Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:17

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Il fumo uccide anche sotto l'ombrellone

di Giorgio Nebbia
di GIORGIO NEBBIA

Il gran dibattito dell’estate 2011 riguarda il divieto o il permesso di fumare in spiaggia. Qualche gestore di stabilimenti ha osato toccare il sacro diritto dei cittadini di avvelenarsi sulla spiaggia, in riva al mare, uno spazio in cui i fumatori rivendicano la possibilità di fumare perché è «all’aria aperta». Qualcuno ha lodato l’iniziativa, altri l’hanno contestata e l’argomento ha fatto il giro degli ombrelloni. In Italia vengono fumate circa 100 miliardi di sigarette all’anno, ciascuna del peso di circa un grammo. Le sigarette sono progettate in modo che la combustione del tabacco avvenga lentamente, con una quantità di ossigeno insufficiente per la combustione completa; in queste condizioni di combustione “incompleta” si liberano dal tabacco proprio le sostanze “piacevoli” che arrivano in bocca e nei polmoni e che sono costituite da nicotina e molti altri composti tutti tossici e alcuni cancerogeni. 

In seguito ai continui avvertimenti che il fumo delle sigarette fa male alla salute, le società produttrici di sigarette hanno cercato di attenuare i relativi danni ponendo, nel fondo delle sigarette, dove vengono posate le labbra, un “filtro” che, come promette il nome, dovrebbe filtrare, trattenere, una parte delle sostanze nocive ed è questo filtro, con attaccato ancora un po’ di tabacco, che si trova nel mozzicone, quanto resta dopo che è stato fumato circa un terzo della sigaretta. Ogni mozzicone pesa da 0,2 a 0,4 grammi: i mozziconi delle sigarette fumate in Italia ogni anno hanno un peso di circa 30 mila tonnellate, poche rispetto ai quasi quaranta milioni di tonnellate dei rifiuti urbani, ma moltissime se si pensa al potenziale inquinante di tali mozziconi. 

Il filtro è un insieme di fibre di acetato di cellulosa intrecciate in modo da offrire un ostacolo alle sostanze trascinate dal fumo delle sigarette verso la bocca e i polmoni dei fumatori. Se si osserva il filtro di un mozzicone, si vede che ha assunto un colore bruno, dovuto alle sostanze trattenute, principalmente nicotina e un insieme di composti che rientrano nel nome generico di “catrame”, fra cui idrocarburi aromatici policiclici altamente cancerogeni, e poi metalli tossici fra cui cadmio, piombo, arsenico e anche il polonio radioattivo, che erano originariamente presenti nelle foglie del tabacco. 

La natura e la concentrazione delle sostanze tossiche presenti nei mozziconi dipendono dalla tecnologia di fabbricazione delle sigarette che le industrie modificano continuamente per renderle più gradite ai consumatori; la natura di molti additivi e ingredienti è tenuta gelosamente segreta, il che non facilita la conoscenza e la limitazione dell’effetto inquinante dei mozziconi abbandonati. Il disturbo ambientale dei mozziconi delle sigarette viene anche dall’acetato di cellulosa del filtro, una sostanza che nelle acque si decompone soltanto dopo alcuni anni, tanto che alcune società cercano di proporre sigarette con filtri “biodegradabili”, il che farebbe sparire rapidamente alla vista i mozziconi, ma lascerebbe inalterate in circolazione le sostanze tossiche che il filtro contiene. Proviamo a seguire il cammino di un mozzicone di sigaretta. 

Il mozzicone delle sigarette fumate in casa finisce in genere nel sacchetto dell’immondizia e quindi nelle discariche e negli inceneritori; quello che viene gettato sulle strade finisce nelle fognature e nei depuratori e va ad inquinare le acque sotterranee, i fiumi e il mare. I fumatori più attenti, si fa per dire, all’ecologia hanno cura di schiacciare con il piede il mozzicone buttato per terra, per spegnerlo del tutto ma anche convinti di diminuirne il disturbo ambientale; avviene invece esattamente il contrario: il mozzicone spiaccicato spande tutto intorno per terra le fibre del filtro con il loro carico di sostanze tossiche e il residuo di tabacco che è ancora attaccato al filtro. Alla prima pioggia queste sostanze vengono trascinate nel suolo o per terra e da qui allo scarico delle fogne e da qui in qualche fiume o lago o nel mare. 

Il motivo per cui sarebbe opportuno non fumare sulla spiaggia e non gettare i mozziconi sulla riva sta nel fatto che questi vanno direttamente nel mare alla prima mareggiata. Nel mare le fibre del filtro galleggiano e vengono rigettate sulle coste dal moto ondoso; a molti lettori sarà capitato di fare il bagno nel mare e di dover spostare fastidiosi mozziconi galleggianti. Nel contatto con l’acqua le sostanze che il filtro contiene si disperdono o si disciolgono e possono venire a contatto con gli organismi acquatici. Rilevanti effetti tossici sono dovuti alla stessa nicotina presente in ragione di circa 0,25 milligrammi per ogni mozzicone; non c’è da meravigliarsi perché la nicotina è stata usata come un antiparassitario proprio per la sua tossicità verso molti organismi viventi. Insomma, quanto meno le persone fumano, tanto maggiore sarà il vantaggio per la salute del loro corpo e per quello del corpo comune di tutti noi, l’ambiente in cui viviamo, fumatori e non fumatori, per le acque e per il mare.

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