Martedì 26 Marzo 2019 | 10:54

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Per sanare l’Europa una ricetta antica

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Come sempre nei grandi momenti di crisi e trasformazione, l’Europa è davanti ad un bivio. Accelerare la sua integrazione e dotarsi di nuovi strumenti comuni a più Paesi; rallentarla e lasciare ai singoli Stati membri, ciascuno per conto proprio, la gestione del cambiamento. È già successo. E in passato, proprio i momenti peggiori, come la crisi petrolifera di metà anni Settanta, hanno dato la spinta per l’integrazione. Hanno reso evidenti i pericoli della frammentazione. Allora, i rischi di conflitti economici fra Paesi europei, fra svalutazioni competitive delle monete e disoccupazione in crescita, portarono al sistema monetario europeo. Oggi, con la crisi delle finanze pubbliche e la forte recessione, siamo in una situazione simile.
Come allora, molti pensano che il pallino sia, e debba essere, nelle mani dei governi nazionali. Specie nel Regno Unito – come sempre – e in Germania – a differenza del passato. Occupiamoci innanzitutto del nostro Paese. Come allora, sono evidenti i rischi di questo approccio: se tutti gli Stati membri si occupano innanzitutto e prioritariamente di sé, e del risanamento delle proprie finanze pubbliche, c’è il pericolo di lasciare l’intera Europa in un lungo periodo di recessione.
il rapporto di mario montiNon basta risanare le finanze pubbliche. Bisogna rilanciare anche la crescita. Ma come? La strada maestra, come sempre negli ultimi decenni, è provare a farlo insieme, a scala comunitaria. Una ottima guida per una possibile strategia europea per l’uscita dalla crisi è nel rapporto che Mario Monti, economista liberale moderato di grande valore e a lungo commissario europeo, ha preparato nello scorso maggio per il presidente della Commissione Barroso («A new strategy for the single market. At the service of Europe’s economy and society»).
 È una traccia di discussione: non tutti i suoi contenuti sono automaticamente condivisibili. Ma ha la giusta visione. Mette al centro della strategia il benessere degli europei. Cosa non ovvia di questi tempi, nei quali troppi ritengono, ad esempio, che lunghi anni di alta disoccupazione siano un costo da pagare senza troppi rimpianti.
Monti individua due grandi strade. La prima, coerentemente con le sue convinzioni e con l’attività già svolta come commissario alla concorrenza, è quella del rilancio del mercato unico. All’Europa, dice Monti, servono mercati più aperti e concorrenziali. Creare il mercato unico digitale. Sfruttare il potenziale del mercato unico per l’economia verde. Completare il mercato unico per beni e servizi. Assicurare la mobilità dei lavoratori. Costruire le infrastrutture fisiche che consentano le libere circolazioni di beni, servizi e persone. Una visione liberale: per la crescita, in Europa, serve ancora molta più concorrenza; ridurre le rendite.
Ma non è una strada ideologica. Cieca. Ad essa se ne affianca una seconda, altrettanto importante: creare il consenso fra i cittadini per il rilancio del mercato unico; creare le condizioni affinchè i benefici della crescita vadano a favore di tutti gli europei. E quindi: conciliare le libertà economiche con i diritti dei lavoratori; potenziare i servizi sociali; coordinare le politiche della tassazione (per evitare che come accade oggi il peso fiscale ricada soprattutto sul lavoro); potenziare le politiche di sviluppo regionale; assicurare che la regolamentazione sia «leggera» ma efficace.
  concorrenza e stato insiemeAncora, potenziare le politiche industriali europee: era evidentemente necessario che fosse un economista liberale a ricordarci di come lo sviluppo delle industrie, delle tecnologie, dell’innovazione richieda attente e incisive politiche pubbliche.
 Mercato e società. Imprese e cittadini. Liberalizzazioni e politiche attive. Monti ripropone quel mix di politiche che nei passati decenni hanno consentito crescita, integrazione e benessere in Europa. Più concorrenza per crescere. Ma il libero mercato non come un feticcio; ma come uno strumento per creare migliori condizioni di vita e di lavoro per gli europei. Questo non accade automaticamente. E quindi la prima strada (il mercato unico) va seguita insieme alla seconda (le politiche).
Una visione tradizionalmente europea. Ma molto opportuna nei tempi attuali. Che ci ricorda che mercati liberi e bilanci pubblici in ordine non sono il fine dell’azione pubblica, ma strumenti per creare benessere. Che la libertà per le imprese e i cittadini va bilanciata con regole semplici ma chiare. Che l’azione dei mercati va sempre accompagnata da buone politiche. Una ricetta antica: che sarebbe bene tornare a seguire.

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