Martedì 19 Marzo 2019 | 16:46

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Ambasciatore ed ecologo

di Giorgio Nebbia
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Nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia può essere interessante ricordare che il primo ambasciatore degli Stati Uniti, inviato nel 1861 a Torino presso il Regno d’Italia, è stato … un “ecologo”, George Marsh (1801-1882). Nato nel piccolo stato del Vermont, da famiglia benestante, Marsh aveva fatto buoni studi classici e di geografia e si era distinto come intellettuale e uomo politico e dal 1849 al 1853 era stato ambasciatore in Turchia. Come ambasciatore in Italia seguì la capitale a Firenze nel 1865 e poi a Roma nel 1870 dove rimase sempre nella stessa carica fino alla morte; è sepolto a Roma nel cimitero cosiddetto “degli inglesi”, all’ombra della piramide Cestia. In questi suoi incarichi Marsh ebbe occasione di visitare dell’Europa, Africa, Asia, anche se il suo grande amore, dopo l’America, fu l’Italia e specialmente la Toscana. Marsh raccolse le osservazioni sulla natura e l’ambiente fatte nei suoi viaggi, in un libro intitolato: “Man and Nature; or physical geography as modified by human action”, pubblicato nel 1864 a New York. 

APPREZZAMENTO - Il libro ebbe così grande apprezzamento che gli amici italiani gli chiesero di prepararne una edizione ampliata, in italiano, che fu pubblicata nel 1870 dall’editore Barbèra di Firenze col titolo: “L’uomo e la natura: ossia la superficie terrestre modificata per opera dell’uomo”, un volume di 635 pagine, divenuto una rarità fino a quando l’editore Franco Angeli ne ha fatto una ristampa, con una ricca e ampia introduzione di Fabienne Vallino, pubblicata nel 1988. Il libro ”L’uomo e la natura” descrive, con grandi dettagli e numerosi esempi, i guasti arrecati alla natura e all’ambiente dagli interventi umani imprevidenti. Spiega, per esempio, come il diboscamento provoca l’erosione del suolo; le piogge che battono sul suolo non protetto trascinano i prodotti dell’erosione lungo le valli fino ai torrenti e ai fiumi e alterano il deflusso delle acque. Un fenomeno aggravato quando viene e mancare la manutenzione e pulizia dei fossi, torrenti, fiumi per cui ogni pioggia più intensa allaga la terre circostanti. Anche certi interventi umani, come l’innalzamento degli argini dei fiumi, non fa altro che peggiorare la situazione; frane e alluvioni sono anche provocati da insediamenti e opere umane nelle vicinanze dei fiumi e addirittura nel loro greto. Marsh parla a lungo del Po e dei fiumi della Toscana, della bonifica della Maremma e di quella della Val di Chiana che si stende fra l’Arno e il Tevere, fatta nel Seicento e Settecento in collaborazione dal governo della Toscana con quello del Papa, mobilitando i migliori ingegni dei due stati fra cui Galileo Galileo (1564-1642), Evangelista Torricelli (1607-1647), Giovanni Cassini (1625-1712). Alle alterazioni della vegetazione che protegge il suolo contro l’erosione contribuiscono anche le modificazioni provocate dalle attività umane nelle popolazioni di animali e anche di insetti. Interessante l’analisi dell’eccessivo prelievo di acque per l’irrigazione, con conseguente aumento della salinità dei suoli; anche l’improvvida agricoltura può quindi compromettere la fertilità futura dei terreni. Il libro dedica una lunga parte all’analisi delle alterazioni delle coste in seguito alla distruzione delle dune e della vegetazione costiera che rappresentano le uniche vere difese contro l’erosione. Il capitolo sulle spiagge e le dune spiega molti aspetti dei fenomeni che, dopo un secolo e mezzo, stiamo osservando sulle nostre coste, comprese quelle pugliesi, in seguito ad interventi che non hanno tenuto conto dei delicati equilibri dell’interf accia fra mare e terra, alterati da interventi di dighe, porti e porticcioli, edificazioni fino sulla riva del mare. 

CULTURA - Marsh spiega bene che la salvezza, per la nostra e le generazioni future, va cercata nella diffusione di una cultura che analizzi le condizioni dei fiumi e delle valli, che rallenti la distruzione dei boschi. Marsh indica le cose da fare: ricostruzione e difesa della vegetazione attraverso rimboschimento con specie adatte a ciascuna situazione climatica e idrologica, governo e pulizia delle “vie” lungo le quali si muovono le acque, dalle valli ai fossi ai torrenti ai fiumi, fino alla foce nel mare, vie che devono essere tenute libere da ostacoli. L’analisi di Marsh delle modificazioni della Natura si avvalgono del contributo di biologi, fisici, geografi dei vari paesi che lo frequentavano nella sua casa di Roma in cui alternava i doveri di ambasciatore con insaziabile curiosità scientifica. A un certo punto del suo libro Marsh avverte (siamo nel 1870 !): “L’uomo ha troppo dimenticato che la terra gli è stata concessa soltanto perché egli ne tragga frutto, ma non la esaurisca, e tanto meno la devasti spensieratamente”. Se il libro di Marsh fosse letto e meditato da ministri e pubblici amministratori, quando devono approvare leggi ambientali e piani regolatori, si eviterebbero danni che costano all’Italia molti miliardi di euro all’anno.

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