Martedì 26 Marzo 2019 | 17:03

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Resiste lo spirito della nostra Costituzione

di Giuseppe Giacovazzo
di GIUSEPPE GIACOVAZZO
Avendo scritto su queste colonne che il voto del ballottaggio sarebbe stato una verifica possibile di quanto il potere televisivo possa influenzare l’orientamento degli elettori, mi pare doverosa una rapida riflessione. Il lamento di Berlusconi che per la prima volta, in tanti anni, accusa trasmissione come Annozero della sua sconfitta elettorale è già un dato significativo. Si sa che il consenso dei ceti meno colti e delle fasce più anziane era affidato soprattutto ai telegiornali. Che però hanno perso molto negli ultimi anni, mentre è venuta crescendo l’audience delle trasmissioni di approfondimento, più seguite dai ceti più colti. Complessivamente si può dire che l’uso politico della tv non aiuta più come prima i signori del sistema duopolistico.

Il primo effetto della sconfitta elettorale è stato la nomina del ministro Alfano a segretario del Pdl. Una carica che non esisteva in quel partito. È augurabile che il designato faccia meglio che da ministro della giustizia, dove ha lasciato bozze ad personam, senza mai riuscire a moderare l’ira funesta del premier contro la magistratura, non ultima causa della cocente sconfitta. A lui siciliano l’ardua impresa di risollevare le sorti del berlusconismo al Nord, dove non è riuscito un altro siciliano, il ministro La Russa. Purtroppo gli hanno affiancato la stessa triade plastificata che c’era prima del diluvio.

Non credo che sia importante occuparci delle cose interne al partito di maggioranza, se non fosse che viviamo in una “repubblica dei partiti”, secondo la Costituzione, e se non fosse che il Pdl risulti il partito più anomalo rispetto al nostro sistema democratico. Patetica l’esortazione del sindaco Alemanno che invoca un congresso nazionale. Cosa normalissima. Ma non per un partito che nasce e cresce come cesarismo idolatrico, con un leader carismatico che regna e decide incontrastato, nomina, comanda, delega, condanna ed espelle in diretta tv una intera frazione dissidente, come accadde con Fini. E ora si crea un segretario alla stessa maniera di un vescovo che sceglie il suo vicario diocesano.

Non meno stravagante la proposta del governatore Formigoni che chiede addirittura le primarie per la scelta del leader. Primarie che secondo Giuliano Ferrara, gran consigliere del principe, dovrebbero servire a rilegittimare il leader. Ma Cesare non andò in Senato alle idi di marzo per farsi rilegittimare. Andò incontro alla morte. Unica sorpresa il pugnale di Bruto, figlio suo. Ma nel Pdl, fra tanti cortigiani, non si vede l’ombra di un Bruto.

Non sembra incrinarsi l’alleanza ferrea con la Lega, a cui il Pdl è legato da parallele affinità come il carisma del leader indiscusso. Tutti ossequienti a ogni suo Ipse Dixit. Insieme stanno, insieme cadranno. Non presto, come sognano gli avversari. Per la prima volta la Lega ha perso nel suo Nord, dove sempre guadagnava a spese dell’alleato. Ma la loro affinità non è indebolita dalla sconfitta. Si rafforza invece la loro irrevocata tendenza a modificare la Costituzione della Repubblica, incompatibile con qualsiasi forma di cesarismo e refrattaria a ogni tentativo populista.

Non era mai accaduto che qualcuno osasse proporre di cambiare il primo articolo della Costituzione. Da Repubblica fondata sul lavoro a fondata sull’impresa. Quel grande articolo fondante è il frutto laborioso e sofferto di uno storico confronto fra Togliatti e il giovane Moro, ed è la sintesi culturale e politica più alta a cui giunsero, ben oltre il compromesso, le tre grandi componenti dell’Assemblea: marxista, laica e cattolica.

La Costituzione repubblicana (va ribadito a 150 anni dall’unità nazionale) non è una riedizione del sistema liberale prefascista. Quella non era democrazia ma oligarchia, come sostiene Salvemini in polemica con Croce. È invece sintesi dell’anelito alla libertà e insieme all’eguaglianza. E se voi volete andare in pellegrinaggio – disse Calamandrei – nel luogo dove è nata la nostra Costituzione “andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità”.

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