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Pezzi di sinistra barese alla ricerca di progetti e candidati

di Michele Marolla
di MICHELE MAROLLA

Un pezzo di sinistra, anzi più pezzi di sinistra, alla ricerca di un ruolo, di progetti e, perché no, di candidati. Un incontro pubblico dal titolo lungo, un po’ nella tradizione della sinistra: «Guardiamo avanti! Delegare/Partecipare: idee e progetti per il futuro della città e della regione», in programma nel pomeriggio, dalle 18, al Fortino S. Antonio. Una partecipazione che si annuncia numerosa, anche se sull’amico/nemico Facebook partecipanti e non partecipanti si equivalgono. Una voglia di confrontarsi faccia a faccia, partendo da un documento programmatico, come si diceva una volta. 

Una traccia che parte da quello che è stato, un po’ rim - piangendolo, un po’ cercando di ripescare le cose migliori di della «primavera pugliese», sottolineando gli errori ad esempio dei partiti (scomparsi). Ma anche le perplessità sulle forme autorganizzate della società civile, per le quali «si fa fatica a trovare tracce di cittadinanza attiva, fatta eccezione per le articolazioni locali di processi organizzativi nazionali o addirittura sovranazionali come quelli che hanno connotato la campagna referendaria sull’acqua». 

In questo doppio vuoto, secondo gli organizzatori si è fatta largo «un’idea leaderistica e carismatica della rappresentanza che riduce la democrazia a plebiscito (magari raccolto su Facebook), che sfugge al controllo ed anche al confronto, che decide in maniera opaca ancorché accompagnata dagli osanna dei cortigiani (ma anche dal mugugno impotente degli esclusi)». Un dubbio. Ce l’hanno con Emiliano? Ma poi ce n’è anche per Vendola, visto che importanti sfide come quella della buona sanità «sono più o meno le stesse di sei anni fa». Oppure il penultimo posto nazionale nella differenziazione dei rifiuti che richiama «uno scarto che si fa sempre più fatica ad accettare tra l’imma - gine che la Puglia sa dare di sé (una positiva conquista secondo noi) e la realtà della vita delle nostre comunità». 

Ma allora chi sono gli organizzatori? Scontenti e scontentati del Pd, di Sel e di Rifondazione? In realtà sono due docenti universitari (Luca Scandale e Onofrio Romano) due giornalisti (Nico Lorusso e Luigi Quaranta) e un medico con importanti precedenti in politica (Danny Sivo), che fanno capo a una neonata associazione politica e culturale denominata Bari Partecipa, che può contare su una ventina di aderenti. La domanda giusta da porsi è: cosa vogliono? Le elezioni, checchè se ne dica, non sono vicine, quindi questa sembra più che altro una prima tappa di avvicinamento per ripristinare un percorso corretto di confronto tra elettori ed eletti. Sembra che gli organizzatori siano preoccupati, e molto, da una situazione in cui la comunicazione «tout court» ha sostituito la politica, il confronto sui programmi, sulle cose da fare. 

Questo incontro pubblico appare come un tentativo di ripristinare quella politica che sa guardare un po’ più in là dell’imminenza dei problemi quotidiani e che è capace di disegnare le nuove città, partendo da visioni strategiche, in grado di mettere in moto meccanismi di condivisione e di sviluppo territoriale. Caso mai cominciando da quella Bari capitale della cultura, che potrebbe rappresentare un primo traguardo. Dunque, iniziativa meritevole e meritoria. Peccato quella voglia di legittimazione che ha portato il gruppo promotore a schierare, insieme con loro, i tre segretari di Pd, Sel e Rifondazione (Blasi, Pannarale, Cesaria), un deputato (Ginefra), due consiglieri regionali (Losappio e Decaro) due donne impegnate in politica che hanno ricoperto ruoli di governo locale (Terrevoli e Maugeri). 

Sì peccato, perché sarebbe stato più divertente, meno istituzionale, se per una volta i politici avessero soltanto ascoltato, sia le proposte/ provocazioni di Romano, Scandale & C, sia il dibattito che dovrebbe scaturire su quelle proposte. Una sorta di percorso salutare, depurativo dalla valanga di parole che sono costretti a proferire ogni volta che si trovano in un incontro pubblico. Non solo. Si sarebbero anche evitate le telefonate, a segretari e non, sull’opportunità di presenziare a un incontro «non allineato». Eh sì, perché è partito il fuoco di fila dei veti, dei consigli spassionati e amichevoli. Segno che la politica, quella vecchia camuffata di nuovo, non cambia. Mai. E se si vuole davvero guardare avanti, il confronto deve tenerla fuori quella politica. Utilizzando tutti i mezzi, dal sano faccia a faccia fino a Facebook, perché gli strumenti vanno usati, evitando che il mezzo si trasformi in messaggio.

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