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Il Sud a testa in giù gli piace di più

di Lino Patruno
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Facciamo il federalismo per dividere l’Italia proprio quando dovrebbe essere più unita. Doveva essere federale l’Italia del 1861, ma si disse: ora che la uniamo dopo 1400 anni, non corriamo rischi. E poi non c’era tempo, si fece in gran fretta, morì sùbito Cavour che era l’unico ragionevole. Allora si misero insieme genti diverse e lingue diverse. Forse andavano anche curate in modo diverso. Ora si fa il federalismo per spaccare una volta per tutte l’Italia mai tanto spaccata in 150 anni.

E non parliamo solo del divario fra Nord e Sud, altrimenti cominciano a sbuffare e ti dicono che sei neoborbonico. Ma bisognava ascoltare i vaccari veneti in un compiacente programma tv sull’alluvione: noi ci rimbocchiamo le maniche, non stiamo mica ad aspettare che qualcosa scenda dal cielo come in altre parti d’Italia.

Scommettiamo che si riferivano al Sud? Immaginabile la cultura di un vaccaro, inquietante il pregiudizio a pappagallo.

Ma la lacerazione non investe solo i vaccari. Ascolti, sempre in tv, dello spreco e del disservizio di un’azienda pubblica incaricata di attirare, pensa un po’, investimenti esteri in Italia. Ti sbattono da un call center a un altro, non sai con chi parlare: fino a chiederti se quella azienda esista davvero. Roba da indignazione generale, colore politico che sia. Ma no, l’unica reazione è che avete detto che il presidente è di centrodestra ma avete nascosto che l’amministratore delegato è di centrosinistra. Fine della trasmissione, l’azienda continuerà a sbatterti da un call center all’altro.

Ma anche quando cerchi di esprimere le ragioni del Sud, nulla di più impopolare, e spesso anche al Sud, specialista in autogol. Ti parlano di una iniziativa, sì ma non vogliamo meridionalismo <rivendicativo>. La nuova segretaria della Cgil, Camusso, assicura che il Sud è nel suo cuore, ma non un Sud <piagnone>. Per il Sud c’è sempre un aggettivo pronto, qualcuno che gli dice come deve comportarsi. Bisognerebbe coniare uno slogan sessantottesco: il Sud a testa in giù gli piace di più.

Così senza alcuna reazione diventiamo un Paese federale a encefalogramma piatto. E invece di arrivarci perché il Paese funzioni meglio, ci arriviamo perché i vaccari veneti dicono che solo loro si danno da fare (ma con i soldi dello Stato come terroni qualsiasi). In una svagatezza collettiva, come se si stesse decidendo che fare stasera. Col Sud mezzo compiacente mezzo inetto che non capisce l’operazione di conservazione del potere che c’è dietro. Facendosi massacrare da chi lo dipinge soltanto come spreco, monnezza e malaffare. E tutti quelli che dalla mattina alla sera si spezzano la schiena come gli altri italiani ma nelle condizioni peggiori? Militi ignoti, silenzio d’ordinanza.

I convinti federalisti meridionali col dono della inconsapevolezza ricordino quando la Lega Nord è nata. Anni ’90, poco dopo la chiusura della Cassa per il Mezzogiorno. Cioè poco dopo la cessazione del flusso di denaro che faceva del Sud un grande e garantito mercato di consumo per i prodotti del Nord. Cioè poco dopo che quei soldi avevano finito di andarsene al Nord con una partita di giro. Allora con la sua consueta faccia metallica Bossi ha detto: ci siamo stancati di assistere il Sud parassita, ciascuno si tenga il suo.

Non aveva mai assistito nessuno, perché i soldi per il Sud provenivano dal debito pubblico, cioè quello che faceva lo Stato (Bot, Cct e compagnia), non dalle tasse del Nord. Bot, Cct e compagnia acquistati, attenzione, soprattutto dai benestanti del Nord. Il quale lucrava due volte: vendendo prodotti al Sud, e incassando lauti interessi sul debito che si faceva perché il Sud li acquistasse. Strano che finché è andata così nessun Bossi abbia mai protestato.

La rivolta fiscale leghista è cominciata quando il giochino è diventato insostenibile. E anche il Nord ha dovuto pagare qualche tassa in più per coprire il debito, quel giochino col quale si era arricchito per decenni. Nel frattempo il Sud non era mai diventato industriale, figuriamoci se consentivano una concorrenza in casa. E nel frattempo continuava sistematicamente il contrario di ciò che spacciava la propaganda: investimenti statali al Sud in misura molto più bassa di quella convenuta da tre governi, spesa pubblica corrente più alta al Nord che al Sud. Dati ministeriali, non neoborbonici. Benché Bossi continuasse a parlare di <Roma ladrona> che toglie al Nord per dare al Sud.

Ora che andiamo verso le elezioni, la Lega non vorrà presentarsi senza aver incassato il federalismo completo. Incombenza che fa sospettare approvazioni sommarie senza pensarci. Allarme rosso, per un federalismo già fortemente indiziato di portare al Sud maggiore spesa e più alte tasse. Se qualcuno al Sud e a Roma vorrà svegliarsi dal buonismo generale, avrà evitato di creare al Sud ancor più militi ignoti di un sacrificio sempre vilipeso e mai riconosciuto.
www.linopatruno.com

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