Martedì 26 Marzo 2019 | 02:51

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

PotenzaQuote rosa
Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

 
TarantoInquinamento ex Ilva
Il Comune di Taranto discute di ambiente: presente Emiliano

Il Comune di Taranto discute dell'aumento della diossina: presente Emiliano

 
LecceLa protesta
Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

 
HomeIl caso
Bari, acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

Gioia del Colle, beve al bar acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

 
HomeL'inchiesta
La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

Torniamo al passato sarà un progresso

di Giuseppe De Tomaso
di GIUSEPPE DE TOMASO
Votare o non votare? Il dubbio amletico che agita giorni e notti di maggioranza e opposizione verrà sciolto oggi. Sarà il voto sul federalismo a decretare la fine o la rinascita della legislatura. La Lega tendenza Calderoli sta facendo più capriole di un acrobata pur di mettere il sigillo alla riforma. La Lega tendenza Maroni, invece, crede poco o punto al miracolo in aula e già pregusta una bella campagna elettorale condotta con gli slogan tipici dei raduni di Pontida. Umberto Bossi osserva e lascia fare i suoi colonnelli. In fondo, il capo padano si trova nella condizione migliore: se il provvedimento passa egli potrà esultare come Marco Tardelli ai mondiali di Spagna; se il testo non passa, potrà fare buon viso a cattivo gioco: il federalismo negato sarà il ritornello della battaglia elettorale.

Il ministro Calderoli sembra un commerciante in vena di saldissimi. Ha cercato di accontentare tutti, a cominciare dai Comuni. Ma quando in politica si cerca di quadrare il cerchio, spesso la fregatura è dietro l’angolo: per i contribuenti. Toccherà a loro pagare i costi del federalismo sotto forma di nuove tasse e addizionali locali. Che non saranno automatiche, ma che, conoscendo l’irrefrenabile libidine verso la spesa che caratterizza molte amministrazioni, saranno pressoché inevitabili.

Se così fosse, la Lega potrebbe aver realizzato il più plateale tra gli autogol. Tanto è vero che la vulgata più accreditata attribuisce al callido Bossi l’intenzione di accelerare il voto anticipato anche qualora la bicameralina approvasse il federalismo modello Calderoli. In tal modo, il condottiero leghista capitalizzerebbe la vittoria parlamentare e disinnescherebbe sul nascere la miccia delle delusioni pronta a scoppiare al Nord al primo apparire di un aggravio fiscale.

Insomma. Si profila un federalismo bizzarro. Che sembra dispiacere più ai federalisti storici che ai federalisti dell’ultim’ora. Si profila un federalismo arlecchino, con tasse che vanno e vengono, così come la compartecipazione Irpef o Iva. Si è negoziato fino all’ultimo, come in un suk arabo. E pensare che di tutto ha bisogno il Paese tranne che di un’ulteriore spremuta fiscale.

Immaginiamo già i toni della prossima campagna elettorale, qualora la Lega - indipendentemente dall’esito odierno sul federalismo - decidesse di staccare la spina alle Camere. Se Berlusconi concentrerà i suoi fulmini contro l’idea della patrimoniale spuntata a sinistra (Amato, Veltroni), il centrosinistra e il Terzo Polo si scateneranno contro la riforma federalistica bollandola come Patrimoniale mascherata. Sarà un gioco al massacro.

Nel frattempo, il più silenzioso rimane Giulio Tremonti. Il titolare dell’economia, in cuor suo, vorrebbe ispirarsi a una antica massima taoista («Fare senza fare»), ritenuta l’antesignana del liberismo classico, ma sa che l’alleato Bossi non glielo potrebbe consentire, perché il federalismo è la missione esistenziale del Carroccio. Tremonti sa anche che, alla causa dei conti pubblici, non giova la riforma abbozzata da Calderoli, ma sa pure che egli dovrà bere l’amara medicina per ragioni politiche superiori, personali e amicali. Tremonti sa, infine, che all’estero giudicherebbero con malcelata preoccupazione tentativi di riforma suscettibili di alimentare la spirale della spesa. Quello che preme al Divo Giulio del governo Berlusconi è presentare ai suoi colleghi internazionali un Paese ancora solvibile, uno Stato cioè in grado di pagare gli interessi sul debito.

Non a caso Tremonti si è guardato bene dal prendere posizione sulla Patrimoniale. A che serve una Patrimoniale - ragiona il ministro - se poi un governo non dispone di flussi di reddito per pagare i suoi debiti? Meglio non fare nulla, e dimostrare di saper pagare le rate. L’Argentina e l’Irlanda avevano un rapporto debito/Pil meno grave dell’attuale rapporto italico, eppure non sono sfuggiti al default. Più che le cifre nude e crude contano le prospettive sui deficit futuri, contano le sensazioni e convinzioni sulla capacità degli Stati di onorare gli impegni finanziari. Tutto il resto è fuffa.

Ecco. Altro che di federalismo. L’Italia avrebbe bisogno di un piano condiviso di riduzione della spesa pubblica (che non va confusa con la spesa sociale) in modo da fermare sul nascere tutti i propositi di nuovi inasprimenti fiscali. Che il piano possa essere realizzato, lo testimonia l’indice di tassazione. Se l’Italia, nonostante un’imposizione di livello svedese, assicura servizi di livello sudamericano, vuol dire che buona parte della spesa pubblica non obbedisce a obiettivi solidaristici o sociali, ma a fini corporativi-clientelari. Ergo, si potrebbe tagliare.

Ma, con il federalismo, serviranno altri soldi per altre spese. Dal centralismo unico al centralismo diviso in venti regioni o staterelli. Diceva il grande Ennio Flaiano (1910-1972): «Torniamo al passato, sarà un progresso».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400