Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:19

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L’ultra-federalismo del bandito Giuliano

di Raffaele Nigro
Si è parlato, per via del film di Placido, di Vallanzasca, ma è sfuggito a tutti che nel luglio scorso cadevano i sessant’anni dalla morte di Salvatore Giuliano. Un bandito di altra stazza e di altri rapporti tra politica e mafia.E vale la pena rinfrescare la memoria degli avvenimenti, perché l’unità d’Italia,e gli interessi delle Leghe passano anche attraverso la voce sanguinosa del separatismo. Giuliano asce nel 1922 a Montelepre di Sicilia,prende il nome del padre che lo ha concepito appena rientrato da Brooklin,dove era stato emigrante. Più di ogni altro bandito ha sfruttato i media, precedendo le astuzie mediatiche dei tempi moderni e mai nulla ha fatto per sottrarsi alle macchine fotografiche.Delle sue azioni si è scritto a fiumi. E’ il primo di quattro figli e fa lo zappatore e poi il venditore ambulante, il piantatore di pali per la linea telefonica e infine,a partire dal 39 il manovale. Il salto nel buio lo compie nel 43,quando per la penuria di cibi si dà al mercato nero e il 2 settembre viene sorpreso con un carico di grano. Spara dopo aver invano chiesto comprensione,uccide un carabiniere e viene ferito. I carabinieri diventeranno per lui l’icona dello Stato nemico. Si rifugia a Partinico, entra nella latitanza e sempre più nella leggenda. Una carriera che durò da quella data fino al 5 luglio 1950 quando viene ucciso a Castelvetrano a meno di ventott’anni. Romantico,violento passionale e soprattutto spietato, aveva amato una biondina del suo paese, Maria e aveva scritto persino dei versi per lei.

CASERMA - A Montelepre c’era allora una piccola caserma di carabinieri, presidiata da sette uomini, ma nel biennio 1946-47 i militari inviati in quel centro salirono a circa duemila uomini. Quasi la metà degli abitanti del paese. Giuliano si servì dell’omertà atterrita dei compaesani,di una facile disponibilità di armi,di un territorio montuoso e poco esplorato, di una banda di uomini pronti ormai a tutto,dell’alleanza col Movimento per l’Indipendenza Separatista, della propria intelligenza. Una cronologia arida dei fatti, dopo la latitanza,registra una sequela di morti che inizia con l’assalto alla caserma di Montelepre alla vigilia del Natale del 43. Segue l’uccisione,due giorni dopo, di un giovane,Vincenzo Palazzolo che attratto dalla taglia posta sul capo di Turiddu s’era messo a pedinarlo. Nel gennaio 1944 ancora u n’impresa straordinaria. Travestito da giardiniere Turiddu si presenta al carcere di Mondello dove erano stati destinati i monteleprini e durante i lavori approfitta per far scivolare lime e corde nelle celle. Si verifica una fuga in massa e la nascita sul monte Calcerame del primo nucleo di una banda che si dà ai rapimenti di ricchi borghesi e di aristocratici. Ma la svolta importante si avrà nel 1945 quando Giuliano si unisce ai separatisti,gli aderenti all’Evis, l’esercito volontario per l’indipendenza siciliana. In poco tempo,tra fine 45 e inizi 46,Giuliano attaccò cinque caserme dell’Arma con una guerriglia che si servì anche del reclutamento di mercenari. La vita dell’Evis durò circa un anno,fino al settembre 1946,allora Giuliano diventò strumento dei politici. I separatisti furono sopraffatti dalle elezioni del 2 giugno 1946 e Giuliano promise i voti dei paesi da lui controllati prima ai monarchici,poi ai liberali e infine ai democristiani. In cambio, la remissione delle colpe e il riconoscimento dei delitti come delitti politici. Ma non ottenne mai nulla da un mondo politico che a fine campagna spergiurava di non aver mai avuto collusioni con la malavita. Ma intanto Giuliano, affetto da narcisismo, curava di costruirsi un piedistallo. L’8 maggio 1947 accolse il giornalista Mike Stern,un americano, sulle montagne di Palermo. A Stern era proprio piaciuto Giuliano,se parlava con indulgenza delle sue azioni efferate. Nel novembre del 48 fu la volta di una bionda svedese,Maria Tecla Cyliakus.Aveva 33 anni quando riuscì a scovare sui monti Giuliano,che allora ne aveva appena 26.Si innamorarono entrambi, lui scrisse dei versi per lei nel suo dialetto. Lei scrisse dei reportage travolgenti per lui e distribuì foto che li ritraevano insieme. Un terzo incontro coi giornalisti porta la data dell’11 dicembre 1949,a Salemi. 

VOTI - Se monarchici e democristiani cercarono i voti di Giuliano, avversari furono invece socialisti e comunisti,nemici del separatismo e questo inasprì il re di Montelepre ormai acquisito dalla mafia che gli armò la mano e che lo convinse ad intervenire il 1 maggio 1947 a Portella della Ginestra, luogo deputato per la festa dell’Unità. Bisognava eliminare il deputato comunista Li Causi. Ma gli uomini di Giuliano spararono nel mucchio durante la festa operaia e uccisero undici tra donne bambini e contadini e ne ferirono ventisette. Come a giustificare la sua azione, Giuliano scrisse una lettera al presidente Truman nella quale presentava una richiesta assurda “che la Sicilia venga annessa agli Stati Uniti”.Queste le ragioni: “1-Perché,con la guerra perduta, noi ci troviamo in uno stato disastroso,e cadremo facilmente preda degli stranieri,specialmente dei russi,che ambiscono ad affacciarsi sul Mediterraneo.Se questo dovesse accadere,ne deriverebbero conseguenze di enorme importanza, come voi sapete. 2 – Perché in 87 anni di unità nazionale,o,per essere esatti,in 87 anni di schiavitù all’Italia,siamo stati depredati e trattati come una misera colonia”. Ovviamente non ci fu risposta alla strana richiesta. Giuliano fu ucciso la notte del 5 luglio 1950 vittima di molti tradimenti e tra questi il più insospettabile, quello di Gaspare Pisciotta, suo cugino e uomo fidato.

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