Domenica 24 Marzo 2019 | 12:08

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 
L'analisi
Quando a inquinare provvedevano i cavalli

Quando a inquinare provvedevano i cavalli

 
La riflessione
Un Paese tra medioevo e corti barocche

Un Paese tra medioevo e corti barocche

 
L'analisi
Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

Il piano crescita e la campagna elettorale permanente

 

Il Biancorosso

L'ALLENATORE
Bari, le scelte di mister Cornacchini"Palmese difesa forte e ben organizzata"

Bari, le scelte di mister Cornacchini
"Palmese difesa forte e ben organizzata"

 

NEWS DALLE PROVINCE

MateraDroga
Coltivava marijuana in casa: arrestato 40enne nel Materano

Coltivava marijuana in casa: arrestato 40enne nel Materano

 
HomeIl siderurgico
Ex Ilva, Fim a Regione Puglia: «Avviare corsi per lavoratori in cassa integrazione»

Ex Ilva, Fim a Regione Puglia: «Avviare corsi per lavoratori in cassa integrazione»

 
LecceLa visita
Patto Cnr-Eni sulla ricerca: il premier Conte in visita a Lecce

Patto Cnr-Eni sulla ricerca: il premier Conte a Lecce incontra anche olivicoltori

 
FoggiaOccupazione
Foggia, i Centri per l’impiego si allargano

Foggia, i Centri per l’impiego si allargano

 
BrindisiIl caso
Cimitero privatizzato a Ceglie Messapica, la Lega: «È una cosa sospetta»

Cimitero privatizzato a Ceglie Messapica, la Lega: «È una cosa sospetta»

 
BatIl caso
Canosa, «Datemi i soldi per la droga» e minaccia gli anziani genitori: arrestato

Canosa, «Datemi i soldi per la droga» e minaccia gli anziani genitori: arrestato

 
Altre notizie HomeTra sacro e profano
Sannicandro di Bari, ecco i pentoloni di ceci per festeggiare San Giuseppe

Sannicandro di Bari, ecco i pentoloni di ceci per festeggiare San Giuseppe

 
HomeVoto day
Elezioni regionali in Basilicata, urne aperte: si vota dalle 7 alle 23

Elezioni regionali in Basilicata, urne aperte: si vota dalle 7 alle 23

 

