Martedì 26 Marzo 2019 | 23:35

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Le fiere, un futuro di ricchezza ma a certe condizioni

di Antonio Dell’Atti*
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Le «Fiere», come è noto, storicamente rappresentavano (si pensi alla Fiera dello Champagne, una tra le prime e più importanti fiere organizzate dai mercanti) e a tutt’oggi rappresentano il luogo in cui si riuniscono gli operatori economici, nazionali ed internazionali, al fine di attivare gli scambi e, in particolare, allo scopo di presentare ai visitatori prodotti innovativi.
 L’incontro in Fiera tra imprenditori (le cd. campionarie, generalmente non aperte al pubblico) ovvero tra imprenditori e singoli cittadini che non siano operatori di settore, dunque, ha sempre costituito l’occasione per sviluppare non solo il commercio, ma anche la cultura di un Paese. In Italia le Fiere che da decenni si tengono in numerose città (Milano, Roma Bari, ecc.) hanno nel tempo dato luogo a rilevanti scambi di beni, di servizi e di conoscenze, così fornendo un grosso contributo ai sistemi economici produttivi (anche ai fini del lancio di nuove e sofisticate produzioni, specie nel campo delle tecnologie più avanzate) .

Funzioni sociali ed economiche - Le potenzialità delle «Fiere», quindi, sono in prima istanza «sociali» (dando a tale termine una accezione ampia, comprensiva di venature economiche, commerciali e culturali) e tale impulso trova pieno riscontro nella loro struttura e natura giuridica, caratterizzata da finalità non lucrative atteso che generalmente esse fanno capo ad enti locali (la Fiera del Levante di Bari, ad esempio, fa capo al Comune, alla Provincia, alla Camera di Commercio con sorveglianza da parte della Regione).
Tuttavia, l’elemento dinamico sotteso all’organizzazione ed alla gestione di una Fiera (oltre che, si badi, peculiare dell’attività di impresa) comporta che anche le «Fiere», come le imprese, sentano la necessità di fare continuo e puntale ricorso a costanti ristrutturazioni, ossia a modifiche stilistiche, strutturali ed organizzative, che comunque non ne pregiudichino la natura di «mercato degli scambi commerciali e culturali». E ciò, in quanto gli enti fieristici, proprio come le imprese, risentono dell’andamento più o meno positivo del mercato.
Ebbene, proprio i continui mutamenti dei sistemi economici e produttivi nazionali ed internazionali, assieme all’andamento ondivago delle istituzioni, sollecitano una riflessione sul futuro delle Fiere. D’altronde, al fine di rendere maggiormente autonomo e competitivo il sistema fieristico occorrono sistemi di governance avanzati ed idonei a fornire maggiore operatività finanziaria a tali enti, mercè il ricorso ad entrate monetarie che possano assicurare un costante equilibrio finanziario che, a sua volta, possa costituire l’elemento base per una redditività necessaria alla sopravvivenza dell’ente. 

L’ingresso dei privati - Le «Fiere», pertanto, per raggiungere tali obiettivi, devono fare ricorso a manager di esperienza e capaci di far raggiungere, nel breve, medio e lungo periodo, condizioni ottimali di equilibrio prospettico economico, finanziario e patrimoniale. Chi gestisce una «Fiera» deve rendersi conto e verificare che le funzioni economiche svolte possano creare valori e far circolare ricchezza, con ogni conseguenza in termini di utilità non solo a favore dello stesso ente per mantenerne in auge l’organizzazione, ma anche a favore della collettività per fornire alle imprese un volano per favorire gli scambi. E ciò con un bilancio, anche di carattere sociale, che possa, da un lato, giustificare l’esistenza di una «Fiera» e, dall’altro, evitare inutili sprechi di risorse, così contribuendo ad un effettivo sviluppo tanto nelle zone di diretta operatività delle singole Fiere, quanto a livello nazionale ed internazionale (in tale ultimo senso, d’altronde, si muove l’Accordo di settore tra il ministero dello Sviluppo economico, le Regioni e Province autonome, l’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, il Comitato Fiere e Industria e il Comitato Fiere Terziario stipulato da ultimo in data 28.05.2010) - del substrato economico e produttivo.
Se non si raggiungono in concreto tali condizioni - che peraltro costituiscono principi economici essenziali nel governo di ogni tipo di impresa - le «Fiere» non possono avere un futuro.
Ultima annotazione: le «Fiere», oltre ad operare puntando al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario, devono vieppiù tendere al raggiungimento di un equilibrio patrimoniale sufficiente, ossia avere mezzi propri adeguati alla loro, sempre più vasta e consistente, operatività ed ai relativi investimenti. A tale scopo, quindi, occorrerebbe decisamente puntare sull’ingresso dei privati all’interno degli enti fieristici. In fin dei conti, un’impresa che si serve del sistema fieristico dovrebbe anche svolgere un’attività servente, tesa a permettere, specie nel nostro Paese, lo sviluppo delle «Fiere».

*Ordinario di Economia degli intermediari finanziari, Facoltà di Economia, Bari

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