Martedì 26 Marzo 2019 | 03:30

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Collegamento telefonico con una tv veneta. Domanda: è vero che Emiliano ha mandato a quel paese Equitalia rimproverandole di massacrare i cittadini per riscuotere tasse o multe non pagate? E’ vero. Il sindaco di Bari ha detto che cambierà riscuotente, pur avendo tutto l’interesse alla riscossione. A parte i metodi da bravacci, aumentano i casi di aziende costrette a chiudere perché asfissiate dai tempi dei pagamenti. Per la verità c’è chi paga per sottrazione preventiva, come i lavoratori dipendenti: trattenuta alla fonte. Ma c’è tutto l’interesse che chi non ha pagato paghi, senza però compromettere attività che danno reddito al Paese. Nella trasmissione c’è aria tranquilla, pur sapendo che dall’altra parte parla un pugliese, insomma un terrone. Ma sùbito parte la denuncia: le regioni più prese di mira sono Lombardia e Lazio. 

Lasciando stare il Lazio, ecco la stoccata: significa che la Lombardia paga più tasse del Sud. No, la Lombardia cerca di evaderle di più, se è vero che poi si trova uno sgherro alla porta. L’aria comincia a riscaldarsi: è notorio, dicono, che ad evadere di più sia il Sud. Bari ribatte che i dati cambiano a seconda della fonte. Loro si appellano all’Istat (come se nell’Istituto di statistica non si annidasse un potere), citano la Cgia (gli Artigiani) di Mestre, concludono che lo sanno tutti che l’economia sommersa, cioè in nero, cioè senza tasse né contributi previdenziali per i lavoratori, è più ampia al Sud. Conclusione: il Sud evade di più. 

Il solito Sud. Ma ragioniamo con buonsenso. Si evade in Italia la cifra mostruosa di 200 miliardi l’anno (quasi 400 mila miliardi di lire). E chi evade di più, la parte più ricca o la parte più povera del Paese? La parte più povera. Ma per evadere tanto si deve guadagnare quanto il Sud non si è mai sognato, neanche col Superenalotto. Quindi il ragionamento non deve funzionare. Né i grandi capitali rientrati (in minima parte) dall’estero con lo “scudo fiscale” (al modico prezzo del 5 per cento di tassazione) pare appartenessero più al signor Stragapede che al signor Brambilla. 

Allora dicono dal Veneto: ma il sommerso è sicuramente di più al Sud. A parte il fatto che bisogna capire come lo si stabilisce: se è sommerso, come fanno a vederlo? Allora si calcolano i consumi, se sono superiori al reddito dichiarato al fisco, qualcosa non quadra: da dove vengono quei soldi in più? E poi, sembra ovvio che questo sommerso sia maggiore al Sud dove c’è più economia di sopravvivenza che di abbondanza, dove cioè ci si deve arrangiare di più. Se certe attività non fossero sommerse, non ci sarebbero affatto, benché siano sempre da condannare e perseguire perché sleali verso chi è in regola. 

Voce dall’altra parte: in effetti l’evasione è più diffusa al Sud, ma le cifre evase sono più ampie al Nord. Ecco ricomparire il buonsenso. Ricordando anche ciò che ha detto di recente il governatore della Banca d’Italia, Draghi: i redditi del sommerso sono a bassa professionalità e scarsa produttività, rendono relativamente. E chi è pagato poco e sottobanco è socialmente più fragile e tende a non denunciare. Preferendo perdere un diritto ma non il sia pur scarso guadagno. In poche parole: anche il sommerso è figlio del sottosviluppo del Sud più che della sua furbizia. Una povertà che il ministro Tremonti contesta, pur avendo accertato, per dire, che al Sud i moscerini sono più veloci dei treni. E la contesta anche il sociologo Ricolfi, il quale ha scritto che siccome al Sud si ha meno lavoro e più tempo libero, quel tempo libero è una ricchezza da conteggiare. Ma è un sottosviluppo che in Puglia, che pure sta meglio di tutti, vede oltre il 17 per cento di giovani “né né”, non studiano, non lavorano, non cercano più lavoro. Con 80 mila giovani meridionali diplomati o laureati che ogni anno emigrano. E un accavallarsi di piani per il Sud da “feste comandate”, nel senso che ogni tanto bisogna riesumarne uno per tenere buona la piazza. 

Ad esempio: si parla sempre di un Sud a fiscalità di vantaggio, far pagare meno tasse alle imprese per invogliarle a investire. Se ne parla, ma nessuna l’ha vista mai. Sarebbe colpa dell’Europa, che non la consente perché sarebbe concorrenza scorretta ad altri Paesi che non hanno questo aiuto. Sarebbe anche concorrenza alle imprese italiane del Nord, che dall’unità d’Italia non hanno mai voluto concorrenza dal Sud. Eppure 23 zone franche urbane (comprese Taranto e Matera) l’Europa le concesse, le ottenne il governo Prodi e le confermò Berlusconi. Ma poi non se ne è saputo più niente. Un mistero? No, una stessa leggina italiana le ha bloccate soprattutto perché la Lega Nord ha cominciato a pretendere anche le zone franche “montane”. Cento milioni sono fermi perché mai il Sud dovrà ottenere qualcosa. Suscitando l’ovvia domanda: ma siamo sicuri che in Italia si vuole davvero risolvere la Questione meridionale? Provate a rispondere.

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