Martedì 26 Marzo 2019 | 03:08

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Omaggio per i 90 anni di Pietro Guida

di Raffaele Nigro
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Il 21 luglio di quest’anno Pietro Guida compirà novant’anni e sarebbe interessante se comune di Manduria, Provincia di Taranto e Regione Puglia organizzassero per la circostanza un evento o un’antologica e se si giungesse alla nascita di un museo a lui dedicato. Guida è originario di santa Maria Capua Vetere,ma dal 1949 ha insegnato e vissuto in Puglia,prima a Castellaneta,per soli tre mesi, come docente di disegno nelle scuole medie,poi a Massafra,dove giunge in occasione della seconda edizione del premio Taranto, e dove si lega in amicizia a Cosimo Damiano Fonseca e a Espedito Jacovelli. Lo troviamo infine a Manduria e qui nel 1951 sposerà Addolorata Calò,dalla quale avrà due figli, Luisa e Giuseppe.


genio creativoUn ricco catalogo edito da Barbieri Selvaggi e una mostra organizzata nel 2008 dall’università di Lecce e curata da Massimo Guastella celebrarono anni fa il genio creativo di un maestro vissuto in disparte per molti anni e che si era ritirato in una villa alla periferia della città pliniana da decenni. In quella villa io gli feci visita nei primi anni novanta in compagnia di Gino Montesanto, Michele Prisco e Tano Citeroni e vi tornai successivamente attratto dall’atmosfera metafisica e surreale che si viveva tra la campagna e le tavernette invase da gruppi scultorei giganteschi, simili ai giardini incantati di Alcina. Guida aveva disseminato lì le sue opere,che solo in tempi recenti ha deciso di ricoverare in ambienti chiusi per sottrarle alle offese degli agenti atmosferici. Gli amici che ho appena citato venivano a fare visita a un compagno che avevano conosciuto durante gli anni della guerra. Nel ’42 infatti,appena trasferito come militare al Battaglione Universitario di Caserta, Guida aveva conosciuto Prisco e Montesanto e con loro Raffaele La Capria e i pittori Enrico Accatino e Gino Trento. L’anno successivo il Battaglione verrà trasferito nei pressi della località Campo d’Oro,tra San Vito dei Normanni e Mesagne e nella circostanza lo scultore visita Manduria dove stringe amicizia con due Padri Passionisti, Fedele e Celestino Giannelli,che ritroverà nel dopoguerra al suo ritorno in Puglia e che ritrarrà in alcune opere scultoree.

Guida aveva frequentato da giovane l’Accademia di Belle Arti di Napoli e seguito i corsi dello scultore Alessandro Monteleone e quelli di nudo di Vincenzo Ciardo,che lo avevano avvicinato alla conoscenza di Vincenzo Gemito e Filippo Cifariello,a quella del Palizzi e di Domenico Morelli. I suoi inizi sono dunque figurativi,all’interno di quel Gruppo Sud che promuove una primavera napoletana e le opere che presenta nel ’48 anno di esordio espositivo,sono ritratti di amici,di modelle,sono nudi che echeggiano i gusti della scuola romana e i temi mitologici. Ma un dato è connotativo della sua opera,il primitivismo,il bisogno di offrire impressioni di movimenti e di figure,senza rifiniture,per accenni di azione e di contorni. Un gusto dell’abbozzo scabro che va contro la finezza di Greco,Marino Marini,Arturo Martini e Giacomo Manzù, seppure da questi autori colga sia la plasticità classica sia il dinamismo espressionista e i baricentri precari. Guida dipinge i sentimenti forti, soggetti figli della mitologia e scene di denso impatto erotico,le sue sono creature giunoniche e dalle robuste masse anatomiche. Sbozza atleti e ginnasti e ciclisti,alla ricerca del movimento e del dinamismo,come animato da un tardo futurismo che si farà geometrico negli anni sessanta. Quella che segue sarà infatti una fase ideativa del tutto nuova per la sua arte e per l’esperienza artistica meridionale. Guida abbandona dai primi anni sessanta il figurativo e sperimenta la spazialità geometrica e astratta, insieme a materie nuove,mattoni, ferro,tubi di eternit. E’ l’era della civiltà industriale e tecnologica e sono anche gli anni in cui Taranto conosce la trasformazione ambientale e culturale dell’acciaio con l’impianto dell’Italsider. Alle mostre romane del decennio 1960-’70 Guida presenta opere neocostruttiviste nate dall’uso della fresa,della saldatrice,delle fiamme ossidriche,perché Taranto gli è dentro le ossa,dal momento che ne ha una frequentazione quotidiana come Direttore del Liceo Artistico.

sacroMa intanto lo scultore campano ha continuato a produrre opere figurative a soggetto sacro per alcuni conventi Passionisti e ha scoperto il connubio tra cemento e ferro. E quando a metà degli anni settanta abbandona definitivamente l’astrazione e il geometrismo industriale lo fa in ragione di un ritorno alla scultura naturalistica. Anzi,in ragione di una crisi profonda del senso dell’arte. Sono gli anni in cui la Transavanguardia pone l’accento sulla necessità di un ritorno al primitivismo narrativo come reazione all’astratto e al concettuale. Guida conosce almeno un decennio di blocco psicologico e creativo e quando riprende a lavorare è in ragione di un figurativo che riproduce sentimenti ora forti ora delicati: la famiglia, l’amore, la passione per la musica, insieme alla mitologia e alle arti ginniche.

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