Mercoledì 27 Marzo 2019 | 03:39

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La sfida decisiva tra iperpolitica e antipolitica

di MIchele Cozzi
di MICHELE COZZI

Antipolitica, casta, privilegi, immunità: il pendolo della politica italiana sembra tornato indietro di quasi vent'anni. Al crepuscolo della prima repubblica e all'alba di quella che appariva una nuova era. Almeno così veniva presentata dai cantori del nuovo tempo.

La storia è andata in altra direzione, con una rivoluzione silenziosa che ha cambiato in profondità il senso comune degli italiani. 

Ha cambiato la griglia dei valori, il rapporto con gli altri, e i ritardi della Politica che non ha saputo trarre la lezione dell'ondata anti-partitica dei primi anni Novanta e si ritrova oggi a ripercorrere lo stesso declivio. Con soggetti diversi, anzi in una perfetta eterogenesi dei fini, con i fruitori del " primo vento" che oggi sembrano sul punto di essere travolti dalla nuova tempesta.

Ma le similitudini con la fine della prima repubblica si fermano qui. Perché nel frattempo la condizione materiale del Paese è profondamente mutata. E non in positivo. L'economia è in fase di stallo, a volere essere ottimisti; la crisi morde, il processo di impoverimento delle classi medie è in fase avanzata; le istituzioni culturali - dall' università alla scuola - non reggono il confronto internazionale; i giovani sono costretti a convivere o con una precarietà esistenziale oppure debbono scegliere di "scappare" all'estero.

Un Paese in declino e la classe politica non sembrare dare segnali di ravvedimento e di consapevolezza della gravità della situazione. Intenta esclusivamente alla propria sopravvivenza. Un fenomeno studiato da Pareto un secolo fa.

Il Paese dopo lo choc degli anni Novanta è in preda ad un contro-choc, scaturito dalla fine del decennio del ventennio dell'illusione: la sinistra è stata al governo due volte e non ha lasciato grandi rimpianti dietro di sè; il berlusconismo, il volto italico della rivoluzione liberale, appare un lungo elenco delle occasioni perdute.

Gli italiani hanno puntato prima sulla sinistra, imbrigliata e paralizzata da un agglomerato di partiti e partitini e incapace di decidere su tutto. Poi hanno lasciato carta bianca al centrodestra con la più netta vittoria elettorale con le ultime politiche. Ma l'asse Berlusconi-Bossi-Tremonti non sembra aver dato risultati migliori. E adesso? A quale santo votarsi?

È in questo clima che riesplode l'antipolitica che non si manifesta più con il lancio delle monetine a Craxi, ma che invade il web, la nuova agorà della politica. Da facebook a twitter emerge un Paese sull'orlo del collasso. Certo, c'è chi intravvede l'eterna venatura anarcoide e volgare di un pezzo di società che non ha mai fatto i conti con lo Stato moderno, con il rigore della legge, interpretata sempre come roba da azzeccagarbugli, dominata dall'individualismo regressivo e dal familismo amorale. Senza scomodare Leopardi o Banfield, è quella vena di società che crede esclusivamente nei piccoli gruppi: la famiglia, il clan, la corporazione.

Ma sarebbe un errore interpretare lo stato presente dei costumi degli italiani solo come un movimento regressivo e reazionario al primato della Politica.

Perché l'antipolitica è l'altra faccia del fenomeno opposto: l'iperpolitica. Ci sono settori crescenti della società che si sono svegliati dal torpore degli anni Novanta e stanno riscoprendo il valore della Politica. un fenomeno che si è manifestato essenzialmente con il voto referendario, con in tasso di partecipazione superiore ad ogni aspettativa. Con le piazze che si riempiono senza e contro i partiti.

Un pezzo di società si è rimessa in moto; un altro pezzo, che aveva creduto e sperato nel berlusconismo appare in stand by, in attesa.

È l' intero Paese in fase di assestamento.

Un ciclo politico forse volge al termine; ma il quello culturale e sociale non ha ancora smesso di dare i suoi frutti. Positivi o avvelenati che siano. L'auspicio è che sulla scissione sociale che si è respirata per un ventennio, tra berlusconiani e antiberlusconisni cada l'oblio e che il cuore e la pancia del Paese ritrovino le ragioni di una missione condivisa.

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