Martedì 26 Marzo 2019 | 23:09

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Puglia, un'intera estate «pizzicata» dalla cultura

di Oscar Iarussi
di OSCAR IARUSSI 

Il «capodanno pugliese» è come quello cinese, non coincide con il calendario gregoriano anche se lo influenza, o, almeno, lo suggestiona. Da una parte c’è la tradizionale rentrée politica settembrina con l’inaugurazione della Fiera del Leva nte. D’altro canto, ormai dal 1998, c’è il «concertone» di Melpignano, che stasera segna il clou dionisiaco e culturale della «Notte della Taranta». Dalle prime timide edizioni, che divulgarono il verbo - pardòn, il ritmo - della Puglia Pizzicata nell’omonimo film di Edoardo Winspeare (‘96), la Notte della Taranta ha fatto tanta, tantissima strada. È ormai un evento internazionale, all’incrocio delle ricerche musicali più interessanti connotate da altrettanti anglicismi: world music, cross over, folk, etno, minimal e chi più ne sa più ne metta (quest’anno il maestro concertatore è il raffinato compositore Ludovico Einaudi). 

La Taranta ha conquistato cuori e mercati lontani, dalle Americhe alla Cina e, oltre che su internet, è adesso sull’I-pad. Ma la Puglia non vibra di soli tamburelli istoriati col ragno che mordeva le donne nel Sud arcaico studiato da Ernesto De Martino, spingendole alla danza febbrile e rituale per esorcizzare il male. La regione dal Gargano al Tacco, secondo i primi bilanci turistici, sta facendo registrare il tutto esaurito (agosto meglio di luglio). Il merito dev’essere della resipiscenza degli operatori, che stanno finalmente imparando a «coltivare» l’ospitalità dei visitatori nel tempo, stagione dopo stagione. Il merito è anche delle politiche di «induzione turistica», come suol dirsi in politichese, da parte degli enti locali, in primis la Regione che di recente ha accorpato le competenze turistiche e culturali in un unico assessorato. 

Ma è l’intera Puglia ad aver intrapreso, magari inconsapevolmente, un «gioco di squadra» finora vincente sul terreno della «attrattività dei territori», per dirla stavolta nel gergo comunitario degli interventi e dei fondi europei. Non c’è comune, grande o piccolo, che non abbia varato la sua «estate» particolare; la sua notte bianca, rosa, a pois; i suoi «eventi»; il suo festival - parolina magica nonostante un certo immancabile sapore di provincialismo - di libri, film, spettacoli dal vivo, musiche probabili o improbabili. 

Alle esperienze ormai consolidatesi nel tempo, come il Festival della Valle d’Itria a Martina Franca, si sono affiancate negli ultimi anni o mesi iniziative riuscite. Stentiamo ad elencarne talune nel timore di far torto ad altre, non meno meritevoli. Alcuni esempi?

A Trani i «Dialoghi» settembrini giunti alla IX edizione nel magnifico castello sul mare, e il festival della cultura ebraica; «Il libro possibile» e le mostre del museo Pascali a Polignano a Mare; le innovative «Spiagge d’autore» un po’ dappertutto con gli scrittori sotto il solleone fra i bagnanti; Cinecittà in trasferta a Margherita di Savoia per una convention con omaggio felliniano nella cittadina del sale (che ha pure un suo festival); il teatro cosmopolita di Castel dei Mondi all’ombra del maniero federiciano; il jazz, la mostra di Picasso e il «cinema pubblico» a Otranto nelle cui masserie «si nasconde» il jet set internazionale (si fa per dire, visto che i divi Jude Law e Sienna Miller sono stati fotografati mentre compravano al supermercato fardelli d’acqua minerale e casse di Peroni). Ma ci sarebbe anche il «Festival dei Sensi» fra Locorotondo, Martina Franca e Cisternino, nelle contrade dei trulli che secondo qualche buontempone potrebbero risultare le uniche superstiti - mon Dieu - alla fine del mondo notoriamente prevista per il 2012. D’altronde, Cisternino è da anni un buen retiro spirituale per molti protagonisti anni Sessanta/Settanta, fra i quali la fotografa genovese ottuagenaria Lisetta Carmi, sodale di Fabrizio De Andrè e Ezra Pound, cui Daniele Segre ha dedicato un film in programma nell’imminente Mostra di Venezia. 

E ci sono «Puglia Mea» organizzata da Albano nelle sue tenute di Cellino San Marco, il Carpino Folk Festival, «Experimenta», «La Ghironda», «Pietre che cantano», «Notti di stelle», e le esclusive tappe pugliesi di tour altisonanti (The Gotan Project, Billy Cobham, Dalla-De Gregori). S’è conclusa con successo la prima edizione degli «Incontri del Melograno», curati dalla Fondazione Magna Carta presieduta da Gaetano Quagliariello nel «relais & chateau» che abitualmente ospita il regista Ermanno Olmi. Laureato ad honorem in Agraria a Bari nel giugno scorso, Olmi è prossimo al ciak pugliese del nuovo film Il villaggio di cartone, che, dedicato all’immigrazione e all’integrazione, uscirà nel 2011, ventennale dell’arrivo della nave «Vlora» nel porto di Bari. Fu quello il primo atto dell’esodo che ha trasformato radicalmente l’identità pugliese, innescando le narrazioni in una regione storicamente analitica e saggistica grazie alla tradizione editoriale di casa Laterza. 

E ci sono città - restando nel Barese, aggiungeremmo Monopoli, Mola, Giovinazzo con le sue scespiriane «poesie al balcone» e Noci dove sono arrivati persino dei registi cinesi - che sembrano aver individuato nella cultura e negli spettacoli una chiave di volta valida tutto l’anno. 
Ecco il punto. L’agorà diffusa, la vita culturale in piazza, la spettacolazione costante (spesso gratuita), di certo mortificano il silenzio della Puglia che fu, quand’era interrotto solo dalle cicale e dai botti e le bande delle feste patronali o votive. Tuttavia l’orizzonte odierno contribuisce a tenere lontano dalla Puglia rumori e umori ben più pericolosi. Infatti, se c’è una regione non identificabile con la «Gomorra » cui qualcuno vorrebbe ridurre tutto il Sud, grazie al cielo, questa è la Puglia. La quale forse si va giovando anche di un effetto cinema, a giudicare da chi ha deciso di venire nel Salento, a Polignano o nel Brindisino aspro e western, dopo aver apprezzato nell’ultima stagione i film di Ozpetek, Nunziante e Rubini colà girati. 

Né sottovaluteremmo il fattore Vendola. Il governatore pugliese, per motivi che non mette conto qui sviscerare, è un leader nazionale capace di suscitare interesse, curiosità, passioni contrastanti a sinistra e una netta avversione a destra, là dove ad altri «nemici» è spesso riservata indifferenza o sufficienza. Capita così che nella blasonata Cortina d’Ampezzo dei 160 incontri culturali estivi (quanti se ne svolgono in una sola sera in Puglia!), il turista terrone venga assediato dai nordici curiosi: «Lasciamo perdere il Campiello, lo Strega e i russi a Forte dei Marmi, parlaci delle Fabbriche di Nichi».

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