Il sindaco Emiliano ama Facebook, ma comunicare non è informare

di Michele Marolla
Da quando ha scoperto Facebook Michele Emiliano si è ammalato di «feisbukite». Una malattia che al sindaco di Bari ha creato qualche grattacapo anche in consiglio comunale, impegnato com’era a raccontare e a esprimere giudizi in diretta.

Ma, com’è sua abitudine, Michelone quando sceglie una strada la percorre fino in fondo: ha deciso che il social network è la strada giusta per dialogare con i cittadini senza la mediazione dei mezzi di informazione e procede.

Emiliano però usa Facebook anche per fustigare giornali e giornalisti che non sono, a suo dire, corretti e professionali, perché invece di raccontare i fatti li commentano. A dir la verità, l’impressione è che finisca nel mirino chi non è allineato, che venga esposto alla gogna mediatica chi si permette di criticare o di avere una lettura diversa della realtà.

A Emiliano vanno riconosciuti l’entusiasmo e la passione che mette in tutte le cose che fa: sindaco, presidente della Fondazione Petruzzelli, presidente dell’Asi, presidente del Pd pugliese. Ma gli va riconosciuto anche un carattere poco conciliante e che mal tollera le critiche (lo ammette lui stesso) dietro le quali vede spesso disegni e trame, che in realtà non sono sempre presenti. Segno che è entrato perfettamente nei panni del politico. E che, forse, si sente sempre in campagna elettorale.

Ecco il verbo internettiano di Emiliano, pubblicato sulla sua pagina di Facebook: «Ormai leggere i giornali porta sofferenza ed è inutile. Le notizie sono tutte sbagliate. Parziali. Incompiute. E quando non quadrano vengono aggiustate a occhio da giornalisti sempre precari e costretti a lavorare in fretta senza neanche il tempo di approfondire. I social network dove i protagonisti parlano in diretta li stanno sovrastando nella battaglia per l'informazione e meno male che ci sono altrimenti sarebbe impossibile informare correttamente l'opinione pubblica...».

È evidente l’esagerazione, come si fa a dire che le notizie sono tutte sbagliate? Che significa leggere “i giornali porta sofferenza ed è inutile”? Cosa vuole l’Emiliano internauta, un novello Minculpop che controlli preventivamente quello che può e non può essere pubblicato? O preferisce che i giornali si limitino a pubblicare veline osannanti della normale attività dell’amministrazione comunale?

Non crediamo che sia così. È il suo modo sanguigno di cercare nuove strade di dialogo e di consenso, ma vogliamo ricordargli che informare è cosa ben diversa dal comunicare. Chi informa si assume la responsabilità di quello che scrive e può essere chiamato a rispondere, attraverso le tutele legali e democratiche del lettore. Non è così per blog e social network, che sfuggono al controllo democratico stabilito dalle leggi che tutelano le persone.

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