Sabato 23 Marzo 2019 | 18:12

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È tempo che la casta dia un segnale agli italiani

di Carlo Bollino
di CARLO BOLLINO
Rinvio delle pensioni di anzianità, ripristino dell’Ici sulla prima casa, incremento della tassazione sulle rendite finanziarie, imposta patrimoniale sui depositi bancari, tagli alle agevolazioni fiscali, aumento dei ticket sanitari, libertà di licenziamento e chissà che altro ancora. Qualunque sia alla fine la ricetta con la quale il governo tenterà di correggere i conti dello Stato per realizzare in anticipo quel pareggio di bilancio preteso dall’Europa, noi pagheremo qualcosa. Ciascuno di noi, inteso come cittadino di questo Paese, dovrà contribuire al risanamento delle finanze pubbliche e di conseguenza – attraverso la ripresa delle Borse - anche delle imprese private. Ed è giusto che sia così, perché altrettanto hanno dovuto fare i cittadini della Grecia, e quelli del Portogallo, e così faranno gli spagnoli e presto i francesi. 

Lo faranno pure i cittadini degli Stati Uniti d’America, e di tutti i Paesi coinvolti in questa gigantesca crisi finanziaria che sembra giunta a sanzionare la misura, probabilmente esagerata, del nostro benessere.

Ma il sacrificio, affinché non si trasformi nella pericolosa sensazione di subire una beffa, occorre che sia equo. Vale a dire equamente condiviso. Non uno soltanto di questi tagli potrà mai essere considerato equo, invece, se giungerà da una classe politica e dirigente che non abbia a sua volta contribuito, in molto altrettanto tangibile, alla condivisione del sacrificio. E questo vale per i legislatori nazionali come per gli amministratori regionali.

La Gazzetta del Mezzogiorno è impegnata a raccontare nel dettaglio i costi della politica in Puglia e in Basilicata. Spulciando tra regolamenti e determine il volume degli sprechi appare incalcolabile. La sola Regione Puglia dal primo gennaio al 30 giugno di quest’anno ha già impegnato in costi di vitalizi per ex consiglieri e per i loro eredi 11 milioni e 617.000 euro. Vitalizi che possono maturare dopo appena 30 mesi di legislatura come più neppure al Parlamento nazionale si permettono. Vitalizi che scattano persino a 55 anni di età, quando un consigliere regionale che ha versato 10 anni di contributi, ha diritto a ricevere 7.400 euro lordi al mese per il resto della sua vita. Diritto che poi erediterà il coniuge. Per non parlare dei cosiddetti «assegni di reinserimento», calcolati moltiplicando un anno di indennità percepita per ogni legislatura svolta. Una specie di liquidazione che, per chi ha svolto quattro mandati, equivale a quasi 500.000 euro: riscuotibili addirittura in anticipo, trasformando in questo modo la Regione in una cassa contante dal prelievo facile. Sono solo alcune delle regole fissate da una legge del 2003 che la Regione Puglia ha oggi il dovere politico di iniziare a riscrivere. Perché non basta tagliare il numero degli eletti se poi si preservano gli stessi benefici a una cerchia solo un po’ più ristretta della solita casta.

E il giudizio non cambia se l’analisi si allarga al piano nazionale. Nell’ultima manovra di bilancio la riduzione dei costi della politica era misurata in 7.7 milioni di euro. Cioè nulla. Non una parola sui favolosi vitalizi ai quali i parlamentari hanno diritto dopo appena 5 anni di contributi, mentre a noi comuni mortali ne impongono 30. Silenzio sulla formula «tutto gratis» della quale i nostri politici usufruiscono quando viaggiano in treno, autobus, aereo o metropolitana (e c’è da chiedersi a quale maggior costo per la casse dello Stato, adesso che molte compagnie a cominciare da Alitalia non sono più statali). Nessuna proposta su possibili riduzioni non solo delle indennità ma anche di diarie e rimborsi (entrambi esentasse) o degli assegni di fine mandato ai quali legislatori e amministratori pubblici attingono mentre sono in carica, e persino quando ne decadono. Ricchi emolumenti fino ad oggi cumulabili con quelli percepiti per ciascuna delle cariche pubbliche eventualmente ricoperte. Né vi è alcuno sforzo per fare finalmente trasparenza sulla miriade di altri onerosi benefit (talmente tanti da essere spesso ignoti persino a molti membri della Casta), ma che devono essere proprio vantaggiosi se un parlamentare pochi giorni fa ha protestato per una commissione di 3 euro trattenuta allo sportello bancomat. Quando un parlamentare della Repubblica che guadagna 13mila euro al mese considera eccessivo versare tre euro, vuol dire che non vive in questo mondo. Vuol dire che non è più abituato a pagare nulla. Non un ticket, non una multa, non un passaggio aereo, non una fattura in mensa, non una bolletta del telefono, non un biglietto a cinema o teatro, non un pedaggio in autostrada. Probabilmente non sa neppure quanto costi un francobollo, e questo a prescindere dal fatto che pure la corrispondenza dei politici viaggi ormai (gratis) via mail ma usando un palmare regalato anch’esso. L’Associazione piccoli proprietari di case calcola che tutto questo costi alle casse dello Stato 2.215 euro. Al minuto.

Siamo consapevoli che i costi della politica non si esauriscono con i benefici personali dei politici. Tra governo, parlamento, regioni, province, comuni, consulenze e consigli di amministrazione di società e consorzi pubblici 465.896 italiani vivono a spese nostre. E la lista degli sprechi è ancora più lunga, perché dentro ci entrano di diritto anche i privilegi che la Casta estende a clienti, amici e parenti, e poi i costi che discendono da illegalità, abusi e corruzione, e infine e più semplicemente gli sprechi della cattiva gestione. Che in Italia, specialmente al Sud, purtroppo sono tanti.

I mercati dicono che non c’è più tempo, ma lo dice anche la gente. Crediamo sia giunta l’ora che l’intera classe dirigente ne prenda atto e agisca, prima che la rabbia e il disamore verso la cosa pubblica esplodano come stanno facendo le Borse. Il ministro Tremonti ha annunciato che alla luce delle condizioni poste dalla Bce, la manovra di bilancio dovrà essere ristrutturata. Insomma sostanzialmente rifatta. Non c’è occasione migliore per rispondere, tutti, alla perniciosa ondata di antipolitica sforbiciando finalmente dentro il gigantismo della Castocrazia e delle sue odiose franchigie.
Carlo.bollino@gazzettamezzogiorno


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