Martedì 26 Marzo 2019 | 00:46

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L’italiano? Non c’è più. Alle 23.30 di venerdì 29.10.10 la sottosegretaria Daniela Santanchè nella trasmissione su RAI2, condotta dal meridional-leghista Gianluigi Paragone, dichiara testualmente che un giornalista di Repubblica, che la stava contraddicendo, “non smente” le sue affermazioni.
Il giorno dopo, sabato 30, il ministro degli Interni, Maroni Roberto (con una sola “r”, si badi), in una dichiarazione orale sempre sulla televisione di Stato, successivamente diffusa anche per iscritto, dopo aver detto che “è stato fatto tutto in modo regolare, come avviene normalmente in questi casi” (cioè con una normale telefonata del Capo del Governo), dichiara che dalla relazione che ha ricevuto dalla Questura “alcun tipo di richiamo può essere mosso …… (etc. etc.).
Spazzatura mediatica? No, spazzatura grammaticale.
E così anche i giornali (tipografi e/o giornalisti) non sono da meno. Per una sola delle tante perle: sempre il 29 ottobre su un giornale, a proposito del partito del premier, si legge che c’è un’esigenza di “stringersi a corte”. Certo, c’è bisogno di difendere il capo o di scaldarsi (col bunga bunga?).
Ma niente paura: quanto a (in)cultura siamo sempre bipartisan, meglio, siamo tutti soci ordinari dell’Accademia della Crusca.
Sempre giovedì 28 ottobre il Presidente del Copasir, organo di controllo e garanzia della sicurezza del nostro Paese, chiama in soccorso la Chiesa. Contro l’involgarimento del discorso pubblico tuona D’Alema, quasi certamente frainteso dalle sue bestie nere della stampa: “Altro che chiedere alla Chiesa di non ingerire. Io vorrei dire “Ingerite! Se non ora, quando?”.
Ma cosa deve “ingerire” la Chiesa? E come, per via orale o endomuscolare o endovenosa? Ovvio che D’Alema abbia detto «ingerirsi», anziché «ingerire». Ma la frittata linguistica, non per colpa sua, è fatta, e forse servirà a peggiorare il concetto che l’ex premier ha della categoria giornalistica.
Ma torniamo ai nostri governanti, tra i quali figurano anche gli esponenti dei mass media. Più che un Governo tecnico è urgente un Governo che vada a scuola. Ma se l’esigenza di grandi investimenti per la scuola e la neo-alfabetizzazione, o a quella di ritorno, è, come si è visto, generale, almeno per il Governo in carica la signora Gelmini trovi subito i soldi per mandare i nostri governanti ad un adeguato doposcuola, anche perché così i nostri governanti avranno meno tempo per … come dire (come intercalano tutti quelli che sono a corto di parole pronte ed adeguate quando la lingua corre più del pensiero, ed è la maggior parte delle volte, non solo in televisione), ridere, o magari rilassarsi, dopo faticose giornate a sproloquiare tra loro o con una mediocre opposizione, col bunga bunga (sempre … come dire).

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