Domenica 24 Marzo 2019 | 05:39

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Ma anche il Nord va in retromarcia

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Sta diventando di moda sostenere che le difficoltà dell’Italia dipendono esclusivamente dal fatto che c’è il Mezzogiorno. E’ una tesi che si va facendo strada; ha autorevoli sostenitori nel Governo; ma è stata ripresa anche da esponenti dell’opposizione. C’è stato un forte rallentamento della crescita economica in Italia negli ultimi anni? Questo in realtà riguarda solo il Sud; senza il Sud l’Italia avrebbe risultati simili al resto d’Europa. Ma è vero?

Proviamo a fornire una risposta dati alla mano. Prendiamo i dati ufficiali per tutte le 271 regioni europee (fra cui ovviamente quelle italiane) per il 2008, che sono stati resi noti ufficialmente da Eurostat il 19 febbraio scorso. Poi prendiamo gli stessi dati per il 2004: così copriamo un arco di tempo di quattro anni (né troppo breve né troppo lungo), e ci fermiamo prima della grande crisi economica. Compariamo il reddito procapite di ciascuna regione alla media dell’Europa a 27 (posta uguale a 100), sia per il 2004 che per il 2008. L’interpretazione dei numeri è semplice. Se i dati sono inferiori (superiori) a 100 significa che quella regione è relativamente più povera (ricca) della media europea; se il dato del 2008 è maggiore (minore) di quello del 2004, significa che quella regione è cresciuta di più (di meno) della media europea.

redditoVediamo che ci dicono i numeri. Cominciamo dal livello al 2008. Il reddito procapite della Puglia nel 2008 è a quota 67 (cioè il 67% della media europea). Molto basso. Simile a quello di Calabria, Campania e Sicilia. La Basilicata è a 76. Le altre regioni del Sud un po’ più in alto. Chi ha livelli di reddito simili alla Puglia? Quasi tutte le regioni della Repubblica Ceca; l’Estonia; una sola regione greca (la Tracia) e spagnola (l’Extremadura), mentre tutte le altre sono più in alto; tre delle cinque regioni portoghesi; una parte della Slovacchia. Più in basso ci sono le regioni di Bulgaria, Romania (ma non Bucarest), Polonia (ma non Varsavia), Ungheria (ma non Budapest) Lettonia e Lituania. La regione tedesca più povera (il Nord-Brandemburgo) è a quota 75. Tutte le altre più su. Insomma, il dato è chiaro: le regioni del Sud Italia sono ormai fra le più povere d’Europa. Ben diversa la situazione al Nord, naturalmente. Il NordEst è intorno a 120, come le Fiandre, molte regioni tedesche (dell’Ovest), il NordEst spagnolo e Madrid, l’Austria. Europa ricca, anche se non la più ricca. Fin qui notizie note.
Ma che è successo fra il 2004 e il 2008? Il Sud è andato indietro. La Puglia scende da 69,8 a 67. Fra due e tre punti perdono anche altre regioni del Sud. Solo la Basilicata sale di qualche decimo di punto, da 75,4 a 76. Brutte notizie, in larga parte note. Ma che è successo al Nord Italia? A stare a quello che si dice non dovrebbe aver perso terreno. E invece il Veneto scende da 127 a 122 (-5); il Piemonte da 119,5 a 114 (-5,5); la Lombardia addirittura da 141,5 a 134 (-7,5). Tutte le altre regioni del CentroNord perdono terreno. Per un motivo molto semplice. La crisi di competitività e di crescita non riguarda solo il Sud, ma l’intera economia italiana. Se le regioni meridionali perdono terreno rispetto a quelle relativamente più povere dell’Unione Europa, quelle settentrionali perdono terreno rispetto a quelle più ricche. Nel 2004 la Puglia aveva un livello di reddito simile al Peloponneso in Grecia e all’Alentejo in Portogallo. Dopo soli quattro anni la Puglia, come abbiamo visto, è a 67, il Peloponneso a 84 (ma, attenzione, poi è arrivata la terribile crisi greca) e l’Alentejo a 72. Sempre nel 2004 il Veneto aveva un livello di reddito simile alle regioni di Dusseldorf in Germania e Bratislava in Slovacchia, e alla Navarra in Spagna. Dopo soli quattro anni, il Veneto, come abbiamo visto, è a 122, la Navarra a 131, Dusseldorf a 132, Bratislava addirittura a 167.

livelliChe il Nord abbia livelli di reddito molto alti, nel panorama europeo, e il Sud li abbia molto bassi, è un fenomeno noto. Ma è assai meno chiaro agli italiani che tanto il Sud quanto il Nord hanno perso, pesantemente e parallelamente, terreno in Europa. Anzi, se è relativamente semplice spiegare perché la Calabria così debole non tiene il passo europeo, è assai più complesso spiegare perché il passo non lo tiene la Lombardia, così forte.
Questa non è una buona notizia: mal comune non è mai mezzo gaudio. E la gravissima crisi competitiva del Nord rende più difficile il compito del Sud (come si vede dal federalismo) e non certo più facile. Ma è un fatto. E che i documenti ufficiali del Governo, così come illustri esponenti di maggioranza e opposizione, lo ignorino è davvero sorprendente. Chiamare “Mezzogiorno” i guai del paese è ormai sempre di più lo sport nazionale. Ma non porta lontano. Tutta l’Italia, a cominciare dalle sue aree più forti, va malissimo. Ignorarlo non serve.

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