Martedì 26 Marzo 2019 | 03:34

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

PotenzaQuote rosa
Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

 
TarantoInquinamento ex Ilva
Il Comune di Taranto discute di ambiente: presente Emiliano

Il Comune di Taranto discute dell'aumento della diossina: presente Emiliano

 
LecceLa protesta
Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

 
HomeIl caso
Bari, acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

Gioia del Colle, beve al bar acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

 
HomeL'inchiesta
La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

La settimana enigmistica di montecitorio e Palazzo Chigi

di Giuseppe De Tomaso
di GIUSEPPE DE TOMASO

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini somigliano a quei piloti di Formula Uno che arrivano appaiati alla fine del rettilineo. Ciascuno spera che sia l’altro a frenare per primo, in modo da poter arrivare in testa all’inizio della curva. Può anche accadere che nessuno ceda all’altro, in tal caso il patatrac è assicurato. Ma, di solito, prevale il senso di responsabilità e si evita l’autoscontro.

Il Gran Premio decisivo di questa legislatura si disputerà il 14 dicembre, fra due giorni. L’attesa è spasmodica. Neppure un Alfred Hitchcock (1899-1980) avrebbe saputo creare una trama così carica di suspense.

Se supererà lo scoglio della fiducia, Berlusconi avrà più voce in capitolo, e riprenderà a dettare le condizioni a rivali e alleati.

Se, invece, sarà Fini (insieme con gli altri sottoscrittori della sfiducia al premier) a uscire vincente dal testa a testa nel voto parlamentare, vorrà dire che il Cavaliere dovrà rassegnare le dimissioni nelle mani di Giorgio Napolitano, confidando in una rivincita elettorale a primavera. Ma non è detto che non si formi una nuova inedita maggioranza parlamentare. Il che potrebbe provocare una reazione a catena non solo nel centrodestra, ma anche nel centrosinistra.

Il tam tam della vigilia dà per probabile il raggiungimento della fiducia da parte di Berlusconi, ma ciò non equivale a scongiurare il voto anticipato. Al primo intoppo, sarebbe lo stesso premier, o l’alleato leghista Bossi a staccare la spina al governo e, forse, alla legislatura.

Nel frattempo impazzano il toto-pallottoliere e il toto-traditori. Con accuse di calciomercato e controaccuse al vetriolo più veementi e velenose di un teleprocesso di Biscardi. Il pendolarismo tra un partito e un altro non è nato ieri, e neppure all’indomani dell’unità d’Italia. Già nella Roma dei Cesari non erano infrequenti i cambi di casacca, specie se preparati da argomenti più «solidi» che convincenti. Dopo il 1861, il fenomeno del trasformismo toccherà livelli-record, tanto da segnare negativamente il futuro politico-parlamentare dello Stivale. E’ vero che la figura del voltagabbana non rappresenta un’esclusiva della storia italica, ma è altrettanto vero che solo da noi l’andirivieni tra diversi partiti e schieramenti ha assunto dimensioni clamorose e patologiche, anche se bisogna riconoscere che spesso è difficile stabilire cosa significhi «tradire».

Si dice che, comunque finirà la conta parlamentare del 14, il compromesso per scongiurare l’eutanasia della legislatura potrebbe riguardare la riforma elettorale, attraverso l’introduzione di una soglia del 45-40% per il premio di maggioranza (che oggi comporta l’attribuzione del 55% dei seggi parlamentari alla coalizione vincente anche col 30%). Chissà. Si dice anche che potrebbe tornare in scena il vecchio Mattarellum, cioè un sistema per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale: in tal modo verrebbe preservato l’assetto bipolare scaturito ai primi anni Novanta dalla rivoluzione referendaria. Insomma, anche su questa materia ferve la trattativa sotterranea a conferma del fatto che in Italia i problemi non si risolvono mai, tutt’al più si rinviano. Un giorno si demonizza il voto di preferenza quale focolaio di malaffare. Un giorno lo si rimpiange e lo si ripropone come la soluzione di tutti i guai.

Però, tutto ciò sa di contorno. La vera posta in gioco si chiama Palazzo Chigi. O meglio: è Berlusconi il soggetto e l’oggetto della contesa. Anche il calendario della Corte Costituzionale ha provveduto a iniettare una massiccia dose di pathos in una vigilia più febbrile di un lancio nello spazio. La Consulta non si pronuncerà il 15 dicembre sul legittimo impedimento che ferma i processi per le alte cariche dello Stato, farà slittare di pochi giorni o settimane (a metà gennaio) la sua sentenza, ma il fantasma della sua decisione ha contribuito a rendere il Cavaliere ancora più irremovibile dalla sua posizione iniziale: io di qui non mi muovo.

È la questione giustizia, è il timore di affrontare nuovi scogli giudiziari, a indurre Berlusconi a non imitare qualche suo lontano predecessore - ad esempio Giovanni Giolitti (1842-1928) - che, nei periodi di burrasca preferiva consegnare formalmente la guida del governo a un personaggio minore, da lui telecomandato, per continuare a muovere le pedine, cioè i ministri, da dietro le quinte. Ma Giolitti non si trovava nella scomoda posizione in cui si ritrova oggi Berlusconi.

Ecco perché si profila una settimana al batticuore, in cui si incroceranno due tipi di votazioni: quelle di Camera e Senato sul governo e quella dei mercati internazionali sull’affidabilità del sistema Italia. Possiamo solo ipotizzare che se dovesse temere, per l’Italia, il pericolo di tempeste sui mercati a causa del caos politico, Napolitano prenderebbe in mano il boccino della crisi per rivolgere un appello alla responsabilità a tutte le forze politiche: prima si salva la casa dall’Annibale finanziario che incombe, poi si distribuiscono i compiti per rimetterla in sesto.
giuseppe.detomaso@gazzettamezzogiorno.it 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400