Domenica 24 Marzo 2019 | 06:13

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Riecco Paulino e Polla di Riccardo da Venosa

di Raffaele Nigro
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Finalmente fa caldo. Mi siedo sotto un tiglio,apro un libro istoriato dalla riproduzione di un mosaico medievale e leggo. Siamo a Venosa,ai primi del 1200, la città dove è nato Orazio e una certa Polla vuole maritarsi con Paolino. La vecchia, con passo traballante, si porta a casa del giudice Fulcone. La scena ha al centro un tavolo, in fondo un letto con mensole al muro, cariche di masserizie. “Buongiorno a te, vanto e lustro di questa città”. Ma Fulcone è uomo navigato, sa che se il diavolo ti accarezza vuole l’anima. E la sferza: “E’ vizio dei vecchi sproloquiare…brontolare”. Ma Polla non se le tiene e difende la vecchiaia. “Un vino vecchio è più amabile di uno giovane” sostiene e “un giorno toccherà anche a te”. Inizia così la serie di battibecchi intorno a temi di ordine comune ma trattati con profondità filosofica e col gioco retorico del contraddittorio. I due discutono dell’utilità del denaro, ma anche delle nefandezze cui il denaro conduce, quindi della necessità o del maleficio che si genera quando si governa con l’arma della paura o quando si vive con la paura di perdere i propri beni. E poi si dialoga della fretta e dei danni che essa porta e dell’onestà e del ragionare a digiuno o a stomaco pieno. Passando per una serie di proverbi dei quali i due dialoganti sembrano molto ben forniti: buone parole spengono l’ira. Una cattiva parola fa più danni di una cattiva azione. Voglio andare a Roma e tu mi spedisci a Capua. E’ la sete che da sapore al tuo bicchiere. E via di questo passo.
RICHIESTA.Dopo un preambolo di questo tenore,che serve a Polla per aprire una breccia ecco la sua richiesta: La donna conosce un vecchio,certo Paolino,il quale da  la vuole sposare. Lei ha finora nicchiato ma oggi ha deciso di acconsentire. E’ convinta che certamente “se si mettono insieme due pezzi di carbone mezzo smorti, è impossibile cavarne fiamma” ma insieme ci si fa compagnia. Fulcone va in bestia. Meriterebbe un sacco di legnate questa donna,perché non c’è legge che acconsentirebbe a un tale matrimonio,non lo vuole la chiesa e non il diritto che vige in Apulia. Tuttavia,se Paolino acconsentirà,lui aiuterà questa strana coppia. Polla va via rasserenata e Fulcone apparecchia il suo pranzo, pollo arrosto,pane,vino,sale. Ecco Paolino. Fulcone lo invita a pranzo ma il vecchio si schernisce,ringrazia,s i allontana. Fulcone gli tiene dietro proprio mentre un gatto salta sul pollo. Fulcone si accorge del ratto,è disperato,raccoglie un sasso e lo scaglia. Ma prende in pieno l’orcio  dell’olio che cade sul letto e imbratta tutto. Fulcone ora si sfoga ragionando del tema della fortuna e Paolino se può inserirsi sostiene che contro i capricci della fortuna solo la lealtà e la fede aiutano e che spesso la fortuna è solo frutto di invidia. Parla troppo forbito Paolino per essere un uomo senza grandi studi. Forse Fulcone sta sognando e questa creatura è un fantasma. Si alza e assesta quattro pugni a Paolino,il quale a sua volta teme che Fulcone sia stato preso da un raptus per i guai combinati. Da di piglio a un randello e le suona al povero giudice. Che si sveglia e ora prova a dissuadere Paolino dal matrimonio. Le donne sono linguacciute,capricciose,volubili, lo dice tutta una letteratura patristica,come fa a non capirlo? Ma Paolino elogia l’amore,la nobiltà d’animo di chi viene preso da amore. Si è fatto notte intanto e Paolino deve tornare a casa. Il giudice trova gentile accompagnare il vecchio,ma al rientro ecco che una muta di cani randagi lo assale. Fulcone scappa e finisce in una fogna,profonda,maleodorante. Prende a urlare,chiede soccorso,forse l’aver accettato di sposare due anziani, contro le leggi naturali e divine gli porta una tale punizione ed ecco che arriva un contadino al quale i ladri hanno appena svaligiato la casa. Forse l’uomo che urla nella fogna aggredito dai cani è uno di loro. Chiama altra gente e comincia una sassaiola fitta contro il malcapitato che urla e piange. Quando viene finalmente tirato fuori,il caso appare ancora più strano. Che ci fa il giudice laggiù? Spinto dalla folla,Fulcone viene portato davanti al pretore. Che non ammette ragioni,sia condannato alla pena capitale. Fulcone è disperato, ottiene udienza dal Duca Rainaldo al quale spiega il perché e il percome partendo dalla trattativa di matrimonio tra Paolino e Polla che sta portando avanti.
MATRIMONIO. “Il Duca,come previsto dalla legge,annullò la sentenza del pretore,ma ordinò che a Fulcone fosse somministrata una buona dose di sferzate,con l’ingiunzione di non occuparsi più della faccenda del matrimonio di due vecchi,sterili e perciò incapaci di procreare a gloria di nostro Signore”. Questa la trama di un libro molto bello,scritto da Riccardo da Venosa,g iudice a contratti, certamente prima della promulgazione delle Leggi Augustali avvenuta a Melfi nel 1231 da parte di Federico II di Svevia e quando il giudice era già in pensione. Il diritto, sembra dire, non riesce a farsi laico, le città non sono difese dai ladri, le strade hanno fogne a cielo aperto,troppi cani randagi e i duchi collocati dall’Imperatore a proteggerle e difenderle hanno la testa a tutt’altro. Questo straordinario poemetto comico o dialogo che prende le mosse per l’ironia da Orazio e per l’impianto comico da Plauto, Terenzio e Aristofane e anticipa i dialoghi umanistici, non è mai entrato in qualche storia letteraria, resta sconosciuto ancora oggi e se Mariano Rigillo provò a chiosarlo ai primi del 900, è stato finalmente ben tradotto e ripubblicato da Antonio Vaccaro,autore anche lui di testi teatrali, per la Osanna editrice. Fu rinvenuto a Vienna in pieno ‘800 e va sotto il titolo di commedia o libro De Paulino et Polla.

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