Lunedì 25 Marzo 2019 | 14:37

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Metti le ali ai tuoi piedini

di Lino Patruno
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Quando si dice nati sfortunati. Proprio mentre le città del Sud raggiungono (e a volte superano) il Nord per numero di auto, parte il contrordine: tutti a piedi. Bisognava essere ricchi al tempo giusto. E’ il momento delle isole pedonali. Per le quali il Sud è rovinato: ultimi posti in Italia. Non ci fossero state queste feste, durante le quali si è scoperto che <due passi è bello>, starebbe ancora peggio. Non dimenticando però che l’attuale innamoramento anche da noi ha molti peccati da farsi perdonare. Solo qualche anno fa, quando si propose l’isola pedonale in una via centrale a Bari, i negozianti fecero le barricate.

Diciamoci la verità: abbiamo sempre voluto entrare con l’auto dritti nel negozio o nel portone di casa. E andare a fare una passeggiata, significava salire in auto e fare le vasche motorizzate, tanto non si camminava più veloci che, appunto, del passo d’uomo. Con tutti gli effetti collaterali: sosta per parlare con l’amico incurante di quello di dietro, tanto anche lui non aveva fretta, stava facendo una passeggiata. Così anche si rimorchiava, facendo i fighi in auto. Col massimo della libido: incrociare una femmina e montarsela su davanti a tutti, nel senso di prenderla a bordo. Chi andava a piedi era uno sfigato che non poteva permettersi altro, rimorchiava solo le racchie.
Ora si apprende che nelle metropoli europee si moltiplicano i quartieri (<carfree>) nei quali si può comprare casa solo se non si ha la macchina. L’avesse saputo prima, il Sud sarebbe stato all’avanguardia. Ma tutta l’Italia è in ritardo, avendo avuto la prima isola pedonale solo trent’anni fa (Fori imperiali a Roma), mentre la prima europea (Rotterdam) esordiva nel 1953. Soprattutto fra noi meridionali la resistenza al moto fisico aveva sempre mille scuse: dove metto i pacchi, e se piove, se sudo puzzo, ho già la sciatica. E anche i vecchi quartieri, che si fanno da un punto all’altro in dieci minuti, erano un orrore e nello stesso tempo un rischiatutto di auto che riuscivano a passare per stradine in cui se non restavi incastrato o non raschiavi ti assumevano sùbito al circo.

Ora anche le nostre strade cominciano a risuonare di passi e di chiacchiere (soprattutto al cellulare). Ed è possibile distrarsi senza trovarsi un cofano nell’osso sacro, più probabile un frontale con un palo. E addirittura ci sono le panchine dove sostare, prima che il solito vandalo non decida per tutti che non gli piacciono. Dice: grazie, perché hanno fatto le aree di sosta delle auto e si può prendere la navetta. Una rivoluzione culturale, per gente che considerava il bus una specie di insulto, io andare in mezzo a quella gente? E poi non passa mai, ignorando che non passava mai perché ci voleva la fiamma ossidrica per fendere la barriera di auto, comprese quelle in doppia e tripla fila. Ora che le auto sono meno, il bus va più da cristiani e lo prendono anche quelli che non volevano confondersi con quella gente.

Però è presto per cantare vittoria pedonale. E’ vero che è sempre più frequente vedere in strada tipi (in maggioranza donne) passare col turbo, ansimare come locomotive e sudare come fontane: stanno facendo la passeggiata veloce per dimagrire. Ma è anche vero che bastano due gocce di pioggia per tornare a fare impazzire le nostre città. Tutti con l’auto altrimenti i figli che escono da scuola si bagnano, o mi sono appena fatta la permanente, e se poi piove più forte? Ad Amsterdam, dove tutti vanno con la bicicletta, e dove piove un giorno sì e l’altro pure, alla domanda come fanno, rispondono: ci bagniamo. Perché loro hanno inventato che dopo essersi bagnati, ci si asciuga. 

Ma il problema è che <dimmi che traffico hai e ti dirò chi sei>. Basta andare in una qualsiasi città asiatica per capire che o impazziscono di rumori e di smog, o la loro filosofia orientale gli dà la pazienza giusta per sopportarlo. Del resto, a tutto ci si abitua, non solo all’isola pedonale. Metti, ad esempio, le rotatorie che si diffondono ovunque anche al Sud. E Bari in particolare. Una violenza su gente che considera ogni rapporto con gli altri anzitutto una sfida a due, uno choc non avere più l’incrocio in cui passare prima o dopo è l’esito di un duello all’ultimo sangue. La rotatoria invece arrotonda lo scontro, lo evita più che fomentarlo: una imperdonabile rinuncia a se stessi. Ma è la civiltà europea, bellezza. Staremo buoni finché non ci diranno che secondo la civiltà europea il polpo crudo lo si mangia con la forchetta.
www.linopatruno.com

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