Martedì 26 Marzo 2019 | 03:35

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Le discariche perché la rabbia

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Nella commedia «Amedeo, ovvero come sbarazzarsene», lo scrittore Eugène Ionesco racconta di una famiglia che vuole sbarazzarsi di un cadavere e decide di gettarlo fuori dalla finestra; però il cadavere, a mano a mano che viene fatto uscire, aumenta di volume fino ad occupare tutta la stanza. È la metafora dei problemi che la nostra società ha quando deve sbarazzarsi dei rifiuti, anche adesso a Napoli: ogni giorno che passa senza riuscire a smaltirli, il loro volume aumenta fino ad ostruire le strade e ad invadere l’intera città.
 La nuova crisi è nata dal rifiuto della popolazione di un vicino Comune di accettare i rifiuti in una discarica nel suo territorio. «Discarica» è una delle sgradevoli soluzioni per lo smaltimento dei rifiuti. L’ideale sarebbe non produrre per niente rifiuti, ma questo è fisicamente impossibile. In una società avanzata come la nostra ogni anno una persona produce in media circa 500 chili di rifiuti domestici. È una miscela molto eterogenea di «cose», dagli avanzi del cibo, ai sacchetti e imballaggi di plastica, a lattine di ferro o alluminio, e poi carte e cartoni, vetro, stracci, elettrodomestici eccetera.

Il grave problema dei rifiuti urbani - La soluzione con minore danno è la raccolta separata della materia organica (residui di cibo), di carta e cartoni, di plastica, di metalli e di vetro in modo che questi materiali possano essere riutilizzati con processi di riciclaggio che comunque producono anch’essi altri, anche se differenti, rifiuti e che lasciano comunque una parte residua di rifiuti da smaltire. Il successo di una raccolta differenziata presuppone una coraggiosa informazione e «educazione» dei consumatori per spiegare che non si devono mettere plastica e carta insieme, lattine e vetro insieme, altrimenti finisce tutto in discarica.
 In qualche città viene praticata una vera raccolta differenziata. Nella maggior parte però la gran parte dei rifiuti finiscono tutti insieme. A questo punto ci sono due soluzioni, o bruciarli in inceneritori o metterli in discariche. Gli inceneritori sono molto amati da alcune potenti imprese che guadagnano molto vendendo, a prezzi di favore, l’elettricità prodotta durante la combustione dei rifiuti. E comunque, a parte le sostanze tossiche che fuoriescono con i fumi dal camino, dopo la combustione resta circa il 25-30 percento di «ceneri» da smaltire in discarica.
 Nelle discariche, in cave abbandonate o in depositi o mucchi a cielo aperto, oggi in Italia finiscono ogni anno oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, quanto una collina di mille ettari (10 milioni di metri quadrati) che cresce di altezza di due metri all’anno. In Italia ci sono già migliaia di discariche, alcune illegali, molte sconosciute, molte contenenti rifiuti urbani insieme a rifiuti tossici.

Come convincere le popolazioni - iI principali motivi della protesta sta nel grande traffico di automezzi che vanno avanti e indietro portando i rifiuti, ma soprattutto nella puzza e nel timore che, insieme ai rifiuti urbani, finiscano nella discarica sostanze nocive per la salute, come è già avvenuto. I rifiuti urbani immessi nelle discariche non sono materia morta, ma anzi le varie sostanze sono esposte, col passare dei mesi e degli anni, a continue trasformazioni ad opera di agenti chimici, dell’acqua, dei microrganismi.
 Le reazioni chimiche e di fermentazioni in assenza di ossigeno generano gas, principalmente metano, e liquidi che si liberano a poco a poco all’interno della discarica, un vero corpo vivente, anzi a vita lunga. La puzza e l’invasione di parassiti e animali che cercano cibo fra i rifiuti, possono essere attenuate coprendo ogni strato di rifiuti con strati di terra, il che rende ancora più costose le discariche e fa aumentare il traffico di automezzi che portano rifiuti e terre di riempimento.
 Se il metano che si forma nelle discariche non viene catturato, si libera continuamente nell’atmosfera come uno dei gas serra, responsabile dei mutamenti climatici, oltre venti volte più attivo della stessa anidride carbonica. Ancora peggiore è l’inquinamento dovuto ai liquami, che possono contaminare le acque sotterranee. Nelle discariche costruite a regola d’arte i gas vengono catturati e anzi il metano che essi contengono viene utilizzato come combustibile; per evitare l’inquinamento delle acque il fondo deve essere impermeabilizzato e i liquidi «percolati» continuamente pompati in superficie e inviati ad un impianto di trattamento e depurazione, con formazione di altri gas e fanghi.
 La loro collera delle popolazioni può essere evitata, in mancanza di altre soluzioni, se le amministrazioni dimostreranno di voler aprire delle discariche dove esistono le condizioni idrogeologiche e tecniche che permettono di evitare inquinamenti futuri. Tutto questo costa, ma costa anche la protesta e la perdita di fiducia nella democrazia e nelle istituzioni.

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