Martedì 26 Marzo 2019 | 11:16

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Sud, una classifica con i trucchi

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Quanto sono “migliorate” le regioni nel decennio che precede il federalismo? A questa domanda ha provato a rispondere un’indagine de “Il Sole-24 Ore”-Sintesi, denominata “Il Medagliere delle regioni”, pubblicata nell’edizione del quotidiano economico di lunedì 30 agosto. Dato il prestigio della fonte, l’analisi è stata poi ripresa da altri giornali e dalle agenzie. Sulla base dell’analisi di più di 40 indicatori, suddivisi in otto macro-aree, si prova a rispondere alla domanda: quali sono le regioni che si sono date più da fare? Viene così elaborato un punteggio, che, secondo gli autori “premia soprattutto chi si è mosso in questi anni in maniera virtuosa”.

La classifica che ne scaturisce è la seguente: Lazio 17 punti; Lombardia e Veneto 16; Trentino, Emilia, Liguria e Marche 12; Friuli e Toscana 10,5; Valle d’Aosta e Piemonte 8,5; Abruzzo 8; Basilicata e Molise 7,5; Campania 7; Umbria 6,5; Puglia e Sicilia 4; Calabria 2; Sardegna –1.
Centro-nord. Nei primi dieci posti ci sono solo regioni del CentroNord. Che novità c’è, si potrebbe chiedere il lettore medio? Le regioni del Nord diventano sempre più brave, e quelle del Sud, sempre meno brave. E’ esattamente quello che ci dicono tutti. Tanti soldi, pochi risultati. Il solito spreco. E così il lettore medio rafforza ancora di più le sue radicate convinzioni sul Mezzogiorno.

Ma a curiosare nella pagina che illustra l’indagine si fa qualche scoperta interessante. Ci sono tanti dettagli. Non è chiaro quali siano i quaranta indicatori. Non è chiaro come vengono aggregati. Non è chiaro che cosa esattamente significhi una “performance” positiva. Dettagli, appunto. Interessanti per gli esperti, ma non per il lettore medio. E quindi trascuriamoli.

C’è però un aspetto dell’indagine che non è proprio un dettaglio. Il modo in cui viene costruita la classifica finale; i punteggi che sono stati riportati poc’anzi. Come arriva il Lazio ad avere 17 punti e la Sardegna a –1? Gli autori dell’indagine assegnano i punteggi nel modo seguente. Per ognuna delle otto aree danno 3 punti alle regioni che partono da una situazione migliore della media italiana e hanno una performance positiva. Va bene. Poi danno 1,5 punti alle regioni che partono da una situazione peggiore della media italiana e hanno una performance positiva. Chissà perché, chi sta peggio e migliora merita meno punti di chi sta meglio e migliora. Potrebbe essere benissimo il contrario. Ma andiamo ancora avanti. Gli autori dell’indagine tolgono un punto a chi sta peggio e ha una performance negativa. Corretto. Ma, infine, sorpresa, a chi sta meglio e ha una performance negativa viene dato un punto. Positivo. Ma come? Non è una indagine che premia chi ha migliorato? E se è così perché si dà un punto a chi ha peggiorato? Perché?

Non è difficile capire perché. Accettiamo tutti i numeri dell’indagine, diamoli tutti per buoni; dimentichiamo, come promesso, i dettagli tecnici. Prendiamo per buone le valutazioni, per ciascuna delle otto aree considerate, di ciascuna regione: accettiamo il giudizio: sappiamo se migliora o peggiora. Facciamo però una modifica al sistema dei punteggi. Una modifica di assoluto buon senso. Una modifica da uomo della strada, da lettore medio. Diamo un punto se la regione migliora; togliamo un punto se la regione peggiora. Stiamo cioè pienamente al gioco degli autori: valutiamo così chi si è mosso in maniera virtuosa.

Classifica.  La classifica che ne scaturisce è la seguente: Lazio e Campania 4 punti; Liguria 3; Basilicata e Molise 2; Sicilia 1; Abruzzo, Puglia e Calabria 0;
Trentino e Valle d’Aosta –1; Lombardia e Veneto –2; Friuli e Sardegna –3; Umbria, Piemonte, Toscana, Marche e Emilia –4.
Magia. Nei primi dieci posti ci sono 7 delle 8 regioni del Sud. Addirittura la Campania governata dal “mostro” Bassolino è prima. Con gli stessi numeri usati nella ricerca; gli stessi indicatori; gli stessi otto ambiti. Senza nessun “trucco” tecnico. Solo sintetizzando il risultato con un punteggio diverso; ma perfettamente coerente con le dichiarazioni degli autori dell’indagine: premio a chi ha migliorato.

Questo spiega il curioso sistema dei punteggi che invece è stato usato. Una classifica del genere non può esistere. Non deve esistere (ed è facile farla sparire: basta assegnare punteggi in modo assurdo come fa “Il Sole-24 Ore”; tanto il lettore medio mica se ne accorge). Non sia mai che il lettore medio de “Il Sole-24 Ore” sia informato che qualcosa di buono succede al Sud: se no, come facciamo a convincerlo ogni giorno che più soldi togliamo al Sud, meglio è per tutti?

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