Martedì 26 Marzo 2019 | 01:00

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

PotenzaQuote rosa
Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

 
TarantoInquinamento ex Ilva
Il Comune di Taranto discute di ambiente: presente Emiliano

Il Comune di Taranto discute dell'aumento della diossina: presente Emiliano

 
LecceLa protesta
Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

 
HomeIl caso
Bari, acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

Gioia del Colle, beve al bar acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

 
HomeL'inchiesta
La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

Il Sud può spostare il centro del mondo

di Franco Cassano
di Franco Cassano


L’idea che sta alla base del Pensiero meridiano è molto semplice. Ormai da secoli, il Sud non parla più in prima persona, perché sono altri a parlare al suo posto. A parlare e a rappresentare il Sud è la civiltà che durante questi secoli è divenuta dominante, quella del Nord-Ovest del mondo che possiede non solo il primato economico-politico, ma anche l’egemonia sull’immaginario del pianeta. Agli occhi di tale civiltà, il Sud è, nella migliore delle ipotesi, sinonimo di una società arretrata, di un intreccio perverso di miseria e devianza, repressioni e superstizioni. Secondo questa prospettiva, l’unica possibilità di riscattarsi per il Sud è quella di diventare Nord, di cancellare quanto prima la propria differenza, di liberarsi da una cultura che, come una zavorra, gli impedisce di ridurre il proprio ritardo e avviarsi sulla strada del «progresso».

Il programma teorico del pensiero meridiano è quindi molto chiaro: decostruire questa immagine, interrompere una lunga sequenza storica durante la quale il Sud è stato pensato da altri e restituire ad esso l’antica dignità di soggetto del pensiero. In altre parole, il pensiero meridiano parte dalla convinzione che il Sud sia molto di più che un semplice non-ancora-Nord, che esso rappresenti una prospettiva autonoma e diversa, e che tale autonomia permetta, oggi più che mai, di guadagnare uno sguardo critico sulla direzione che il mondo ha preso nell’era della globalizzazione e dell’egemonia del liberismo. Il Sud, infatti, non rappresenta solo il passato, ma offre anche utili indicazioni per il futuro, è un altro punto di vista sul mondo.

Guardare il mondo da Sud vuol dire, quindi, proporsi una riforma profonda dello sguardo dominante. Il Sud deve schiodarsi dalla figura alla quale oggi è consegnato e deve guadagnare una prospettiva diversa da quella che lo rappresenta come una copia imperfetta e ritardata del Nord, un allievo eternamente incapace e immaturo, oscillante tra il paradiso turistico e l’inferno mafioso. Esso ha sicuramente molto da apprendere dal Nord, ma non mira a «diventare Nord». E non lo fa solo per un moto di orgoglio epistemologico, ma anche per altre e molto solide ragioni.

In primo luogo, esso non crede che la gerarchia tra i paesi cosiddetti sviluppati e quelli arretrati sia così limpida e meritocratica come pretende di essere. La metafora sportiva della competizione, così largamente usata, occulta la realtà, perché il mercato non è certo raffigurabile come una pista di atletica in cui le corsie sono libere e uguali per tutti i concorrenti. Chi sta davanti non ha alcuna intenzione di far passare chi sta dietro, e coloro che credono che sia possibile rovesciare tale gerarchia combattendo ad armi pari si sbagliano grossolanamente. Molti studiosi, anche di orientamento non radicale, lo hanno detto chiaramente, come ad esempio il premio Nobel per l’economia Douglass C. North: «L’”economia globale” non è un campo da gioco in cui tutti partono da zero: i paesi sviluppati godono di vantaggi maggiori, in quanto possiedono un contesto istituzionale/organizzativo che [...] riesce a catturare la produttività potenziale derivante dall’integrazione della conoscenza dispersa». In altre parole, i più forti dispongono di mezzi diversificati e sicuri per impedire agli altri di insidiare il loro primato.

