Martedì 26 Marzo 2019 | 01:29

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

PotenzaQuote rosa
Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

 
TarantoInquinamento ex Ilva
Il Comune di Taranto discute di ambiente: presente Emiliano

Il Comune di Taranto discute dell'aumento della diossina: presente Emiliano

 
LecceLa protesta
Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

 
HomeIl caso
Bari, acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

Gioia del Colle, beve al bar acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

 
HomeL'inchiesta
La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

Le vuvuzelas e la voce della Luna

di Lino Patruno
di Lino Patruno

Il pericolo è che, per suonarla, qualche bambino esploda. Ne ho visto alcuni diventare cianotici nel tentativo di soffiare dentro vuvuzelas più lunghe e pesanti di loro. Perché, più che polmoni, ci vogliono pompe a pressione. E perché, siccome al mondo non c’è nulla di più contagioso del peggio, le terrificanti trombette sudafricane sono già arrivate in massa da noi, complici i soliti cinesi figli di quelle sante donne delle loro mamme. E si può già prevedere che saranno il tormentone dell’estate, certo sempre meglio di Di Pietro che litiga col ministro La Russa o di Bossi che dice dieci milioni di baionette. Per ora solo il ronzio di una zanzara di notte è più irritante del loro fracasso durante le partite del Mondiale di calcio, ma almeno per una zanzara c’è una possibilità su un miliardo di farla secca con una scarpata.
Hanno calcolato che il suono di una vuvuzela sviluppa 144 decibel, più di un colpo di pistola, di un concerto rock o del decollo di un aereo. Roba che se non lo sai e ti prende alla sprovvista, si va dal colpo apoplettico alla paresi permanente. Noi ce ne lamentiamo in tv, ma immaginiamo di stare in uno stadio in cui già vorremmo sgozzare quello che ci fischia nell’orecchio. E hanno ragione i calciatori, non riescono più a parlarsi in campo, prima quando un avversario da dietro ti stava togliendo la palla si gridava «uomo», ora che fai, finché capisci il labiale quello ti ha fatto il gol.
il sudafrica rompitimpani E poi sempre lo stesso manicomio di note, fossero almeno alti e bassi per suonare la carica come in cavalleria. Tanto che quel mammasantissima di Lippi, sempre con l’aria spocchiosa da divo di Hollywood, ha detto che secondo lui il suono è registrato come le risate televisive. Il problema è che laggiù tutta la giornata è una vuvuzelata, ti accompagna 24 ore su 24, insomma tipo New York, la città che non dorme mai (ma per decisione sua). E poi, hanno voluto il Sudafrica?, e ora si tengano il mal di testa. Si fosse fatto il Mondiale in Islanda, ci avrebbero fatto respirare il fumo del vulcano Eyjafjallajokull in confezioni da asporto. Ciascuno la sua specialità.
Sarà perché qui parla un guastafeste, ma di fronte a ciò che si è visto finora in campo, e di fronte alla rabbia e all’odio di certi nostri stadi, a me queste vuvuzelas trasmettono appunto aria di festa, anche se in Sudafrica ci andrei precauzionalmente solo dopo il Mondiale. E questi bafana bafana tutti colorati e sempre col sorriso sgranato che saltano come cavallette e suonano come ossessi, mi sembrano molto più simpatici di un Gasparri o di un Donadi a «Porta a Porta». E in definitiva più onesti, il nome zulu delle loro trombette significa appunto «fare rumore», mica definiscono dibattito una rissa come da noi. O significa «fare la doccia» (di suoni), è immaginifica pure l’espressione, nascono dagli antichi corni dei kudu, le antilopi, usati per radunare la gente nei villaggi o guidare gli uomini in guerra.
il nostro rumore di fondo Né, facciamo i seri, a lamentarci possiamo essere proprio noi. Viviamo in un rumore di fondo in cui ogni giorno, anzi ogni minuto, c’è uno che spara una cazzata. E fossero campane come quelle che Pier Capponi nel 1494 minacciò di suonare contro le trombe di Carlo VIII di Francia cacciato dall’Italia. Noi le campane non le sentiamo neanche più, un campanile è solo buono per i dépliant turistici. E siccome al silenzio ci siamo ormai disabituati manco fosse una malattia, paghiamo il prezzo più alto al terrore della solitudine con la tv sempre accesa che fa l’eco a se stessa. Fino al punto da non sentire più neanche il bisbiglio di dolore di una madre e un figlio che muoiono senza che nessuno se ne accorga al centro della grande città.
Giorni fa, mentre risuonavano a Bari le divine note di un concerto di Astor Piazzolla, partì il fracasso di una festa di ragazzi. E il pensiero andò al Fellini de’ «La voce della luna» in cui il suono del violino di Paolo Villaggio interrompeva il tuono belluino di una discoteca ed era come se il mondo si fermasse per un attimo estasiato. Un incantesimo come quello che prese gli occhi del pastore all’apparire della cometa che annunciava la nascita di un salvatore, e nei nostri superstiti presepi lo chiamiamo «u’ sckantat». Una pausa che ci fa paura come se si fosse fuori dal mondo, dobbiamo essere sempre in play, in suono. E anche gli urbanisti, dopo aver distrutto le nostre città, riscoprono che la vera etica è nella bellezza e ci parlano della magia dei vuoti, un prato, una piazza, un risuonare di passi.
Per questo meraviglia il fastidio per le vuvuzelas, ne siamo sommersi da tempo ma senza i colori, senza la gioia, senza il candore di un tempo perduto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400