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Più spesa più tasse, viva l’Italia federale

di Lino Patruno
Festini permettendo, parliamo ancora di federalismo. Giornalisticamente la notizia sbagliata nel momento sbagliato perché, si dice, non ne importa niente a nessuno. Se ne sente mai parlare a cena fra amici o al bar? Si parla pro o contro Berlusconi. E se la discussione si impantana, si passa a Checco Zalone. Se invece parliamo di federalismo per parlare di tasse, la musica è diversa. Proprio mentre si apprende che in Italia c’è la terza pressione fiscale al mondo dopo Danimarca e Svezia, ma lì hanno servizi che coccolano il cittadino da mattina a sera, basta da noi prendere un treno al Sud o beccarsi una nevicata al Nord per capire la differenza.

Qualche tempo fa la Provincia di Bari ha assunto un certo numero di persone perché, essendosene andate alcune nella Bat, la Sesta Provincia, c’erano dei buchi.

Ma come, se quelli se ne sono andati nella Bat, era inutile sostituirli perché il territorio provinciale di Bari si è ridotto. Non è così. Del resto, anche quando nel 1970 furono istituite le Regioni, si disse: siccome si accolleranno molte funzioni dello Stato, basterà spostare nelle Regioni gli impiegati statali. Insomma un cambio di scrivania o, per alcuni, di sede, ma con tutti gli onori e i risarcimenti all’italiana. Non fu così neanche allora. Il cosiddetto decentramento delle funzioni si tradusse nel raddoppio delle funzioni e dei funzionari. E, ovvio, della spesa. Sia quella dello Stato che quella delle Regioni. Con aumento conseguente delle tasse.

Ora non si capisce per quale oscuro miracolo o per quale lampante menzogna questo scherzetto non debba ripetersi col federalismo. Basta vedere la discussione di questi giorni fra Comuni e ministri per capire. I Comuni già lamentano la riduzione dei fondi che arrivano dallo Stato: tutta colpa di Tremonti, che taglia e resiste in un Paese in cui nessuno ha mai tagliato e resistito, tanto pagheranno quelli che vengono dopo. Così abbiamo il terzo debito pubblico del mondo. E quelli che vengono dopo eravamo noi. Ma ora c’è l’Europa che ci dice: se volete restare nell’Unione, così è, non possono essere gli altri a pagare per voi. E tutto nel vostro interesse.

I Comuni sono quelli più vicini ai cittadini che si arrabbiano se il marciapiede resta rotto o non c’è una lira per il bus scolastico o l’assistenza domiciliare. Quindi, con sempre meno soldi dello Stato, ora che col federalismo del <far da sé> devono appunto fare da sé, vogliono trattenere una percentuale maggiore sulle tasse pagate allo Stato. O poter aumentare l’aliquota aggiuntiva. Secondo la legge della logica, si dovrebbe poter fare, altrimenti non si capirebbe cosa significa autogovernarsi. Meno Stato, più enti locali. Meno tasse allo Stato, più gettito agli enti locali.

Ma è più facile scommettere sul Bari vincitore del campionato che illudersi che tutto ciò avverrà. Lo Stato non potrà mai abbassare le tasse perché non saprebbe come pagare il debito se non facendone altro. Potrebbe ridurre la spesa. Ciò che Tremonti prova a fare, col risultato che la spesa aumenta del due per cento all’anno. Ma neanche se Tremonti fosse padre Pio riuscirebbe a ridurre la spesa solo dimezzando le auto blu o la carta igienica per le scuole. E le due Camere fotocopia e col più alto numero di parlamentari al mondo dove le mette? E le quattro polizie? E i tribunali inutili? E le decine di Authority? E le Province?

Ma la spesa non possono ridurla neanche le Regioni e i Comuni, con tutte le virtù che i loro amministratori dovessero inventarsi. Primo, per la pressione dei cittadini che vogliono più servizi, e giustamente, altrimenti valeva la pena il federalismo? Secondo, perché nessun amministratore ardirà ridurre questi servizi, con i cittadini che non potranno più prendersela con lo Stato. Terzo, perché non è giusto ridurli in un Paese che si dà il federalismo per stare meglio non peggio. Tranne che il federalismo non sia, specie per il Sud che meno ha, la seconda fregatura dopo l’Unità, cui dette grande apporto ricevendone grande danno. Se non si possono ridurre i servizi, si devono aumentare le tasse. Conclusione: federalismo uguale più spesa, più tasse, chissà se migliori servizi.

Tutto questo senza sapere ancòra quanto costerà: comprereste un’auto senza conoscerne il prezzo? Tutto questo mentre si parla dei festini o, in alternativa, di Checco Zalone (che è molto meglio). Una riforma che fa, nel bene o nel male, un nuovo Risorgimento e una nuova Italia, con la stessa fretta e la stessa colpevole disattenzione del primo Risorgimento. Una riforma fatta da metà, se pure, del Paese, contro l’altra metà. Mentre i politici si scannano sulle cosce e le tette. E mentre tanti illuminati risorgimentali sono come gli utili idioti che servono per fregare il popolo.

Si dice che la storia si ripete sempre: appunto. Soprattutto quando nessuno vede, nessuno sente, nessuno parla. 
www.linopatruno.com

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