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E se tua figlia si innamora d’un anziano?

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Foto di famiglia moderna (e amici vari) in un interno. Si ritrovano in uno splendido casale della campagna toscana per il ponte di Ognissanti. Ambiente medio-alto borghese, aria radical chic. Tutti ovviamente de sinistra (anzi cuore a sinistra e appartamento al centro), tutti ovviamente «cannati» (marjuana) o «ex cannati», tutti ovviamente convinti che Berlusconi c’entri sempre anche per giustificare la mancanza di ideali della loro vita, tutti ovviamente frustrati e cinici, tutti ovviamente dominati da un solo comandamento: il giovanilismo, la paura di invecchiare e di morire. Con figli non meglio di loro e con loro in eterno conflitto, e che gli fanno la lezione dicendogli «come siete minuscoli». Insomma, una fra quelle rimpatriate dell’orrore che si continuano a organizzare per mangiare di continuo, orchestrare passatempi e scherzi scemi ma soprattutto farsi del male a vicenda.

In questo ambientino che festeggia i 50 anni dell’architetto Marcello (Sergio Castellitto), banalmente sposato con la psicologa sempre schizzata Marina (Laura Morante), il giochino di società è capire con chi si è messa la loro figlia diciassettenne Rosa (dalla rivoluzionaria Rosa Luxemburg). Finché l’insopportabile stronzetta romanesca presenta il suo fidanzato: il settantenne mezzo sognatore mezzo santone Armando (Enzo Jannacci), che naturalmente non c’entra niente né con la sua minorenne né con la di lei famiglia e dintorni. Ma che è, nell’esagerazione della sua età pur magnificamente portata, l’immagine della vecchiaia da cui ciascuno di loro rifugge. E l’immagine di come ciascuno di loro dovrebbe essere per non temerla. Oltre che il padre (non il «papi») che manca in tutti i sensi al nostro tempo.

Un apologo contemporaneo, che Castellitto (regista) ricava da un racconto della moglie reale, la scrittrice Margaret Mazzantini, qui sceneggiatrice. E dominato dalla presenza continua di un somaro brutto come un somaro ma incredibilmente bello a confronto della piccola miserabile compagnia con la quale si trova a convivere. Zeppa di soggetti allucinanti e allucinati, dalla tipa (Barbora Bobulova) che ciuccia dal biberon a quello nerovestito che, falce alla mano (la morte, la morte) tracanna la sua pipì. E la domanda incombente (e attualissima) dei genitori che fanno gli amichetti, e non i genitori, dell’altrettanto impresentabile combriccola di figli: ma dove abbiamo sbagliato?

Materia da commedia all’italiana, dalla quale Castellitto prova a smarcarsi per sposare il surreale alla Checov. Troppo macchiettistici sono però i suoi eroi negativi, troppo strampalato è l’assieme. Aleggia letteratura, si ride abbastanza, ma la sensazione è del falso e forzato. E però con molta intelligenza in più rispetto a tanti filmetti correnti, e di sicuro da vedere. Alla fin fine, il personaggio più positivo è, somaro a parte, un pitone buono che, capita l’aria, se ne va per i fatti suoi prima di rischiare di finire da umano.
www.linopatruno.com

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