Martedì 26 Marzo 2019 | 17:38

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di Antonio Lo Campo
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Una sorprendente e potente «millisecond pulsar» capace di sfidare le teorie esistenti su come si formano questi oggetti cosmici. È solo l’ultima scoperta effettuata dal satellite-osservatorio dedicato al grande fisico italiano Enrico Fermi, che si trova in orbita terrestre. Ma ben più in là, girovagando nel sistema solare, sono in viaggio, oppure stanno esplorando pianeti, diverse sonde robot.

Facciamo il punto, brevemente, sullo «status operativo» di quasi tutte le missioni in corso.

La scoperta di «Fermi» - La ricerca è stata pubblicata alcuni giorni fa su «Science»; l’osservatorio spaziale «Fermi» della NASA (a cui contribuiscono l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Istituto Nazionale di Astrofisica), ha osservato una «millisecond pulsar» in grado di sfidare nuove teorie, mentre un altro team operante su dati dello stesso satellite, ha sviluppato una nuova e più efficiente tecnica di analisi dei dati ottenuti, trovando nove nuove gamma-ray pulsar. L’oggetto scoperto, si trova in NGC 6624, un assemblaggio sferico di antiche stelle chiamato ammasso globulare, uno dei circa 160 oggetti simili orbitanti nella nostra galassia. L’ammasso ha circa 10 miliardi di anni e si trova a 27mila anni luce dalla Terra nella costellazione del Sagittario.
Una pulsar, è una stella di neutroni ed è l’«oggetto» più vicino ad un buco nero che gli astronomi possono osservare direttamente, capace di schiacciare mezzo milione di volte la massa della Terra in una sfera non più grande di una città. La materia è così compressa che è come se una teiera pesasse come il Monte Everest: «Prima che entrasse in azione il telescopio Fermi, erano solo sette le pulsar individuate dalle emissioni gamma, ma ora il suo catalogo ne comprende 100 - ricorda Patrizia Caraveo, direttrice dell’INAF-IASF di Milano e responsabile INAF per la missione “Fermi” - e la crescita non accenna a diminuire».

Traffico su Marte - Dalle lontane galassie facciamo un (notevole) balzo indietro, ma allo stesso tempo ci spostiamo molto più lontano rispetto a dove osserva il satellite «Fermi». Su Marte, ad esempio, continuano a funzionare alcune navicelle automatiche. E se il robot «Spirit» ha ormai concluso la sua esplorazione, il suo gemello «Opportunity» sta ancora esplorando il bordo del cratere Endeavour, dove si trova da tempo. Il rover, che ha raggiunto Marte nel gennaio 2004, si sta muovendo per trovare una posizione ottimale per l’esposizione dei pannelli solari in previsione dell’inverno marziano. 

La missione dell’ESA europea «Mars Express», in orbita intorno a Marte, con missione estesa fino al 2014, nonostante alcuni inconvenienti tecnici, procede nella sua missione in orbita marziana. Anche la sonda americana «Mars Reconnaissance Orbiter» è in orbita intorno a Marte ormai 5 anni e mezzo, così come da anni orbita la «Mars Odissey», sempre della NASA, che è attualmente la sonda in orbita marziana operativa da più tempo. Il suo sofisticato strumento THEMIS, ha inviato a Terra immagini straordinarie nel corso della sua «mappatura» del pianeta rosso.

Dagli asteroidi e verso le comete, passando da Saturno La sonda della NASA «Dawn», attualmente sta orbitando sull’asteroide Vesta alla quota di 600 chilometri, in un orbita che i tecnici hanno chiamato di «alta mappatura», con un periodo di 12 ore. 

Procede anche la missione euro-americana della sonda «Cassini», che ruota attorno al sistema di Saturno e delle sue lune dal 2004. Anche per questa missione, che ha funzionato perfettamente, è stata estesa la vita operativa: domenica scorsa, 6 novembre, ha effettuato ancora una volta un «passaggio ravvicinato» della luna Encelado, dopo le immagini ad alta qualità dei passaggi ravvicinati avvenuti nel mese scorso.

In viaggio nel sistema solare, ci sono anche le sonde gemelle della NASA della missione GRAIL, ora in lento avvicinamento alla Luna, che dovranno raggiungere, rispettivamente, il 31 dicembre ed il 1° gennaio. La sonda «Juno», lanciata in agosto, si trova nelle fasi iniziali del suo lungo viaggio verso Giove, che dovrà raggiungere nel luglio del 2016, mentre la «New Horizons», anch’essa in «ibernazione», sta puntando verso Plutone, che raggiungerà nel 2015.

Infine, le più lontane di tutte: le sonde «Voyager 1» e «2», ancora operative (ma ad energia decisamente bassa), lanciate nel 1977, e nel loro viaggio di allontanamento dal sistema solare. Da tempo, hanno superato le colonne d’Ercole del nostro sistema planetario.

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