Martedì 26 Marzo 2019 | 23:32

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Una svolta dopo l’altra da Fiuggi a Mirabello

di Giuseppe Giacovazzo
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Sarà la svolta decisiva a Mirabello? Nel piccolo paese presso Ferrara, Gianfranco Fini scioglierà domani i nodi. Se non lo frenerà la paura di passare per quello che rompe per primo. Strana gara all'indietro che sa di vecchi tatticismi. Ma una svolta ci sarà. La prima fu quella di Fiuggi che tagliò il cordone ombelicale col fascismo. Nel 1991 Fini aveva detto: "Per essere di nuovo determinante il Msi deve saper essere anche figlio di puttana". E ci riuscì.
Nel 1994 disse che Mussolini è stato il più grande statista del Novecento. Poi si corresse: "I migliori in Italia sono stati De Gasperi e Einaudi". In una intervista al quotidiano israeliano Haaretz chiese umilmente scusa per le leggi razziali del 1938. (Ma a nome di chi?). E fu la svolta di Gerusalemme. Definì il fascismo "il male assoluto". E la nipote del Duce, Alessandra, gli sbatté la porta in faccia: "Sei un moscio!". Silvio l'ha sempre difeso: "Macché fascista, è nato nel 1952".  No, tenne a precisare l'erede di Almirante, "sono un post-fascista, anzi sarebbe meglio dire un fascista nato nel dopoguerra". Un bel pasticcio. "Fini ha eliminato il fascismo come fosse un calcolo renale", commentò il suo amico Marcello Veneziani alludendo alla mancanza di un dibattito nel passaggio ad An. Ma il transito fulmineo al Predellino non registrò neanche l'ombra di una riflessione.
Non ricordo chi disse di lui che "nei discorsi non dice niente ma lo dice bene". Non è vero. In quella drammatica filippica dell'aprile scorso disse tutto e di più con quel dito puntato contro il Cavaliere che non ci ha dormito più notti. Cossiga non mancò di assestargli uno schiaffetto: "Se non la smetti di dire che D'Alema è comunista tornerò a chiamarti fascista". Ma in fondo il Picconatore sapeva che l'uno e l'altro erano rimasti uguali a prima.
La tendenza a conciliare gli estremi è cresciuta voluttuosa in Fini con la feluca di ministro degli esteri. Soffriva per i palestinesi ma pianse anche sul Muro del pianto. Rispetta la vita a cominciare dall'embrione ma non disdegna una modica libertà di ricerca sulle staminali.
Ora Berlusconi lo sfida alla coerenza: "Hai votato il processo breve al Senato, non puoi contraddirti alla Camera". Già, ma nel frattempo c'è stato il massacro mediatico, un tsunami che si è abbattuto su Fini, con Feltri e il giornale di famiglia assatanati su Montecarlo e la saga del Tullianos. Invocare oggi coerenza su quella norma transitoria salvapremier vuol dire mandare al macero migliaia di processi pur di affossare Mills e Mediatrade che fanno tremare il Cavaliere.
Il presidente della Camera ha già pagato cara l'alleanza votando disciplinatamente tutte le leggi ad personam confezionate dalla premiata ditta Ghedini e Alfano. E non mancò di votare anche contro le autorizzazioni a procedere per Marcello Dell'Utri e Cesare Previti, già destinati a sicura condanna. Nonché quella per Umberto Bossi che aveva oltraggiato la bandiera nazionale con la fatidica frase: "Io col tricolore mi pulisco il c".
Personaggio complesso, forbito, ferito ma freddo l'inossidabile leader che domani è atteso nelle attese contrade degli Estensi. Inutile fare previsioni. Una cosa è certa: non mancherà nella sua arringa il pezzo forte sulla pagliacciata di Gheddafi che ha offeso Roma, il mondo cattolico, il Quirinale ignorato da Silvio in una visita di Stato consumata in un gran party coronato da uno spettacolo circense con cavalli berberi, cavalline nostrane, nani e ballerine. Cos'altro possiamo aspettarci da questa seconda repubblica al tramonto, da una classe politica in un crepuscolo da basso impero?
Risale agli anni del primo dopoguerra e al nome del più famoso sociologo del Novecento, Max Weber, la distinzione tra chi vive per la politica e chi vive di politica. Tra chi si dedica al bene comune e chi ai propri affari. Vedendo duellare all'arma bianca questi due protagonisti della scena politica riesce molto difficile assegnarli a una sola delle due categorie. Grande è la confusione sotto il cielo. Aspettando pietosi nessun Godot, ma solo che cali il sipario sulla commedia.

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