Martedì 19 Marzo 2019 | 16:24

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di Vito Antonio Leuzzi
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di VITO ANTONIO LEUZZI

«Un candido uomo fu il prof. Giovanni Modugno, di Bitonto, un socialista salveminiano, che nelle selvagge lotte locali portò una decisa ripugnanza a ogni sopraffazione, e in seguito passò all’immanentismo di Lombardo Radice e alla fede cattolica, senza però mutar indirizzo politico». Così Tommaso Fiore tracciava in Formiconi di Puglia (1963), un breve ma denso profilo dell’intellettuale e pedagogista cattolico che assieme a Gaetano Salvemimi, Carlo Maranelli, Giuseppe Di Vagno, Giovanni Carano DonVito, Antonio De Viti De Marco e lo stesso Fiore, fu in prima fila nelle battaglie meridionalistiche del primo Novecento. Una organica biografia del pensatore pugliese che caratterizzò il dibattito culturale e il confronto delle idee, viene ora pubblicata nel LXXV volume del Dizionario Biografico degli Italiani, istituto dell’enciclopedia italiana (2011); la «voce» curata dallo storico della pedagogia Franco Cambi ricostruisce il percorso dell’intellettuale bitontino, laureatosi prima in Scienze naturali e poi in Filosofia presso l’Università di Napoli, nonché docente in diverse scuole del barese (Corato, Barletta, Bitonto), prima di approdare all’istituto magistrale del capoluogo pugliese. 

La sua passione democratica e la sua riflessione pedagogico-educativa si evidenziarono sin dalla pubblicazione nel 1913 di significativi articoli sul settimanale salveminiano «L’Unità». Alcuni anni dopo pubblicò i suoi primi volumi sulla scuola, carichi di istanze etico-civili, tra i quali, Il programma scolastico della nuova democrazia (Città Castello 1916), Il Concetto dell’educazione e della pedagogia (Milano 1919), Per la riforma della scuola magistrale (Milano 1919). Egli maturò in questa fase una visione dell’educazione in funzione degli ideali democratici in opposizione al nazionalismo ed alle sue degenerazioni. I principi morali (libertà, responsabilità, sanzione) alla luce del pensiero di Immanuel Kant e Maurice Blondel) e la visione dell’educazione come autoeducazione (influenza del pensiero di John Dewey e Josiah Royce costituirono i punti di riferimento della sua elaborazione teorica). Nel primo dopoguerra svolse una intensa azione nell’ambito della «Società Umanitaria» a favore degli emigrati, impegnandosi a fondo nella lotta contro l’analfabetismo e dei rifugiati armeni in fuga dalle persecuzioni del nazionalismo turco. 

Con l’avvento del fascismo ribadì la sua avversione ad ogni forma di totalitarismo e si impegnò a fondo nella scuola aderendo «al fronte critico dell’attualismo pedagogico di Ernesto Codignola», nonché all’esperienza idealistica di Lombardo Radice. Quest’ultimo, nel 1925, gli propose la nomina a Provveditore agli studi che, tuttavia Modugno rifiutò in coerenza con le sue idee. Si avvicinò in quegli anni allo spiritualismo cristiano e pubblicò nel 1931 per la casa editrice Laterza, F.W.Forster e la crisi dell’anima contemporanea (ripubblicato nel 1946). In questo volume egli «connette l’esperienza di formazione del pedagogista tedesco all’antinazionalismo ed al riconoscimento del cristianesimo come più alta e completa pedagogia dei valori». Forster, sulla scia di Kant, riteneva fondamentali per la formazione del carattere gli ideali di libertà, giustizia e pace, punti di riferimento fondamentali per risolvere la «crisi contemporanea». 

Dopo la morte della figlia Pinuccia, nel 1934, egli potenziò in senso cristiano le sue scelte, mettendo in luce nello scritto, Religione e vita (Brescia 1935), il conforto che la fede dà del dolore individuando nella religione la forma più alta del valore. Diverse le sue pubblicazioni negli anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta, tra cui Religione e morale nella scuola e nella vita del fanciullo (1942), Esame dei programmi per la scuola elementare (1945) e Pedagogia e vita (1961). «La religione - sostiene ancora Cambi - rimase insieme con la scuola per la democrazia (come scuola di tutti, scuola di cultura e di formazione civile), il tema dominante della ricerca del Modugno anche negli anni della guerra, del dopoguerra, fino alla morte». Subito dopo la sua scomparsa, avvenuta a Bari nel 1957, all’età di 77 anni, fu avviato il processo per la sua beatificazione.

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