Sabato 23 Marzo 2019 | 17:21

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 
L'analisi
Quando a inquinare provvedevano i cavalli

Quando a inquinare provvedevano i cavalli

 
La riflessione
Un Paese tra medioevo e corti barocche

Un Paese tra medioevo e corti barocche

 
L'analisi
Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

 

Il Biancorosso

L'ALLENATORE
Bari, le scelte di mister Cornacchini"Palmese difesa forte e ben organizzata"

Bari, le scelte di mister Cornacchini
"Palmese difesa forte e ben organizzata"

 

NEWS DALLE PROVINCE

HomeA Roma
Operai del siderurgico in marcia per il clima: «Taranto senza Ilva»

Operai del siderurgico in marcia per il clima: «Taranto senza Ilva»

 
FoggiaMaltrattamenti in famiglia
Foggia, picchiava la moglie e le chiedeva soldi per divertirsi al bar: arrestato 34enne

Foggia, picchiava la moglie e le chiedeva soldi per divertirsi al bar: arrestato 34enne

 
LecceNel Basso salento
Incidente tra Casarano e Ugento: giovane motociclista perde la vita

Incidente tra Casarano e Ugento:
giovane motociclista perde la vita

 
BariI fatti nel 2015
Soldi in cambio di voti: confermate condanne 5 baresi affiliati al clan Di Cosola

Soldi in cambio di voti: confermate condanne 5 baresi affiliati al clan Di Cosola

 
GdM.TVTraffico in tilt
Paura a Matera per una valigia abbandonata per strada: intervenuti artificieri

Paura a Matera per una valigia abbandonata per strada: intervenuti artificieri

 
BrindisiGuidava l'auto del padre
I cc lo fermano, rifiuta test antidroga: trovato con hashish

I cc lo fermano, rifiuta test antidroga: trovato con hashish

 
BatParla un imprenditore
Andria, cartelloni pubblicitari non a norma: la denuncia

Andria, cartelloni pubblicitari non a norma: la denuncia

 
PotenzaEnergia e polemiche
Basilicata, un colpo di coda sull’eolico raddoppiata la potenza

Basilicata, un colpo di coda sull’eolico raddoppiata la potenza

 

Perché finiamo sempre sott’acqua

di Giorgio Nebbia
di GIORGIO NEBBIA

Brutto mese novembre: era novembre quando il Po, nel 1951, ha allagato il Polesine, la prima grande tragedia nazionale, che riuscì a mobilitare emozione e solidarietà in tutto il Paese, appena uscito dalla guerra, e impegni perché non succedesse più; era il 4 novembre 1966, in pieno boom economico, quando le acque dell’Arno e le fogne di Firenze hanno invaso quella straordinaria città, e le acque dell’Adige hanno invaso Trento e il mare ha allagato Venezia; anche allora emozione e solidarietà e anche allora impegni perché non succedesse più. Era novembre quando ci sono state le grandi alluvioni del Piemonte nel 1994; ormai sempre meno emozione e qualche soldo agli alluvionati in modo che ricostruissero proprio dove le loro case e fabbriche erano state spazzate via. 

CALAMITÀ. - “Calamità naturali”, le chiamano, ma la natura non è né buona né cattiva: fa il suo mestiere che è quello di far circolare aria e acqua sugli oceani e sui continenti, così come il “mestiere” dell’acqua piovana consiste nello scendere dalle montagne e dalle colline al mare lungo le strade di minore resistenza, i torrenti, i fiumi i fossi, con maggiore o minore velocità a seconda di quello che incontra sul terreno, cose ben note e prevedibili. I guasti vengono dal fatto che noi umani ci comportiamo sul territorio come se queste leggi non esistessero, costruendo strade e case, ponti e fabbriche e campi dove ci torna comodo, secondo piani che dovrebbero essere “regolatori”, cioè adatti a regolare le scelte sulla base delle leggi della natura, ma che invece non tengono conto di tali leggi, anzi spesso operano contro di loro. 

L’unico sistema per evitare allagamenti e frane consiste nel predisporre sistemi per rallentare il moto delle acque con la vegetazione e i boschi e nel lasciare libero lo spazio di scorrimento delle acque nel loro cammino verso il mare. Purtroppo le valli sono spesso le zone più desiderabili per le costruzioni; i fondovalle sono stati occupati da strade e città a spese della vegetazione; sono state interrotte le strade naturali predisposte dalle acque per la loro discesa. E’ uscito di recente un libro scritto dall’economista Giovanni Ricoveri, intitolato “I beni comuni” (Jacabook, 2010) in cui viene ricostruito il processo con cui si è formata la proprietà del suolo; in tempi medievali la terra era “del principe”, cioè dello Stato, che stabiliva dove dovevano o non dovevano essere costruite le città e i villaggi, come dovevano essere protetti o rinnovati i boschi, con leggi che sono arrivate spesso abbastanza intatte fino allo stato unitario, addirittura fino alla metà del Novecento. Queste leggi stabilivano che non si doveva costruire sulle rive dei fiumi e dei laghi perché si doveva lasciare spazio alle acque di muoversi nei periodi di piena che si manifestano in maniera abbastanza regolare e prevedibile, ma soprattutto perché erano di proprietà del principe cioè, dello Stato (in termini più moderni erano ”demanio statale”). 

CARENZE. - Le opere di salvaguardia del territorio, di pulizia e controllo dei fiumi, sono venute meno; lo stato, ormai ridotto con la lettera minuscola, per far soldi ha venduto e ceduto i beni collettivi cioè la base per la salvaguardia dei cittadini da alluvioni e frane, ha lasciato costruire secondo gli interessi dei proprietari privati dei suoli. Sorprende che in nessuno dei molti programmi dei vari “partiti” che si formano e disfano nell’attuale momento politico, figuri mai la parola “riassetto del territorio”, che significa, in primo luogo, difesa del suolo contro l’erosione, almeno dove è ancora possibile farlo, regolazione e sistemazione e pulizia dei corsi di acqua, dai torrenti di montagna ai fianchi delle colline, ai grandi e piccoli fiumi, ai fossi di pianura, con l’unico imperativo di assicurare che l’acqua scorra senza violenza e senza ostacoli verso il mare, suo unico destino finale. Ciò significa opere di rimboschimento, edificazione secondo criteri che lascino libere le acque di muoversi, dalle valli fino agli scarichi dei tombini urbani i cui intasamenti riescono a paralizzare per ore molte città (e ne sappiamo qualcosa anche da noi in Puglia). 

Purtroppo queste opere sono “competenza” si fa per dire, di innumerevoli enti, dai piccoli comuni, alle metropoli, alle Regioni, ai Ministeri, ciascuno dei quali opera per suo conto. Eppure una politica del territorio e di “prevenzione civile”, ben diversa dalla protezione civile che appalta opere per riparare guasti già avvenuti ma che si sarebbero potuti prevenire, creerebbe posti di lavoro, contribuirebbe alla soluzione di problemi dell’energia e del traffico, offrirebbe occasioni produttive secondo i progetti “ecologici” e sostenibili. Soprattutto stimolerebbe una ripresa della moralità perché la moralità verso la natura è premessa per la moralità privata e pubblica. Sembra che l’uomo abbia perso la capacità di prevedere e prevenire: per questo finiamo così spesso sott’acqua.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400