Martedì 26 Marzo 2019 | 23:08

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Dal ventre della Terra un benefico calore

di Giorgio Nebbia
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A ben guardare siamo seduti su una caldaia caldissima: un po’ di chilometri sotto i nostri piedi ci sono strati di rocce a temperature di centinaia di gradi che subiscono trasformazioni chimiche; in qualche zona della Terra l’acqua, che dagli strati superficiali penetra a contatto con le rocce calde, fuoriesce sotto forma di vapore; in altre si trova acqua calda anche a poche centinaia di metri di profondità. Affannati come siamo a cercare continuamente nuove fonti di energia perché non dovremmo prestare più attenzione all’uso del calore interno della Terra, gratis e rinnovabile?

In Italia, che è stata all’avanguardia nell’uso del calore geotermico, il vapore endogeno aziona turbine che producono continuamente, quasi 6 miliardi di chilowattora all’anno, una frazione piccola, ma non trascurabile dei circa 300 miliardi di chilowattora di elettricità consumati ogni anno nel nostro paese. Nel mondo l'elettricità geotermica è oggi (2010) ottenuta con centrali che hanno una potenza di quasi 11.000 megawatt, con una produzione di quasi 70 miliardi di chilowattora all’anno; l’Italia è al quinto posto dopo Stati Uniti, Filippine, Indonesia e Messico. 

Si potrebbe trarre dalla pancia calda della Terra più energia ? Gli studiosi (ingegneri, geologi, chimici) che si occupano delle risorse geotermiche hanno una propria associazione, l’Unione geotermica italiana, che ha tenuto proprio nei giorni scorsi una riunione per presentare un «Nuovo manifesto della geotermia italiana», un evento che mi pare abbia ricevuto purtroppo ben poca attenzione. Nel loro manifesto gli studiosi hanno esposto le varie forme in cui il calore geotermico può contribuire ai fabbisogni energetici italiani. Intanto vanno distinte le risorse geotermiche a seconda della loro «qualità»; le condizioni più fortunate sono quelle in cui dal suolo fuoriescono getti di vapore caldo che può essere avviato direttamente alle turbine collegate con i generatori di elettricità. È la situazione di Larderello (in provincia di Pisa) e di altre poche zone nella Toscana. 

Per il resto in molte zone italiane, scavando a poche centinaia di metri di profondità, si trovano giacimenti di acque liquide calde, a temperatura fino a 90 gradi. Di queste solo una minima parte è utilizzata, benché esistano numerose soluzioni tecniche per trarne energia utile. Con le acque calde sotterranee (ce ne sono modeste manifestazioni anche nella Puglia settentrionale) è possibile azionare dispositivi adatti al riscaldamento estivo e al raffreddamento invernale di abitazioni, di serre, di piscine ricorrendo a vari metodi per utilizzare il calore geotermico, anche di acque a basse temperature. Una di queste è costituita dalle pompe di calore, dispositivi con cui è possibile trasferire, mediante motori elettrici, il calore, per esempio da un giacimento sotterraneo di acqua a temperatura costante, all’interno, per esempio, di edifici o serre che verrebbero così scaldati. 

Un’altra furbizia con cui è possibile spostare il calore da una fonte calda sotterranea, come quella di un giacimento geotermico, a uno spazio freddo è rappresentata dai «condotti termici» (heat pipes); la forma più semplice è quella di un tubo contenente una piccola quantità di un fluido allo stato liquido; se si immerge in uno spazio caldo l’estremità contenente il liquido, questo evapora e sale nello spazio vuoto sovrastante; quando incontra una zona fredda si condensa, cedendo il calore assorbito nell’evaporazione e ridiscende nell’estremità calda. Un importante passo avanti si è avuto a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, con lo studio dell’estrazione del calore delle «rocce calde secche», complessi geologici caratterizzati da elevata temperatura e privi di acqua. A fini energetici le rocce vengono dapprima fratturate per iniezione di acqua sotto pressione, o con mezzi meccanici o chimici: nelle rocce fratturate viene poi iniettata acqua che vaporizza e ritorna in superficie calda in grado di scaldare a sua volta un fluido che aziona un normale motore. 

Altre prospettive sono offerte dal calore vulcanico, per esempio intorno a Napoli, nelle isole Eolie, a Pantelleria, in Sicilia. Nel suo «manifesto» l’Unione geotermica italiana indica le strade, che vanno da innovazioni tecniche a finanziamenti pubblici, con la possibilità di aumentare in Italia, da oggi al 2020, la produzione di elettricità geotermica a 7 miliardi di chilowattora all’anno e soprattutto è possibile triplicare la quantità di calore estratto dal sottosuolo risparmiando petrolio e gas naturale ed emettendo meno anidride carbonica nell’atmosfera. Secondo queste prospettive, inoltre, si creerebbero alcune diecine di migliaia di posti di lavoro, fra laureati, tecnici e operai. Chi avrà voglia di ascoltare queste proposte di innovazioni, così vantaggiose per l’economia e per l’ambiente?

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