Correte al capezzale del Politecnico di Bari

di Umberto Ruggiero *
di Umberto Ruggiero *

Venti anni fa a Bari, grande città universitaria, la legge 245 del 7 agosto 1990 istituì il Politecnico, il terzo d’Italia, unico nel Centro Sud, a ben 1.000 km da Milano e Torino. Era in forte ritardo (per la miopia della classe dirigente e dei politici) rispetto agli Anni ’60. Allora, negli Anni ‘60, quando con chiara visione politica, lo Stato investì nei grossi insediamenti di Brindisi, Taranto e Bari (triangolo industriale pugliese), ma non nelle risorse umane indispensabili per garantire il successo dell’industrializzazione regionale.
Il Politecnico, frutto di una idea lungimirante (utopistica?) di alcuni di noi docenti universitari – con il sostegno risolutivo degli amici baresi Vito Lattanzio (ministro) e Domenico Fazio (Direttore generale del ministero dell’Istruzione) – fu il fatto nuovo ed eclatante per Bari e per la Puglia, in quanto la legge fece nascere anche una seconda facoltà di Ingegneria a Taranto e alcuni corsi di Ingegneria «gemmati» a Foggia.
L’accoglienza fu… deludente! Nacque «povero» il terzo Politecnico italiano. Nessuno tra politici e amministratori pubblici lo considerò un investimento e nessuno favorì - è solo un esempio - la creazione di un necessario «Consorzio» di supporto. Nessun appello di noi docenti ha potuto smuovere l’accidia (come definirla altrimenti?) della classe politica della Regione (che nemmeno in locazione cedette un rudere vicino al Campus); del Comune di Bari (vedi la promessa dell’ex Manifattura alla facoltà di Architettura e il flop del mancato acquisto dei suoli ex Stanic per il Politecnico); ovvero della Provincia di Bari… defilata. Resta da segnalare l’«elemosina» annuale di borse di studio da parte delle Province di Taranto e Foggia, senza dimenticare che nemmeno una Caserma tra le tante a Bari e a Taranto risultò cedibile. La grande città di Taranto (250.000 abitanti) – ancora oggi senza una sua Università – confinò il Politecnico, con la seconda facoltà di Ingegneria, in una scuola professionale (adattata) al quartiere Paolo VI. A Foggia (160.000 abitanti, il doppio di Pisa) ancora oggi, dopo 20 anni, il Politecnico (quasi invisibile) continua a svolgere i suoi impegnativi corsi di laurea nello scantinato di un Istituto industriale «offerto in comodato» dalla Provincia, senza la possibilità di un solo laboratorio!
Ebbene, in questi 20 anni, contro la palese indifferenza dei più e grazie solo alla dedizione, il sacrificio e l’abnegazione (proprio così) di Rettori, docenti e personale – anche «quotidiani pendolari senza compenso» a Taranto (100 km) e a Foggia (150 km) – il Politecnico è inaspettatamente cresciuto.
Oggi – lo affermiamo con orgoglio noi che ci lavoriamo – è tra le grandi e qualificate realtà accademiche: tre Facoltà e tre poli didattici (Bari, Taranto e Foggia), 13 Dipartimenti, 90 Centri specialistici e laboratori di ricerca, 70 laboratori didattici, 15 biblioteche, 370 tra docenti e ricercatori, 60 dottorandi di ricerca con intensi interscambi e accordi con Università europee, americane e asiatiche per ricerche e brevetti.
Ai ben 12.500 studenti attuali (metà delle Università italiane sono più piccole!) offre ben 23 Corsi differenziati di laurea – ed altre attività specialistiche e Master – tra Bari e Foggia, oltre alle 5 di Taranto, di cui circa la metà triennali. Ogni anno si laureano 1.800 ingegneri e architetti (6 volte quelli del 1990) dei quali (ISTAT 2007) l’88,5% trova lavoro entro 3 anni contro il 73,2% della media nazionale.
A conferma che in Italia non può essere premiato il merito, oggi anche il Politecnico di Bari è in crisi finanziaria. Il suo Rettore ha sollevato pubblicamente il problema.
La situazione è critica anche per le altre tre Università pugliesi, ma non si può non riconoscere la peculiarità e la singolarità degli ormai ventennali rapporti del Politecnico col territorio. Poteva mai la Puglia in questi 20 anni primeggiare nel Sud per industrializzazione diffusa, servizi e iniziative qualificanti se non avesse potuto disporre dei 16-17.000 laureati del Politecnico, oltre a quelli di Lecce? Pur ipotizzando che 1/3 trovi collocazione altrove, restano sempre, ogni anno, almeno 1.200-1.400 ingegneri (o architetti) che portano qualità e garanzie al sistema industriale, professionale e della pubblica amministrazione pugliese. Un solo esempio: a Bari per la Bosch lavorano 160 ingegneri.
È dimostrato che la produttività dei paesi industrializzati «è dovuta alla percentuale di dirigenti d’azienda e senior manager con laurea in ingegneria» (il doppio e il triplo rispetto all’Italia). In un contesto in cui ricerca e innovazione tecnologica diventano sempre più determinanti, la carenza di risorse umane altamente qualificate a tutti i livelli comporta minore capacità competitiva da parte dell’apparato produttivo. Se questa è, purtroppo, la realtà italiana, al Sud è sicuramente più grave.
Se è vero questo assunto, chi fa le prime mosse tra Regione, Enti pubblici e sistema industriale per favorire la formazione dei tecnici e valorizzarne il ruolo nel contesto civile sostenendo in vari modi il nostro Politecnico? Questo sì che è un tema che dev’essere oggetto di un continuo utile dibattito!
Come farà il giovane di S. Maria di Leuca o di Metaponto o di Minervino Murge a convincersi che il suo futuro è venire a studiare Ingegneria al Politecnico di Bari (o Fisica, o Chimica all’Università)? «Chi» lo aiuterà a sacrificare dai 5 ai 7 anni (i migliori della sua gioventù) in studi impegnativi se a Bari (città universitaria?) – o a Taranto o a Foggia – non trova mense, collegi e alloggi universitari disponibili, borse di studio che lo stimolino e lo aiuti finanziariamente, una serie molteplice di servizi che creano l’«ambiente» universitario di studio e di ricerca e strutture di raccordo con la realtà produttiva del territorio? Come dimostrare che, se diventa ingegnere, non solo l’occupazione ma anche la sua affermazione professionale è pressocché garantita?
Non so se sarà possibile convincere politici e manager responsabili del futuro della Puglia che per la «gallina» di domani ci vuole «l’uovo» oggi. Sono persuaso che «l’uovo» è sicuramente l’ingegnere! L’innovazione , la crescita e lo sviluppo, il benessere ambientale e la stessa civiltà tecnologica è merito degli ingegneri.
Ormai il mercato globale pone Bari e la Puglia proiettate nell’area balcanica e mediorientale. Sarà possibile attirare con ogni mezzo i migliori giovani dell’Albania e del bacino del Mediterraneo, per l’utile inserimento nel ciclo dello sviluppo delle loro nazioni, senza che le nostre Università abbiano i requisiti per svolgere questo compito?
Qui in Puglia – che ha bisogno di una nuova classe dirigente per il necessario salto di qualità – chi ancora crede che il Politecnico non è stata una «diversificazione universitaria», ma una scommessa sul futuro e un vero investimento? Si faccia avanti.
Noi al Politecnico continuiamo a lavorare e a… sperare nella Provvidenza. Quale?
* Professore emerito del Politecnico di Bari

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400