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Denaro su denaro a tutti i costi cioè senza umanità

di Stefano Tatullo
di STAFANO TATULLO

I due episodi si sono svolti contemporaneamente, verso le due di notte di giovedì scorso. A Bari, in un’aiuola di Piazza Moro, davanti alla stazione ferroviaria, un uomo di settant’anni è stato ucciso per derubarlo della pensione. Intanto nel santuario dell’Incoronata, vicino Foggia, alla statua della Madonna Nera veniva rubata la corona d’oro che le avevano donato dei fedeli di Palazzo San Gervasio, nel Potentino. 

L’uomo di Bari, Francesco Montrone, era un senzatetto che viveva facendo il posteggiatore abusivo ed è stato ucciso con una coltellata alla schiena da due nigeriani di ventuno e ventotto anni che sono stati arrestati il giorno dopo. All’Incoronata i ladri hanno cercato di forzare la teca che protegge la statua, e non essendoci riusciti hanno infranto il vetro a martellate, all’altezza del volto della Madonna. Poi è scattato l’allarme e sono fuggiti. Non sono stati ancora arrestati, e nonostante gli appelli dei fedeli, non hanno restituito la corona. La pensione sociale di Francesco Montrone era di 400 euro; il valore della corona della Madonna è di circa 20.000 euro. Due sacrilegi – contro la vita e contro una immagine sacra – compiuti per denaro; per cifre – per quanto parlare di cifre sia così incongruo – miserabili, che aggiungono spregio al delitto.

Se si uccide un uomo per 400 euro vuol dire che la vita, per gli assassini, vale meno di quella cifra così esigua per chiunque. Cosa avrebbe potuto dare quel denaro ai due giovani nigeriani? Qualche ora, al massimo pochi giorni di sopravvivenza. Avrebbero potuto procurarsi la stessa cifra facendo qualunque lavoro, o chiedendo la carità davanti a una chiesa. Ma hanno pensato che fosse più facile e più rapido toglierli a un vecchio indifeso, perché evidentemente per loro la vita di quell’uomo non solo non aveva nessun valore, ma era un ostacolo, neanche difficile da rimuovere. Fra chi sperimenta le durezze della vita, si stabilisce a volte una forma di solidarietà, che è una sorta di riparo contro quelle durezze. Se togliamo la vita a un disgraziato come noi per così poco, vuol dire che in noi è venuto meno qualcosa, è venuta meno l’umanità, la qualità di uomini. 

I 20.000 euro che vale la corona della Madonna dell’Incoronata sono di più dei 400 di Francesco Montrone. Eppure sappiamo tutti che oggi sono anch’essi davvero poca cosa. Cosa faranno i ladri del gioiello? La cosa più probabile è che ne tolgano le gemme che l’adornavano e sciolgano l’oro per renderlo irriconoscibile. A quanto venderanno il tutto ai ricettatori? A molto meno di ventimila euro, evidentemente. 

E quei soldi dovranno poi dividerli fra di loro. Quanti erano? Almeno due? E quanto toccherà a ciascuno? 

Davvero poco. E per quel poco non hanno esitato a introdursi di notte in una chiesa e a rompere la teca a martellate. Non è senza significato che le martellate siano state all’altezza del volto della Vergine. Che siamo credenti o no, c’è nel sostrato culturale di noi tutti il senso del sacro. Chi ha profanato il santuario dell’Incoronata sapeva dove andava. 

Forse non sapeva che quella statua lignea secondo la tradizione risale al 1001; forse non sapeva neanche che viene visitata ogni anno da un milione e mezzo di persone; ma doveva sapere che tanti uomini e tante donne vanno a trovare quella Madonna per fede, che a Lei vanno a confidare dolori e speranze, a Lei vanno a chiedere una grazia che la durezza della vita non consente di sperare. E questa fede rende quella statua ancora più sacra. Anche in questo caso: quanto durerà, ai ladri sacrileghi, il poco denaro che ricaveranno dalla corona? 

Qualche giorno, e chissà in che cosa sarà speso, se avrà un senso. Ma come i due nigeriani non si sono fermati davanti a un assassinio, i profanatori, chissà di dove, chissà se italiani, non si sono fermati davanti all’oltraggio al sacro e alla fede di tante persone. E anche in questo caso senti che è venuta meno la stessa umanità, la stessa qualità di uomini.

Gli uomini abbiamo sempre soggiaciuto al denaro e al suo potere, ma nelle varie epoche, nello spirito del tempo, abbiamo conosciuto anche valori che hanno costituito un argine a questa nostra debolezza. Un valore è certamente la vita; il rispetto del sacro e della fede un altro. Lo spirito del nostro tempo è particolarmente disgraziato: per tanti di noi l’unico valore riconosciuto è il denaro. Il denaro e il potere che genera, che a sua volte genera altro denaro. Con cui comprare ogni privilegio che spesso è una manifestazione di sguaiataggine, di volgarità, di ingiustizia. 

Privilegi che quando riusciamo a guardare un po’ in profondità, si rivelano un segno di povertà, come quella senza speranza di chi ha bisogno di rubare una vita, un oggetto di fede per far tacere per qualche ora il proprio vuoto. Scriveva nel Seicento il poeta inglese John Donne: “La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità.” Quando quella morte la provochiamo noi, per quattro soldi, è perché non siamo più parte dell’umanità.

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