Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:19

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Il vento del Sud, anzi doppio vento

di Lino Patruno
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Napoli è l’emblema del Sud nel bene e nel male. Anzi il po’ di più (che spesso guasta) sia nel bene che nel male. Metti il voto che ha eletto De Magistris a sindaco della città. L’ex magistrato era il Bari che vince il campionato di calcio: roba da pomodori appresso a chi l’avesse previsto. De Magistris non era neanche il candidato ufficiale del centrosinistra, il quale si era spaccato sul proprio candidato alle primarie. E nella campagna della vigilia De Magistris e Partito Democratico se le erano dette nei denti. Comunque De Magistris rappresenta ora la sinistra. Ma la gente che lo ha portato a un trionfo con pochi eguali non voleva certo gratificare un centrosinistra che da Bassolino alla Jervolino ha mezzo affossato Napoli. Ancòra peggio nel centrodestra. Che avrebbe dovuto vincere senza neanche scendere in campo. Con un Lettieri che, senza essere un’aquila, bastava che insistesse, come ha fatto, su quanto De Magistris sia un personaggio controverso. Fra l’altro anche in rotta con Di Pietro che lo ha inventato, ma che egli ha scavalcato a botte di minacce di “tintinnar di manette”, sia pure in un Paese dall’80 per cento di reati impuniti e sempre in deficit di giustizia. 

Quindi ha vinto De Magistris, ma ha vinto soprattutto un grido: basta. Basta con la solita politica, basta con le promesse, basta con le vecchie parole. Non si sa se ora sarà meglio, ma basta. Al di là dei programmi, visto che De Magistris vuole eliminare la “monnezza” senza i termovalorizzatori o inceneritori che anche la Puglia di Vendola ha accettato (sia pure in minima dose). E quando soffia il vento del “basta”, può andare a finire come con le monetine contro Craxi. Col “basta” che soffia anche al Nord. Non sempre il “basta” si traduce immediatamente in voti. 

Ma c’è un altro “basta” ch e traversa tutto il Sud. Sufficiente aver seguìto qualche cerimonia di celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia. Scenetta uguale ovunque. Atmosfera di festa. Inno nazionale con la mano sul petto. Coccarde. Torte tricolori. Esaurito il rito, cambia l’aria. Coi convenuti affamati di verità sui danni dell’Italia unita al Sud. E con la celebrazione che diventa processo per tutto il falso che hanno finora raccontato. Senza però mettere in dubbio che in Italia siamo e in Italia restiamo. Questo il “ventre del Sud”, molto più ribollente di quanto faccia credere il vecchio pregiudizio del fatalismo, del “tanto non cambia mai niente”. E ovunque, nelle città come nei paesi, dai Lions e Rotary quanto nelle piazze e addirittura nelle scuole, incredibilmente arrabbiate pur se ancòra vittime di libri di storia che raccontano sempre la solita storia. Che non è solo storia, ma vera e propria politica coloniale verso il Sud cominciata all’indomani dell’unità e continuata pari pari fino ad ora. E con una bistrattata minoranza di benpensanti o “responsabili” che dicono: ma il Sud si deve fare anche l’esame di coscienza. Se ne è fatti fin troppi, ora “basta”. Non è una assoluzione delle mitiche classi dirigenti: il “basta” va oltre. Troppe pensioni di invalidità al Sud? Ma su una pensione di invalidità, o sull’assegno di accompagnamento della nonna al Sud ci campa un’intera famiglia. 

Troppi dipendenti pubblici? Ma se l’economia privata è ridotta al sottosviluppo, dove deve andare a lavorare la gente: il posto pubblico gonfiato diventa un ammortizzatore sociale. Da briganti o emigranti a bidelli o infermieri. Amministrazione che complica tutto invece di facilitare? Ovvio, più sono i dipendenti, più sono le strozzature: così il Sud è doppiamente danneggiato. E di fronte alle difficoltà di arrivare a fine mese, prosperano le società finanziarie e i microprestiti. E molte famiglie cominciano a impegnarsi la casa, e potrà avvenire che la perdano diventando inquiline delle quattro mura delle quali erano padrone. Un segno immediato è la riduzione del risparmio. E del patrimonio, perché ci si vende le proprietà per avere liquido. Mentre continua l’emigrazione, questa volta dei giovani con laurea e computer: ancòra una volta i meridionali devono togliersi dai piedi, non c’è posto per tutti loro. Prima la conoscenza della verità della storia. Poi la coscienza di continuare a subire un colonialismo interno. 

Infine l’indignazione per il sangue versato e vilipeso perché il sangue dei “brutti sporchi e cattivi” non conta. Anche questo crea al Sud un’aria e un “basta” che a Napoli si è tradotto in De Magistris, l’imprevisto. Mai era avvenuto con la stessa intensità. E’ possibile che Napoli si sia affidata a un Masaniello che non la porta da nessuna parte. Ma è possibile che voglia uscire una volta per sempre, e in un modo qualsiasi, dalla “povertà buona” e succube di Eduardo De Filippo. Comunque chi crede di capire che questo Sud fa un po’ di casciara e torna ad abbassare la testa, forse questa volta non ha capito niente.

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