioni sopra abbozzate, che un professore come Monti abbia accettato la sfida di domare i mercati con lo stesso divertito approccio di un visitatore domenicale dello Zoosafari. Monti ha accettato la sfida, politica prima che finanziaria, perché è convinto di non deludere le attese di italiani e europei. La qual cosa lo pone giocoforza sulla sommità dei palazzi capitolini, da cui difficilmente accetterà di scendere a cuor leggero.

Idem per il dottor Passera. Un banchiere del suo livello e del suo «740» non s’avventura in un viaggio governativo con la mentalità del diportista, consapevole fin dall’inizio che la crociera non durerà un’eternità (anzi). Un banchiere come Passera, allenato da una vita a far di calcoli, s’imbarca su una nave politica solo se ha davvero deciso che oltrepasserà definitivamente le colonne d’Ercole che separano la carriera nella finanza dal cursus honorum nel potere esecutivo e legislativo. Domanda. E i politici puri resteranno a guardare? Diciamolo. La politica appare tuttora frastornata dallo tsunami dei mercati e dal pressing tedesco che ha generato il fenomeno Monti-Passera. La politica è timorosa di subire stroncature più pesanti da parte dei mercati. Né vuole assumersi la responsabilità di provvedimenti da lacrime e sangue, prenotando una sicura batosta elettorale. La politica per ora sta a guardare, preparandosi forse a prendere una decisione di sistema, che inciderà anche sul futuro politico di Monti e Passera. 

In soldoni. L’Italia rimarrà una democrazia bipolare o tornerà al multipolarismo consociativo del passato? Anche nei singoli partiti non si contano, in materia, le correnti di pensiero. C’è chi ritiene acquisito il bipolarismo nel Dna degli italiani. E c’è chi ritiene il contrario. C’è chi dice che Monti (o Passera) potrebbero restare in sella solo in un sistema bipolare e c’è chi è convinto della tesi opposta, ossia che anche il multipolarismo successivo alla possibile scomposizione dei blocchi gioverebbe assai alle ambizioni di leadership di un Professore o di un Banchiere. Un fatto è certo. Indipendentemente dai sistemi elettorali e dall’eventuale ballottaggio tra bipolarismo e multipolarismo, Monti e Passera vengono ritenuti ormai già stabilizzati, cioè assunti, dalla politica-politica. E come tali, come politici-politici, dovranno abituarsi, dopo il periodo di luna di miele col Parlamento e con la maggioranza dei partiti, a fasi di maggiore conflittualità quotidiana.

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