Ma risalire la gerarchia per il Sud è difficile anche per un altro motivo: l’ambiente naturale di partenza non è uguale per tutti. Si ricordi quanto dice un grande storico come David S. Landes che, nel suo La ricchezza e la povertà delle nazioni, parte dal riconoscimento forte ed esplicito dell’influenza del clima temperato sullo sviluppo e sulla ricchezza delle nazioni. E senza dubbio il clima ha esercitato, ed esercita tuttora, un grande peso nel favorire o nell’ostacolare lo sviluppo economico di un paese. Ma del peso di questo fattore, a differenza di quanto facevano i primi maestri del pensiero sociale, oggi si parla molto poco. Anche in questo caso la possibilità di ridurre lo scarto esistente tra i paesi leader e tutti gli altri costituisce una rappresentazione alterata di una realtà nella quale quel divario è invece destinato a crescere. Da questi due ostacoli deriva un semplice corollario: certamente il Sud ha molto da imparare dai paesi più sviluppati, ma non li può inseguire senza incorrere in sconfitte e in delusioni, perché essi sono partiti prima, non hanno alcuna intenzione di farsi superare e si valgono di condizioni ambientali favorevoli. In termini calcistici, diremmo che giocano sempre in casa, anche se fingono di giocare in campo neutro. Che cosa sono le folle di migranti se non la riprova drammatica dell’impossibilità di superare quel divario, la definitiva e drammatica sepoltura dell’idea di uno sviluppo equo e diffuso su scala globale?

Infine, se vogliamo riconoscere, com’è giusto, un rilievo scientifico alla famosa diagnosi di Weber sul ruolo decisivo che un’etica religiosa, il protestantesimo calvinista, ha avuto nell’avviare l’accumulazione del capitale, dobbiamo chiederci come sia possibile, per tutti i paesi che non vengono da una tradizione abitata da un unico Dio, silenzioso e severo, avviare quel processo di razionalizzazione della vita che fa partire lo sviluppo. Si devono convertire?

La grande narrazione della crescita è quindi un racconto pieno di miraggi, perché predica l’universalizzazione di uno sviluppo non universalizzabile, mostra come un ritardo che il tempo attenuerà quella che in realtà è un’acuta asimmetria di potere. Ma la critica di questi dispositivi teorici che noi proponiamo non nasce da un banale risentimento, non è l’accusa che la volpe rivolge all’uva di essere acerba, ma muove dalla convinzione che il Sud non ha solo da imparare, ma anche da insegnare. Ovviamente tale rivendicazione del «valore» del Sud non coincide con l’apologia di un’antica terra assolata o orientale, con una sorta di rappresentazione esotica di sé, con una stupida indulgenza per i propri vizi. Il pensiero meridiano non è un ritorno alla tradizione, la rappresentazione di un idillio che non c’è, ma una mossa teorica che si propone di far vedere ciò che il pensiero della crescita infinita non permette di vedere, che prova a guardare quella che il lessico dominante chiama «arretratezza» da un altro lato, che si propone di usarla come una risorsa critica rispetto alla cultura dominante. È un movimento teorico che non coincide, ma ricorda quello descritto da Adorno in uno straordinario aforisma dei Minima moralia: «Uno dei compiti fondamentali di fronte alla crisi in cui si trova il pensiero è quello di impiegare tutti gli argomenti reazionari contro la cultura occidentale al servizio dell’Illuminismo progressivo».

Alcuni hanno visto un’analogia tra questa mossa teorica e quella che sta a fondamento del pensiero della differenza femminile. L’osservazione coglie nel segno. Come il femminile non è una forma di esperienza minore e imperfetta rispetto al maschile, ma una diversa relazione con il mondo che critica la falsa neutralità del dominio maschile, così il Sud non costituisce semplicemente uno stadio imperfetto e incompiuto dello sviluppo, ma un altro sguardo che mira a custodire un’autonomia rispetto al mondo sviluppato e a decostruirne l’arroganza simbolica. Va anche da sé che questo movimento non costituisce una difesa della tradizione, proprio come il pensiero della differenza femminile non coincide in alcun modo con l’idealizzazione della posizione tradizionale della donna. In entrambi i casi siamo di fronte non a una difesa della società tradizionale contro la società moderna, ma a una critica della falsa neutralità e universalità dei modelli culturali dominanti, a una critica della forma di modernità oggi dominante.

In un tempo in cui il futuro è affondato, e ci si è abituati a vedere nell’ordine di cose esistente l’unico mondo possibile, ogni critica contro di esso viene liquidata come nostalgia, come una regressione al passato. L’autonomia del Sud non vuol dire, conviene ribadirlo, l’idealizzazione del Sud esistente. Al contrario: la prospettiva dell’autonomia richiede l’abbandono di tutte le indulgenze che accompagnano la dipendenza, richiede che si sappia saper andare da soli, che ci si sappia governare. Autonomia, autós – nómos, vuol dire vivere con le proprie leggi, saper dare regole a se stessi: essa non esiste senza severità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400