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Ai genitori 5 in condotta

di Lino Patruno
di LINO PATRUNO
Ragazzi che giocate a pallone, state attenti ai vostri genitori. Se non siete capaci di dribbling alla Maradona, di tunnel alla Cassano, di parate alla Buffon, rischiate grosso. Al torneo di Jesolo (età 16-17 anni) papà e mamme di una squadra della borgata romana della Salaria hanno preso a calci i loro figli dei quali, diciamo, non apprezzavano il rendimento. E invece di essere l’allenatore a sostituirli, sono stati loro a comportarsi come la peggiore curva Sud. Non risparmiando nemmeno l’arbitro che, anche se è onesto come una mammoletta, è per definizione un venduto. Un tempo si diceva cornuto, ma ora non pare più un’offesa.

Tutto l’opposto i genitori di sette studenti di una media napoletana di Posillipo, autori di violenze su un loro compagno di 13 anni durante una gita scolastica. Non solo li hanno difesi, spalleggiati dagli insegnanti del tipo “è stato solo un episodio”, “non gettiamo fango sull’istituto”, “si vuole fare speculazione”. Ma c’è stata più comprensione per i bulli che per la vittima. Col fastidio per le accuse evidentemente considerato maggiore dell’incubo di chi si è trovato solo davanti al branco in vena di divertimento.

IL CATTIVO ESEMPIO AI FIGLI Insomma questi genitori hanno bisogno di essere rieducati al più presto. Quelli del calcio meritano un bel Daspo, Divieto di accedere alle manifestazioni sportive. Quelli della scuola meritano un bel Dipav, Divieto di parlare a vanvera. E soprattutto gli uni e gli altri meritano di essere considerati più un cattivo esempio che un buon consiglio per i figli. I quali domani potranno ritenere di poter impunemente sfasciare uno stadio se la squadra del cuore non vince. Oppure pestare un loro compagno o violentare una loro compagna solo come un episodio per il quale non bisogna buttare fango o speculare.
Ci riempiamo la bocca di “modelli e educativi”, ci interroghiamo su certi comportamenti dei nostri adolescenti, lamentiamo che non ci siano più valori, ci chiediamo dove andremo a finire non rendendoci conto che ci siamo già. Ma invece di porci tutte queste domande inutili, basta calcolare quante volte i genitori dicono ai loro figli ciò che si fa e ciò che non si fa, basta chiedersi se gli spiegano la differenza fra il bene e il male, se gli fanno capire che il rispetto per gli altri non è una varia ed eventuale di una vita nella quale è bene ciò che ci piace ed è male ciò che non piace. E che gli altri non sono solo un intralcio a se stessi.

Infine, senza farla troppo grossa, basta calcolare quante volte un genitore parla oggi ai propri figli (anzi al sempre più frequente monofiglio). Cosa gli dice. Quante volte i genitori medesimi sono con lui, quanto tempo gli dedicano e per quanto tempo invece lo affidano al maxischermo-bambinaia. Dal quale gli arriva di tutto, soprattutto un “modello educativo” fatto di risse, di insulti, di mancanza di rispetto, di ingiurie, di culi e tette, di successo a poco prezzo, di urla, di violenza, di prossimo preso a pesci in faccia, di disvalori spacciati per valori. E adeguati a tempi in cui la tolleranza, la sensibilità, il sorriso, la mano tesa verso l’altro sono presi a calci come i minicampioni che non tirano come Maradona o il tredicenne che vorrebbe protestare come se non ci fosse il diritto di chicchesia di divertirsi alle sue spalle o peggio.

QUALI I VERI BULLI Una società malata di bullismo vorrebbe avere il diritto di incolpare di bullismo i suoi figli. Una società sregolata senza più regole vorrebbe che le regole le avessero i suoi ragazzi, tranne poi definire ragazzata l’oltraggio al corpo di un compagno. Una società incapace di darsi sanzioni vorrebbe imporne solo ai figli degli altri perché per i propri ci sono sempre buonismo, complicità, pacche sulle spalle invece che riprovazione. Una società malata di successo senza sacrificio, di luci della ribalta senza merito, di protagonismo senza qualità prende a calci i suoi figli che non sanno imboccare la scorciatoia del pallone, che continuano a considerare ancòra passione e non ossessione lo sport.
E’ probabile che i genitori di Roma e quelli di Napoli siano gente perbene e piena di buoni principi che ha solo espresso amore e protezione verso i suoi figli. Purtroppo i figli non possono scegliersene di diversi, vorrebbero magari dei genitori e si ritrovano dei bulli. Devono decidere cosa fare da grandi, con quelle famiglie l’ipotesi più probabile è che spacchino la testa a qualche amico più debole e mettano il video su Youtube. Per diventare qualcuno.

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