Martedì 26 Marzo 2019 | 17:31

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Se il Polo Sud imitasse l’esempio del Polo Nord

di Giuseppe De Tomaso
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Se un marziano fosse atterrato ieri mattina in Fiera avrebbe stentato a credere alla storica irriducibile rivalità fra Raffaele Fitto e Nichi Vendola. Toni pacati, fair play istituzionale, persino qualche timido applauso reciproco. Un’altra cronaca rispetto al racconto della loro contrapposizione, che ha scandito, in forme diverse, un paio di campagne elettorali, più aspre di quelle fra Prodi e Berlusconi. Certo, il ministro delle Regioni e il presidente della Regione Puglia hanno storie, idee, prospettive, personalità e caratterialità opposte, per non dire incompatibili, ma ieri hanno dimostrato che ci si può confrontare in modo franco e sereno, pur non rinunciando nessuno ai propri convincimenti originari. Anzi. Anche Angelo Vassallo, il sindaco eroe di Pollica ucciso dalla camorra, forse ha contribuito a realizzare il miracolo della breve tregua armata fra i due principali attori della giornata inaugurale in Fiera, ricordando col suo sacrificio che la criminalità è una questione meridionale (e nazionale) e che la principale infrastruttura per lo sviluppo rimane, sottolineato da entrambi gli interventi, il binomio sicurezza-legalità.
Certo, il secondo forfait consecutivo di Silvio Berlusconi al battesimo della Campionaria, non ha giovato alla spettacolarità dell’evento, rilanciando nei tam tam di corridoio la cronica paura di un declassamento organico del Sud a problema residuale della nazione. Ma sull’assenza-bis del Cavaliere forse hanno inciso altre considerazioni: dalla difficoltà legate al rientro dalla Russia all’opportunità di partecipare a un evento, in cui i possibili riferimenti su Fini e Bossi, o sui candidati premier del centrosinistra,  avrebbero messo in secondo piano i temi-chiave della Fiera: il Mezzogiorno, il Mediterraneo, il rapporto Nord-Sud, il federalismo, la spesa pubblica, le infrastrutture. E siccome basta una battuta di colore sulla mise ardita di una signora per oscurare cento pagine di discorso, figuriamoci quale sarebbe stato, oggi, il titolo sulla manifestazione se il presidente del Consiglio avesse sfiorato solo uno degli argomenti caldi che troneggiano da un paio di mesi sulle prime pagine dei quotidiani.
Intendiamoci. Il Cavaliere avrebbe fatto meglio a non disertare per la seconda volta l’appuntamento barese, che non è una vetrina esclusivamente pugliese e che per più di mezzo secolo ha coinciso con la ripresa dell’attività politica dopo le vacanze, ma il capo del governo è un mago del marketing. Pur essendo, davanti a un microfono, più impetuoso di un fiume in piena, Berlusconi sa che a volte il silenzio è la migliore forma di comunicazione, e che non bisogna mai dimenticare la lezione di Nanni Moretti nel film Ecce Bombo: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?».
Allora. Difficilmente Fitto e Vendola passeranno dalle divergenze parallele alle convergenze parallele, ma entrambi ieri hanno proposto la necessità di una collaborazione senza se e senza ma tra Governo e Regioni, come si conviene tra istituzioni cui deve stare a cuore l’interesse generale. Se Vendola ha sollecitato un patto teso a sburocratizzare e velocizzare la spesa pubblica (lenta da parte delle Regioni, ma anche da parte di ministeri, enti locali e grandi enti), Fitto si è detto convinto che sul Piano per il Sud predisposto dal governo, con una dotazione finanziaria di 100 miliardi di euro per 8 punti strategici, i presidenti delle Regioni meridionali siano pronti a una collaborazione attiva con il governo centrale.
Anche se al termine dei discorsi ufficiali, dopo la cerimonia, ha ripreso il sopravvento la polemica politica (Vendola, in risposta ai rilievi di Fitto sull’incapacità di utilizzare le risorse, ha attaccato il governo per la gestione dei fondi per il Sud), tutti nel padiglione 7 della Fiera hanno avvertito un inatteso cambio di linguaggio, la cura quasi maniacale nell’evitare l’aggettivo sferzante, il desiderio comune di misurarsi e duellare su progetti, obiettivi, strategie, cifre. Vendola ha chiesto più libertà e modernità (non assistenzialismo) per un Sud che non vuole tacere, mentre Fitto ha lanciato l’impegno del governo a intraprendere una via nuova, contribuendo ad abbandonare le inutili contrapposizioni che hanno costituito un elemento di debolezza del Mezzogiorno. Insomma, se la forma è sostanza, il risveglio, sia pure parziale, del bon ton istituzionale nelle leadership meridionali potrebbe essere foriero di prospettive incoraggianti per il Mezzogiorno.
Diciamolo. Il bipolarismo italiano non si fonda solo sullo scontro tra berlusconiani e anti-berlusconiani. Si fonda, anche o soprattutto, sul dualismo geopolitico tra Nord e Sud. Con una piccola grande chiosa collaterale. Che il Polo Nord di destra e sinistra è riuscito a imporre la scaletta degli argomenti al Polo Sud di destra e sinistra. Per capirci: su federalismo e grandi opere le divisioni tra destra e sinistra del Meridione sono assai più marcate rispetto alle omologhe fratture tra destra e sinistra del Settentrione. Ovvio che, sulla spinta di un micidiale sindacato di territorio, com’è quello confezionato da Bossi nell’involucro sul Carroccio, il Polo Nord faccia assai più squadra rispetto al Polo Sud. Beninteso, per fare squadra serve una classe dirigente degna di questo nome, traguardo salvifico invocato già dai classici della letteratura meridionalistica. Serve una classe politica che studia e non traffica, serve una classe produttiva di imprenditori e non di prenditori. Ma riconoscersi e legittimarsi con un linguaggio comune costituirebbe un discreto viatico. Di partenza e ripartenza.

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